"Coronavirus, all'Italia serve il Mes: la Bce non basta"

Intervista all'economista Francesco Papadia. Secondo cui il 'malefico' meccanismo potrebbe aiutare il nostro Paese ad affrontare la crisi. Oltre ad aprire la strada agli eurobond

Christine Lagarde, presidente della Bce

Con oltre 35mila contagi accertati e quasi 3mila morti, l’Italia è senza dubbio il Paese europeo finora più colpito dalla pandemia di coronavirus. E guardando alla sua economia, è anche “il meno attrezzato ad affrontare una situazione del genere perché non cresce e ha un forte debito”. A dirlo è l’economista Francesco Papadia, senior fellow del Bruegel institute di Bruxelles e già direttore generale per operazioni di mercato della Banca centrale europea dal 1998 al 2012. Per le stesse ragioni della sua debolezza, l’Italia sarà anche il Paese che avrà maggiori benefici dall’intervento della Bce, che ha deciso un piano di acquisti di titoli di Stato da 750 miliardi da usare entro il 2020. Basterà? “No, non basta”, afferma Papadia. 

Il soccorso del 'vituperato' Mes

Raggiunto da Europa Today, l’esperto di politiche monetarie auspica per “un’azione fiscale coordinata e forte” della quale deve far parte “il tanto vituperato Meccanismo europeo di stabilità (Mes), che a una parte degli italiani sembra una costruzione malefica”. Il tanto odiato Mes ha, ricorda Papadia, “la possibilità di emettere titoli per circa 400 miliardi di euro, nelle attuali condizioni. Poi si potrebbe anche aumentare tale importo, incrementando le garanzie dei singoli Paesi”. 

Secondo l’economista, permettendo al Mes di “emettere titoli, che in parte vengono comprati dalla Banca centrale europea con questo nuovo programma di acquisti”, sarebbe possibile distribuire “il ricavato delle sue emissioni a tutti quanti i Paesi, perché questi facciano una politica fiscale europea complementare all’azione monetaria”. Questo significa, secondo Papadia, “avere due mani, la mano monetaria e la mano fiscale che lavorano assieme a una risposta sufficiente” alla crisi innescata dal Covid-19. 

Evitare politiche lacrime e sangue

Una delle principali paure legate all’attivazione del Mes è rappresentata dal memorandum d’intesa di tale strumento, che in sostanza lega l’erogazione di risorse all’approvazione di ricette economiche austere, che si potrebbero tradurre in lacrime e sangue per la collettività. Per tale ragione, prosegue l’esperto di politiche monetarie, “il Mes deve cambiare nella sostanza il suo operato”. “Non deve più servire ad aiutare un Paese in difficoltà, chiedendogli di attuare politiche economiche adeguate, come era nel passato”, prosegue, “ma deve diventare uno strumento che aiuta tutti quanti i Paesi europei a fare un’azione di politica economica concordata”. “Non solo per l’Italia”, quindi, ma “anche per la Germania”. “L’unica condizione” per attivare questo utilizzo deve essere, sottolinea l’economista, “che questo programma serva per fronteggiare il Covid-19”. “Nessun'altra condizione, perché nessun'altra condizione è giustificata”. 

Il memorandum di due righe 

In relazione al rapporto difficile tra gli italiani e il Mes, Papadia ricorda: “Il precedente Governo italiano faceva una politica irresponsabile che avrebbe portato il Paese alla rovina e non c’era nessun motivo perché l’Europa aiutasse quel Paese”. Invece, “quello che sta succedendo adesso in Italia è che c’è un Governo che cerca di affrontare le conseguenze di uno shock che è totalmente esogeno, di cui non ha nessuna responsabilità, e che quindi deve essere aiutato, assistito da tutta quanta l’Unione europea”. A diverse circostanze vanno, dunque, applicate diverse regole d’ingaggio. “Il memorandum deve essere di due righe - sostiene l’economista - che dicano: i Paesi si impegnano a utilizzare questi fondi per rispondere all’emergenza di Covid-19. E basta”.

La reazione dei mercati

A chi ritiene che l’aiuto del Mes all’economia italiana possa incidere negativamente sui mercati, generando l'effetto panico per le evidenti difficoltà economiche del Paese, Papadia risponde: “È esattamente per evitare questo rischio che il Mes non deve assistere un solo Stato, ma deve aiutare tutti i Paesi, anche la Germania”. Deve essere, evidenzia “un segnale politico: il Mes non assiste un Paese in difficoltà, ma diventa lo strumento con cui tutti i Paesi dell’Unione fanno una politica fiscale adeguata al Covid-19”. 

Verso gli eurobond

La prospettiva auspicata dall’ex direttore generale per operazioni di mercato della Bce dovrebbe interessare anche chi tifa per gli eurobond. Come spiega Papadia, “se il Mes fa un programma di emissioni per 400 miliardi e la Bce, all’interno del nuovo intervento, compra una parte di questi titoli sul mercato secondario, abbiamo fatto un bel passo verso gli eurobond”. Questo perché “significa che c’è una grossa emissione da parte di un’entità europea, una parte della quale viene comprata dalla Banca centrale europea, che è la banca federale. Senza chiamarli eurobond, abbiamo fatto un bel passo verso gli eurobond”.

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L'albero europeo

“Naturalmente sappiamo che fino a adesso questo è stato impossibile, ma io dico sempre che l’Unione europea è come un albero di prugne, se lo si scuote abbastanza le prugne cominciano a cascare”, ironizza Papadia. “E il Covid-19”, conclude l’economista, “sta dando una bella scossa all’albero dell’Unione europea”.

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