I meme sono salvi, Facebook e Google un po' meno: Ue dà l'ok alla riforma del copyright

Intesa sul testo che adesso tornerà al Parlamento europeo e agli Stati membri per la definitiva approvazione. Più tutele per editori e artisti. Ma un fronte variegato, tra cui potrebbe esserci il Movimento 5 stelle e il governo gialloverde, annuncia battaglia

Prima l'intesa sul gasdotto Nord Stream 2, molto caro alla Germania. Adesso quella sul copyright, sollecitata dal presidente francese Emmanuel Macron. L'asse Berlino-Parigi sembra essere tornato a funzionare. E a disegnare il futuro dell'Europa. L'ultimo successo franco-tedesco, almeno cosi' viene letto dalle parti di Bruxelles e Strasburgo, è l'ok alla tanto contestata (dai giganti del web in primis) direttiva Ue che riforma il diritto d'autore. 

L'accordo è stato raggiunto al termine di 2 anni e mezzo di difficili negoziati tra il Parlamento europeo, la Commissione Ue e i rappresentanti degli Stati membri. E prevede, tra le altre cose, che i link agli articoli giornalistici, accompagnati da "parole singole o estratti molto brevi" possano essere condivisi liberamente e che le piattaforme digitali delle start up siano soggette ad obblighi minori rispetto ai colossi del web. In sostanza, i meme sono salvi, come scrive oggi Politico. E con questo accorgimento al testo, i promotori dell'iniziativa legislativa hanno tolto ai contestatori (tra cui il Movimento 5 stelle in Italia) una delle ragioni di opposizione. Ma vediamo i punti principali dell'accordo.

Le norme a favore degli editori

La direttiva sul copyright dovrebbe garantire a autori, editori, creatori più potere per negoziare con i giganti internet affinché paghino per il lavoro che viene utilizzato dalle piattaforme. YouTube, Facebook e Google News saranno tra i colossi maggiormente colpiti dalle nuove regole, scrive l'Agi. "Gli utenti non avranno la responsabilità se caricano qualcosa. Saranno le piattaforme ad avere la responsabilità", ha spiegato il relatore del testo per il Parlamento, l'eurodeputato tedesco Axel Voss: "Non ci sarà impatto sugli utenti. Potranno caricare quello che vogliono. La responsabilità sarà delle piattaforme che dovranno verificare se il materiale è legale". Come dicevamo, una parte del materiale, come i meme o i Gif, potrà essere condiviso in modo gratuito, cosi' come gli hyperlink agli articoli accompagnati da poche parole o estratti molo brevi. 

I compensi per i giornalisti

La direttiva prevede che i giornalisti debbano ottenere una parte delle entrate ottenute dagli editori per il loro materiale coperto da copyright. Si tratta, pero', solo di una previsione che non è supportata da obblighi a carico degli Stati membri. I governi, infatti, hanno ottenuto di poter avere un margine di manovra nazionale per mantenere legislazioni meno favorevoli ai giornalisti.

La questione dei filtri

Formalmente la direttiva non impone filtri o altri meccanismi per individuare il materiale con copyright. Ma, secondo la deputata del partito dei Pirati Reda, questo meccanismo incoraggerà i colossi a usare meccanismi automatici per filtrare i contenuti e a cancellare anche materiale legale perche' non coperto da diritti d'autore. Nel frattempo, le start-up con meno di 5 milioni di utenti unici al mese e meno di 10 milioni di fatturato l'anno, hanno ottenuto l'esenzione di una parte degli obblighi della direttiva. 

Quanto ai cosiddetti "snipett" (i link con titoli o frammenti di un articolo), il testo dell'accordo è formulato in modo molto vago: gli aggregatori di notizie come Google News o Facebook dovranno far comparire solo un testo "molto breve". Secondo Reda, si tratta comunque di una "tassa sui link", che perfino Wikipedia rischia di dover pagare. "Siamo preoccupati per la libertà di informazione online", ha detto Reda. 

Il Parlamento, pero', smentisce questa interpretazione: il caricamento e la condivisione di opere protette a scopo di citazione, critica, revisione, caricatura, parodia o "pastiche", si legge in una nota, sarà sempre possibile e condivisibili sulle piattaforme online. Il testo specifica anche che il caricamento delle opere su enciclopedie online a carattere non commerciale, come Wikipedia, o piattaforme di software "open source", come GitHub, sarà automaticamente escluso dagli obblighi previsti dalla direttiva riguardo alla remunerazione del copyright. 

L'esito finale non è scontato 

Nonostante le rassicurazioni, pero', il fronte che potrebbe vanificare l'accordo raggiunto in sede Ue è vasto. Anche perché il testo va ora ratificato dallo stesso Parlamento e dagli Stati membri. Un consistente gruppo di eurodeputati annuncia battaglia in vista del voto della plenaria di Strasburgo previsto tra marzo e aprile. Al Consiglio, l'Italia e gli altri Paesi che avevano votato contro il testo di direttiva potrebbero cercare di arruolare qualche altro governo per mobiliare una minoranza di blocco. 

Sarà "dura", ammette all'Agi il relatore Voss: "Dovremo comunicare agli altri deputati e spiegare quello che abbiamo fatto. Non si sa mai in politica”. Al fianco dei promotori del testo, ci sono anche  le lobby di autori, artisti e editori. Ma non è detto che basteranno. 

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