Crediti deteriorati, Parlamento Ue contro Bce (e con l'Italia). Nouy: "Possibile rinvio e modifiche nuove norme"

Il capo della vigilanza di Francoforte: “Serve più tempo per valutare i commenti che riceviamo”. Per Strasburgo la banca centrale con questo intervento si starebbe sostituendo ai codecisori dell'Ue

Le nuove misure sui crediti deteriorati delle banche proposte dalla Bce potrebbero essere modificate e la loro entrata in vigore rinviata. La bozza di "addendum" delle linee guida della vigilanza della Banca centrale europea sul trattamento delle sofferenze bancarie "può essere e sarà migliorata", ha promesso il capo della vigilanza di Francoforte, Daniele Nouy, in un'audizione davanti all'Europarlamento. "Il primo gennaio del 2018 potrebbe non essere il giorno giusto per partire. Potrei proporre di darci più tempo per prendere più tempo per valutare i commenti che riceviamo", ha detto Nouy. Lunedì il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, aveva rivelato di essere stato il solo, in sede di Eurogruppo, a sollevare perplessità su "merito e metodo" dal cosiddetto Addendum della Bce, che secondo Roma rischia di frenare il credito a famiglie e imprese. E in “soccorso” all'Italia è arrivato anche il Parlamento europeo i cui servizi legali si sono espressi in maniera critica sulla competenza della vigilanza Bce a legiferare, rivendicando la prerogativa di "co-legislatore" di Strasburgo.

Il parere del Parlamento Ue

A chiedere il parare del servizio giuridico dell'Europarlamento era stato, il 24 ottobre scorso, il presidente, Antonio Tajani, per verificare la rilevanza delle disposizioni e la competenza della Bce ad adottare questo tipo di provvedimenti. Nelle 13 pagine del documento gli esperti legali osservano tra l'altro che la formulazione delle disposizioni contenute nell'Addendum fa sì che esse siano destinate a essere percepite dalle banche come "obbligatorie" mentre per la vigilanza di Francoforte non sarebbero vincolanti. Il testo messo a punto dalla Banca centrale ha come obiettivo quello di rafforzare ulteriormente la copertura dei crediti deteriorati procedendo a nuovi accantonamenti da parte delle banche. Una prospettiva contestata dagli istituti di credito, secondo i quali una mossa del genere avrebbe conseguenze negative sul flusso del credito alla clientela e quindi anche sullo sviluppo economico.

Le nuove linee guida

La Bce ha proposto le nuove regole nello scorso ottobre. L'Addendum prevede degli automatismi. In particolare, un prestito che si deteriora, se garantito, deve essere svalutato totalmente o coperto al 100% dopo sette anni. Per i prestiti 'unsercured' il tempo si riduce a due anni. La Commissione europea sta a sua volta lavorando per presentare entro la prossima primavera un pacchetto di misure per ridurre i rischi da Npl, i non performing loans, i crediti deteriorati appunto. Lo stesso vicepresidente, Valdis Dombrovskis, ha auspicato un dialogo tra le varie istituzioni europee sulla delicata materia. L'Eba stima circa 900 miliardi di euro di crediti deteriorati nelle banche europee, di cui la fetta più grande si trova proprio negli istituti di credito italiani. Questo significa che, la necessità di maxi-accantonamenti, potrebbe penalizzare prima di tutto la ripresa del Belpaese.

"Negli ultimi mesi ci siamo lasciati alle spalle le crisi bancarie, abbiamo ridotto in nove mesi del 25% gli Npl, ora si parla di Npl come prima si parlava di spread: sono ancora un problema a cui il sistema bancario deve far fronte ma bisogna sottolineare i risultati che abbiamo ottenuto", ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. A anche Bruxelles nelle sue previsioni d'autunno ha lodato il lavoro di Roma. "Le recenti azioni del governo per affrontare i forti rischi nelle banche più deboli potrebbero aiutare a sbloccare i crediti bancari e a ridurre ulteriormente i rischi al ribasso", si legge nel capitolo dedicato all'Italia, in cui si afferma che allo stesso tempo "ci si aspetta che le riforme strutturali alzino la crescita potenziale"

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