Conte e il giallo della traduzione: "La lettera a Bruxelles e ai leader Ue è solo in italiano"

A riferirlo fonti europee. Botta e risposta tra il premier e il commissario Moscovici sul Patto di stabilità: "Va cambiato", "No, le regole sono intelligenti e vanno rispettate"

Il premier Giuseppe Conte con la cancelliera Angela Merkel al vertice Ue

La lettera è stata inviata alla Commissione e agli altri 27 capi di Stato e di governo dell'Ue. Che molto probabilmente avranno avuto bisogno di qualcuno che gliela traducesse. Già perché la missiva con cui il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha risposto alla richiesta di Bruxelles di un aggiustamento dei conti per evitare una procedura d'infrazione, sarebbe stata inviata a Juncker, Merkel e Macron solo nella versione in italiano. Senza la consueta traduzione in inglese. E' quanto è circolato in queste ore tra i corridoi della Commissione. 

Forma a parte, quello che conta per l'Esecutivo Ue è il contenuto. E proprio su questo a Bruxelles hanno alzato più di un sopracciglio: nel testo, infatti, non vi è alcun dettaglio tecnico su come l'Italia intenda aggiustare i conti. Solo un vago impegno politico a proseguire il dialogo con la Commissione, condito dalla richiesta di rivedere i parametri del Patto di flessibilità. Una richiesta rafforzata dalle dichiarazioni del premier Conte al suo arrivo al vertice Ue dove sono in corso le trattative sulle nomine per i posti chiave delle istituzioni europee: "Il candidato italiano alla Commissione? Chi intende ridiscutere le regole" del Patto, che al momento è "di molta stabilità e poca crescita. Dobbiamo invertire un attimo queste regole". 

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Parole che sembrano voler alzare la posta del governo sul tavolo, già intricato di suo, delle nomine Ue. E che non sono piaciure al commissario agli Affari economici Pierre Moscovici: le regole esistenti "sono intelligenti e in favore della crescita" e "devono essere rispettate", ha detto il francese riferendosi alla lettera di Conte. "Abbiamo provato ad avere l'Italia nel cuore dell'Eurozona, con il rispetto delle regole, ma anche con la flessibilità, per sostenere la crescita - ha proseguito - E' stato sempre il mio spirito e lo è ancora, ma non dobbiamo dimenticare che le regole sono li' per essere rispettate, inclusa la flessibilità".

Insomma, per il momento, almeno sulla superficie dei canali ufficiali, lo scambio a distanza tra Roma e Bruxelles resta sul politico. I numeri dovrebbero arrivare dopo il Consiglio dei ministri di mercoledi' prossimo. Da quanto si è appreso finora, Conte spera di convincere la Commissione a evitare l'avvio della procedura grazie al tesoretto di 5 miliardi che sarebbe frutto dei 2 miliardi congelati in via precauzionale nella legge di bilancio dopo il braccio di ferro di dicembre con l'Ue e dei 3 derivanti dai risparmi su reddito di cittadinanza e Quota 100. 

Il premier sa che per Bruxelles, visto anche il rischio di un ulteriore rallentamento dell'economia italiana, questo tesoretto potrebbe non bastare. Da qui, la carta della battaglia sulle regole del Patto di stabilità. Una "minaccia" già nota alla Commissione: l'aveva lanciata l'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, forte del largo consenso elettorale ottenuto alle europee del 2014. Renzi non riusci' a cambiare le regole, ma tra terremoti e crisi migratoria ottenne una certa flessibilità sulle manovre per il 2015 e il 2016. "Cause eccezionali" su cui oggi Conte non puo' far leva. 

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