Deliveroo chiede aiuto a Bruxelles: “Protegga i posti di lavoro che abbiamo creato”

Il colosso britannico del food delivery preoccupato dalle proposte del Parlamento europeo, che ha chiesto maggiori diritti e garanzie sociali per le nuove forme di occupazione, come i rider. "Minacciati da eventuali cambi di policy". Ma intanto le proteste contro l'azienda crescono in tutta l'Ue

Una protesta dei rider di Deliveroo in Belgio / Facebook Collectif des coursier-e-s

Dall'Italia al Belgio, i suoi rider sono scesi in strada nelle ultime settimane non solo per consegnare i pasti a domicilio, ma anche e soprattutto per protestare contro la dirigenza per le condizioni contrattuali e di lavoro. Deliveroo tira dritto e adesso chiede aiuto alla Commissione europea. 

La lettera alla Commissione Ue

In una lettera inviata a Bruxelles, infatti, il colosso britannico del food delivery chiede all'Ue “di proteggere i posti di lavoro creati nel settore della ristorazione grazie alla propria piattaforma” negli 8 paesi europei in cui opera:  Regno Unito, Italia, Germania, Francia, Spagna Olanda, Belgio e Irlanda. Deliveroo, argomenta l'azienda in una nota, “contribuisce a migliorare il settore della ristorazione, generando ricadute positive sull'economia. Aiuta i ristoranti ad assicurarsi nuovi clienti grazie alla sua applicazione: clienti che non solo ordinano il cibo a casa tramite Deliveroo, ma che successivamente si recano anche al ristorante”. 

Stando ai dati comunicati dalla multiazionale britannica, i ristoranti europei partner della piattaforma sono 27mila e avrebbero visto i propri ricavi aumentare fino al 30%. “Questo consente ai ristoranti di assumere più personale, garantire più lavoro allo staff esistente e sostenere meglio i costi – continua Deliveroo nella sua lettera a Bruxelles - In molti casi, grazie a Deliveroo, i ristoranti hanno potuto aprire nuovi locali. Studi economici indipendenti mostrano che Deliveroo ha contribuito alla creazione di 13mila posti di lavoro nel settore della ristorazione europeo. I numeri mostrano inoltre che, se i ristoranti partner di Deliveroo continueranno a crescere allo stesso ritmo degli ultimi 12 mesi, nei prossimi due anni si creeranno 54mila nuovi posti di lavoro”.

Le proteste contro il colosso britannico

Fin qui le note positive. Ma il problema per Deliveroo riguarda la crescita delle proteste per le condizioni dei suoi lavoratori. In Italia, i suoi rider chiedono di avere un contratto di lavoro e non di essere pagati a partita Iva. E tanto più contestano l'intenzione dell'azienda di passara da una paga oraria a una a cottimo. In Belgio, invece, si acconterebbero anche della partita Iva, che comunque garantisce più protezioni, soprattutto in termini pensionistici, rispetto a quella italiana. Ma per il momento, i rider belgi rientrano nello statuto Smart, una sorta di partita Iva, ma con molte meno garanzie sociali. Nei vari casi, il filo conduttore è lo stesso: Deliveroo punta alla flessibilità massima consentita dai paesi in cui opera.

E la sicurezza, sociale e non solo, dei lavoratori? A leggere la lettera inviata all'Ue, è proprio questo il punto su cui il colosso britannico chiede a Bruxelles di intervenire: “Deliveroo ribadisce nella consultazione pubblica che vuole offrire grande sicurezza e tutele ai propri partner, ma desidera che venga fatto in un modo che sia compatibile con la flessibilità del lavoro, ponendo fine alla necessità di dover scegliere tra flessibilità e sicurezza, così come avviene oggi nel diritto del lavoro". 

Flessibilità vs sicurezza

In sostanza, Deliveroo punta il dito contro i regimi fiscali e normativi degli Stati membri, a causa dei quali l'azienda è “costretta” a scegliere tra “flessibilità e sicurezza”. Un punto di vista diametralmente opposto a quello del Parlamento europeo, che in una risoluzione del 2017 proprio sul Pilastro sociale Ue oggetto della consultazione a cui sta partecipando Deliveroo, lamenta invece carenze normative a protezione delle nuove forme di lavoro, come il lavoro on demand o quello intermediato dalle piattaforme digitali.  Il Parlamento ha chiesto alla Commissione di introdurre norme comuni a tutta l'Ue per garantire forme di protezione sociale e condizioni dignitose di base per tutti i lavoratori. Inoltre, gli eurodeputati hanno sollecitato l’introduzione di limiti per quanto riguarda il lavoro su richiesta e il divieto di  contratti a zero ore. 

Il colosso britannico non entra nel merito di queste proposte normative, ma si limita ad avvisare Bruxelles “sull'impatto potenziale che potrebbe determinarsi nel settore europeo della ristorazione qualora, ad aziende come Deliveroo, fosse limitata la crescita”. Crescita che “dipende da un contesto regolatorio che consenta alle aziende innovative di sviluppare il proprio potenziale”. “Speriamo che i benefici economici siano tenuti nella dovuta considerazione e non minacciati da eventuali cambi di policy", conclude . 
 

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