Dazi Usa, Bruxelles pensa al ricorso. Ma alla Wto mancano i giudici (per colpa di Trump)

Il tribunale d'appello dell'Organizzazione mondiale del commercio manca di personale: la Casa Bianca, infatti, si oppone al rinnovo delle cariche. Di fatto, un'arma in meno per l'Ue contro le misure protezionistiche del presidente americano. Due le alternative: mediazione con Washington. O guerra commerciale da 6,4 miliardi

© European Union , 2017 / Source: EC - Audiovisual Service / Photo: Mauro Bottaro

Nel braccio di ferro tra Donald Trump e l'Unione europea sui dazi, c'è un tribunale di mezzo. Che pero' rischia lo stallo per carenza di giudici. E per volontà dello stesso presidente Usa. Parliamo del Dsb, il meccanismo di risoluzione delle dispute commerciali dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) al quale Bruxelles intende presentare ricorso per fermare i dazi statunitensi su acciaio e alluminio. Il tribunale d'appello del Dsb dovrebbe avere sette giudici, ma quest'anno sarà ridotto a tre, il minimo legale richiesto per il suo funzionamento. Ed entro il 2019, un altro giudice andrà via. Se non verrà sostituito, l'eventuale causa intentata dall'Ue finirà in un limbo.

Cos'è il tribunale Wto

L'organo d'appello è lo strumento più potente della Wto, poiché ha l'autorità di approvare le decisioni finali sulle dispute commerciali tra paesi. L'ex direttore generale della Wto, Pascal Lamy, lo definisce il "fiore all'occhiello" dell'organizzazione, per via del ruolo chiave che il tribunale ha svolto nel prevenire l'emergere di importanti guerre commerciali dalla sua creazione.  L'Ue e gli altri paesi colpiti dalle misure protezionistiche di Trump preferirebbero rivolgersi a questo organo, ma il numero ridotto di giudici e il rischio di blocco totale a fine 2019 per carenza di personale stanno costringendo Bruxelles a cercare altre strade, in primis la mediazione diretta con Washington. 

Il boicottaggio Usa

Il problema è che gli Stati Uniti boicottano il rinnovo dei membri del tribunale di appello dall’estate del 2017. Questa “corte” sta già facendo fatica a smaltire i procedimenti aperti: i tre giudici in organico sono il numero minimo consentito per operare e qualora uno di essi, nel corso di una causa, dovesse venire ricusato perché giudicato imparziale, l'organo non potrà più emettere verdetti. E' quello che teme l'Ue. 

Bruxelles cerca la mediazione

Ecco perché Bruxelles per il momento sta evitando la Wto e cercando di riportare a più miti consigli l'amministrazione Trump. Non a caso, domani, la commissaria Ue al Commercio, Cecilia Malmstroem si recherà Washington per incontrare la sua controparte, il segretario Usa al Commercio, Wilbur Ross. La corsa è contro il tempo: il rincaro del 25% sulle importazioni negli Usa di acciaio e del 10% su quelle di alluminio entrerà in vigore a livello globale il 23 marzo. Per ora gli unici paesi esclusi sono il Canada e il Messico. E l'Unione europea spera di rientrare in questo ristretto club. 

La lista di contromisure Ue

Qualora la diplomazia non dovesse funzionare, Bruxelles ha già reso noto il pacchetto di contromisure, che prevedono dazi su una serie di prodotti Usa molto venduti in Europa: bourbon (la cui produzione è molto cara a un pezzo dell'elettorato di Trump), decine di qualità diverse di riso, scooter, mirtilli, prodotti per la manicure, rossetti, burro di arachidi, barche a vela, canoe, tabacco, fagioli rossi, t-shirt, lavatrici, ferri da stiro, calzature e succo d'arancia. 

Le misure di ritorsione che la Ue ha messo sul tavolo, in attesa che l'amministrazione Usa formalizzi la sua posizione il 23 marzo, saranno sottoposte a consultazione pubblica e successivamente, se Washington manterrà il punto, si aprirà un contenzioso dinanzi al Wto. Ma proprio per la carenza di giudici, spiegano da Bruxelles, "alcune misure possono essere applicate prima della fine della procedura del Wto”. La speranza dell'Ue è di evitare questa mossa. L'obiettivo resta evitare una escalation che porti a una guerra commerciale dolorosa per l'economia. 

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