Perché Di Maio non può imitare Macron (sul deficit)

Il problema è semplice: l'Italia ha un debito pubblico gigantesco, ben più grande in termini percentuali della Francia. E Berlusconi e Lega hanno lasciato in eredità le famigerate clausole di salvaguardia

Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha lanciato un piano di riduzione delle tasse con il quale proverà a frenare il crollo di consensi. E che di fatto porteranno il rapporto deficit-Pil al 2,8%. Una percentuale che il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, alle prese con difficili trattative a Roma e a Bruxelles per mettere a punto la manovra economica, vorrebbe replicare in Italia. Cosa che, sia detto, puo' fare: il nostro è e resta un Paese sovrano. Ma quando si prendono degli  impegni internazionali e si ha un debito pubblico gigantesco, prima di imitare i transalpini sarebbe meglio pensarci due volte. O forse anche più. 

Il fardello del debito

Le differenze tra Italia e Francia, a livello economico e di conti pubblici, sono abbastanza marcate. Dallo scoppio della crisi nel 2009, il Pil italico è cresciuto sempre più lentamente di quello francese e lo stesso dovrebbe accadere nel 2018 e nel 2019: +1,3% e +1,1% da noi, +1,7 nel biennio in Francia. Già questo, dà a Parigi un po' più di fiato sui conti.

Ma il limite nostro risiede altrove, ossia nel già citato debito pubblico: era del 131,8% del Pil nel 2017 contro il 97% di quello francese. In altre parole, siamo molto più indebitati dei francesi e i creditori, si sa, non sono dei benefattori. 

L'eredità di Berlusconi e Lega

Il problema del debito pubblico italiano non comincia certo ora: era già ben al di sopra del 110% prima della crisi. Sali' vorticosamente tra il 2009 e il 2011 sotto il governo di Silvio Berlusconi (e della Lega Nord). Tanto che il Cavaliere e il ministro Tremonti, pur di avere qualche margine di manovra con Bruxelles, si impegnarono (a nome dell'Italia) a garantire i vincoli del Patto di stabilità per gli anni a venire. Pena l'attivazione di una serie di clausole di salvaguardia, come l'aumento dell'Iva. 

Ecco cosa sono le clausole di salvaguardia

Da allora, tutti i governi che si sono succeduti hanno questa spada di Damocle. Il grosso del rischio era stato ridotto grazie alle misure lacrime e sangue di Mario Monti. Ma dopo di lui, il rischio è rimasto. E tutti i governi che si sono succeduti hanno cercato di evitare lo scatto delle clausole ricorrendo a trattative estenuanti con Bruxelles. Renzi e Gentiloni, per ricordare gli ultimi, hanno ottenuto qualche margine di manovra appellandosi ai terremoti e alla crisi dei migranti che avevano colpito il nostro Paese. Ma chiedere nuovi sconti adesso in nome dei migranti, vista la riduzione drastica dei flussi, sarebbe impossibile. 

Per tali ragioni, Bruxelles ha stavolta gioco ancora più facile nel chiedere a Roma il rispetto degli impegni. Impegni che prevedono un rapporto deficit-Pil per il 2018-2019 che resti intorno all'1,7%. E questo per evitare quelle famigerate clausole di salvaguardia di cui sopra. 

Le promesse di Macron

Macron e i francesi, per loro fortuna, non hanno di questi problemi: è vero, come ricordano molti, Parigi si è permessa di fregarsene degli appelli al rigore dei conti da parte di Bruxelles, sforando per anni il tetto del 3%. E questo in barba a una procedura per disavanzi eccessivi che non si è mai tradotta in sanzioni. E che è stata chiusa nel giugno di quest'anno. 

Macron aveva fatto capire che avrebbe mantenuto il passo di riduzione del deficit intrapreso dal suo predecessore. Ma non lo ha fatto. Se lo puo' permettere? Si', visto che non ha l'incubo delle clausole di salvaguardia. E visto soprattutto che il debito pubblico non è cosi' preoccupante come quello italiano e che rispetto a noi l'economia transalpina cresce di più.

Il governo gialloverde non ha neppure l'alibi di non aver sottoscritto le clausole che ci condannano dal 2011: la Lega, come abbiamo detto, faceva parte della maggioranza di allora. E non in ruolo secondario.

Semmai, se Di Maio vuole avere un argomento un po' più solido del sovranismo, potrebbe chiedere ai tecnici di Bruxelles come mai, nonostante l'Italia abbia rispettato gli impegni sul deficit da Berlusconi in poi, il suo debito pubblico sia continuato a salire. 

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