"Sui conti la Francia fa più sforzi dell'Italia", Bruxelles 'redarguisce' Di Maio

Secondo la Commissione europea, Parigi può "permettersi" di aumentare le spese nel 2019 senza violare le regole del Patto di stabilità. Roma, invece, è già al limite

Il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici

E' vero che la Francia, secondo il piano del presidente Emmanuel Macron, presenterà a Bruxelles una manovra economica con rapporto deficit/Pil del 2,8%, poco sotto il famigerato tetto del 3%. Ma le percentuali non ingannino: lo "sforzo strutturale" di aggiustamento dei conti da parte dei cugini transalpini, visto in prospettiva, è più alto di quello italiano. Anche nell'ipotesi, che il ministro Luigi Di Maio vede come fumo negli occhi, di un deficit all'1,6%.

Il "margine" francese

Lo sostiene la Commissione europea, secondo quanto raccolto dall'agenzia Agi. Francia e Italia, detto in parole povere, non sono sulla stessa barca: i due Paesi hanno impegni diversi da dover mantenere se vogliono rispettare le regole del Patto di stabilità. Parigi, infatti, ha un "percorso" diverso di riduzione del suo deficit annuale (anche perché ha un debito pubblico nettamente inferiore a quello italiano, in termini percentuali) e può contare inoltre su un margine di flessibilità che l'Italia ha già ampiamente sfruttato negli ultimi anni. 

Secondo il Patto, questo margine di flessibilità è dello 0,5% spalmato al massimo in due anni. La Francia ha annunciato un deficit per il 2019 al 2,8% (contro il 2,3% previsto) e per il 2020 all'1,4%. In questo modo, Parigi dovrebbe rispettare il margine ed evitare, secondo il gergo dei contabili Ue, una "deviazione significativa" dallo sforzo strutturale di aggiustamento dei conti pubblici. Cosa che porterebbe all'avvio di una procedura.

La situazione dell'Italia

La situazione dell'Italia è diversa da quella della Francia, spiega l'Agi, "perché l'obiettivo di deficit nominale al 1,6% è già a limite di quanto consentito dal Patto di Stabilità e Crescita. Lo sforzo strutturale realizzato nel 2019 sarebbe infatti pari allo 0,1% contro lo 0,6% richiesto dalle regole europee. Se l'Italia dovesse superare il margine dello 0,5% di flessibilità sullo sforzo strutturale, la Commissione potrebbe bocciare il progetto di legge di bilancio, chiedendone una nuova versione entro due settimane dalla sua presentazione.

L'Italia, inoltre, sta già violando la regola sul debito, che prevede una riduzione di un ventesimo l'anno per la parte eccedente il 60% di Pil. Con uno sforzo strutturale inferiore allo 0,1% di Pil, l'Italia rischia di perdere le circostanze attenuanti che finora hanno consentito alla Commissione di evitare di aprire una procedura per deficit eccessivo che porterebbe a obiettivi di bilancio molto più stringenti, conclude l'Agi.

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