La carriera delle donne si ferma ai piani alti: nell'Ue solo 6 top manager 'rosa' su 100

Lo indica un rapporto della Commissione europea. Italia tra i Paesi membri sotto i riflettori per la bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro 

La carriera delle donne si ferma ai piani alti: nell'Unione europea, solo il 6,3% degli amministratori delegati delle società quotate in borsa è di genere femminile. Lo rivela una relazione della Commissione europea sulla parità uomini-donne nell'Ue.

Il mercato del lavoro

La presenza femminile è scarsa anche guardando alla composizione dei consigli d'amministrazione di queste società: la media europea è del 27%. Sopra questa soglia, ci sono, in prima posizione, la Francia (44%), seguita da Italia e Svezia (36%), Finlandia (35%) e Germania (34%). 

A contribuire a questa carenza di donne nei posti chiave aziendali c'è senza dubbio la minora partecipazione femminile al mercato del lavoro. L'anno scorso otto Stati membri (Austria, Repubblica ceca, Germania, Estonia, Irlanda, Italia, Polonia e Slovacchia) hanno ricevuto raccomandazioni da parte di Bruxelles nell'ambito del semestre europeo per promuovere una maggiore presenza femminile nei rispetti mercati.

Ma non basta avere più donne al lavoro: occorre anche pagarle adeguatamente. Nel rapporto, si evidenzia infatti che le donne sono più esposte al rischio di povertà, con salari inferiori in media del 16% rispetto a quelli degli uomini. Cio' si traduce nel divario nel reddito pensionistico, che nel 2017 era del 35,7 %. In alcuni Paesi oltre il 10 % delle donne anziane non puo' permettersi l'assistenza sanitaria di cui ha bisogno.

La politica

Quanto alla politica, le donne rimangono largamente sottorappresentate nei parlamenti e negli organismi governativi. Solo 6 dei 28 parlamenti nazionali sono guidati da donne e sette parlamentari su dieci nei parlamenti nazionali sono uomini. Sebbene l'attuale livello del 30,5% di donne con incarichi ministeriali sia il piu' alto da quando i dati sono stati disponibili per la prima volta per tutti gli Stati membri nel 2004, ci sono ancora elementi che indicano che le donne tendono a ricevere portafogli ritenuti meno prioritari dal punto di vista politico.

Nel novembre 2018 le donne rappresentavano il 36,4% dei 749 membri del Parlamento europeo, una percentuale leggermente in calo rispetto al picco del 37,3% raggiunto alla fine del 2016. La Finlandia emerge chiaramente: il 76,9% dei suoi membri del Parlamento europeo sono donne. I rappresentanti di sette Stati membri comprendono almeno il 40% di ciascun sesso (Irlanda, Spagna, Francia, Croazia, Lettonia, Malta e Svezia, mentre oltre l'80% dei membri del Parlamento europeo provenienti da Bulgaria, Estonia, Cipro, Lituania e Ungheria sono uomini).

Le norme a favore della conciliazione

Qualche novità nella legislazione europea riguarda l'equilibrio tra attività professionale e vita familiare: la nuova direttiva stabilisce una disposizione minima europea che prevede 10 giorni di congedo di paternità retribuito dopo la nascita di un figlio, da indennizzarsi al livello del congedo per malattia. E' stato cosi' rafforzato il diritto a un congedo parentale di 4 mesi, imponendo la non trasferibilità di 2 mesi tra i genitori e introducendo un indennizzo per questo periodo di 2 mesi a un livello che sarà stabilito dagli Stati membri. Inoltre si prevede il nuovo diritto europeo di 5 giorni di congedo all'anno per lavoratore.
 

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Commenti (1)

  • Meglio così si occuperanno più della famiglia! Non è una questione di sessismo è una questione di necessità!

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