Ue, il falco Dombrovskis: "Con Gentiloni sarò costruttivo". Ma poi affonda: "Deficit crea debito"

Il vicepresidente della Commissione e l'ex premier italiano saranno le due figure centrali nella gestione delle politiche economiche e finanziarie di Bruxelles. Il ministro tedesco Scholz: "Roma rispetterà le regole" sui conti

"Conosco Paolo Gentiloni da quando era primo ministro, abbiamo avuto occasione di discutere ieri al seminario del nuovo collegio. Penso che lavoreremo in modo molto costruttivo insieme con spirito positivo. Ci incontreremo nel prossimo futuro per discutere in maggiore dettaglio la nostra cooperazione". Parola di Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea cui la neo presidente Ursula von der Leyen ha assegnato il doppio compito di guidare la riforma dell'Eurozona e di gestire il delicato portafoglio dei servizi finanziari. Un posto di comando che, visto il curriculum da falco del rigore di questo dottore in fisica con un trascorso da capo economista nella banca centrale del suo Paese, dovrebbe controbilanciare quello del socialista (e italiano) Gentiloni, nuovo commissario agli Affari economici. Almeno questo è lo schema che molti hanno tracciato subito dopo l'annuncio dei portafogli Ue.

Dombrovskis, in altre parole, dovrebbe frenare le spinte anti-austerity che gli analisti di Bruxelles si attendono dall'ex premier, sia per la sua provenienza politica, ma soprattutto per quella geografica. E in effetti, subito dopo queste parole di apertura, pronunciate nel corso della riunione dei ministri delle Finanze Ue a Helsinki, Dombrovskis ha tenuto a precisare il suo pensiero su Fiscal compact e flessibilità avvertendo che "il deficit crea sempre debito". La flessibilità, ha spiegato, è prevista dalle norme del Patto di stabilità ma, "è stata usata estensivamente, e in Italia più ancora che negli altri Paesi". Frasi che non sembrano proprio in linea con le ipotesi di un maggiore uso della flessibilità da parte di Bruxelles sui conti pubblici, a partire da quelli italiani. "Quando c'è deficit, questo deve essere finanziato - ha avvertito Dombrovskis - e non si puo' pretendere che non esista: le spese creano comunque debito".

Le parole di Dombrovskis sembrano rispondere agli allarmi di chi, tra i falchi Ue del rigore, teme che Gentiloni possa usare la sua posizione per piegare le regole del Patto di stabilità a favore del suo Paese. Il primo banco di prova sarà la prossima legge di stabilità, in cui il nuovo governo giallorosso dovrà disinnescare le clausole di salvaguardia, tra cui l'aumento dell'Iva. A Roma servirà "tutta la flessibilità prevista dalle norme" del Patto, per citare un passaggio della lettera di incarico consegnata da von der Leyen a Gentiloni. Ma a Bruxelles il fronte del rigore è pronto alle barricate.  

"Crediamo che l'Italia abbia rispettato sempre le regole di bilancio, e speriamo che continui, c'è l'impegno del nuovo Governo, che è pro-europeo, quindi non vediamo alcun problema su questo", ha provato a smorzare il presidente dell'Eurogruppo, Mario Centeno, sempre a Helsinki. In Finlandia c'è anche il neo ministro dell'Economia italiano Roberto Gualtieri, che ha presentato i piani dell'esecutivo ai colleghi europei "Basta guerra con l'Ue - ha detto - L'Italia torna ad essere protagonista in Europa, a svolgere il ruolo che le spetta come grande Paese fondatore". 

In altre parole, Gualtieri assicura che non è intenzione del nuovo governo quello di alzare di nuovo il livello di scontro con Bruxelles come fatto con l'ultima manovra gialloverde, ma chiede al contempo rispetto. Sapendo di poter contare sull'appoggio esterno di chi, come la Francia e i socialisti tedeschi, chiedono di allentare la morsa del Fiscal compact per favorire gli investimenti. 

"Il governo italiano è estremamente pro europeo - ha sottolineato il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz - Penso che ciò sia una buona base per un lavoro comune e posso immaginare che ci aiuterà a far sì che le regole che abbiamo concordato per una politica finanziaria e di bilancio seria saranno rispettate". Mentre il collega francese Bruno Le Maire punta l'attenzione sula necessità di politiche espansive: nell'Eurozona "manca la crescita" economica e, per favorirla, i Paesi che hanno "spazi di manovra" nel bilancio pubblico devono fare "più investimenti", ha spiegato al suo arrivo a Helsinki. 

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