I fondi Ue nell'Est Europa portano 1 miliardo in Italia. Ecco come

Uno studio rivela gli effetti “benefici” del contributo al bilancio dell'Unione: una parte consistente delle risorse italiane investite in un altro Paese europeo tornano indietro sotto forma di flussi commerciali

Un progetto finanziato con fondi Ue in Romania

L'Italia è un contributore netto dell'Unione europea, ossia versa nel bilancio Ue più di quanto riceve attraverso i vari programmi di finanziamento. Nel dibattito degli ultimi anni, è uno dei temi più utilizzati dai vari governi che si sono succeduti per battere i pugni a Bruxelles. E nella vulgata politica italiana, l'essere dei “donatori” viene visto spesso come una forma di ingiustizia. Peccato che non sia proprio cosi'. Tra i vari benefici non “visibili” dei fondi strutturali, per esempio, ci sono i ritorni economici del mercato unico, che vedono l'Italia in prima linea. Con 1 miliardo di euro di Pil creato solo grazie ai fondi Ue spesi nei Paesi dell'Est.

Perché l'Ue è un affare per l'Italia

Lo rileva uno studio della società di consulenza italiana Ismeri Europa, commissionata dal Parlamento Ue. Per ogni euro speso in politiche di coesione nell'Est Europa, si legge nello studio, 9 centesimi tornano indietro grazie al commercio verso i Paesi cosiddetti contributori netti come il nostro per l'appunto. Nel medio termine, per l'Italia questo equivale a circa un miliardo di euro, ossia a un aumento del Pil di 0,06 punti, il maggiore incremento fra i contributori netti (seconda è la Germania). 

Il documento, che ha preso in considerazione il periodo di programmazione 2007-2013, spiega che “il 15-20% dei fondi strutturali (Fesr, Feasr e Fondo coesione) produce effetti transfrontalieri diretti o indiretti”. Principalmente attraverso i flussi commerciali dai Paesi maggiori beneficiari (Est Europa più Grecia, Portogallo e Spagna) verso i territori con una maggiore capacità di esportazione, cioè i contributori netti. 

Nel lungo termine (2023) gli effetti totali della politica di coesione sui Paesi che meno ne beneficiano direttamente saranno "limitati ma positivi, cioè un aumento di circa lo 0,1% del Pil. In media il 40% di questa crescita aggiuntiva è dovuta agli effetti di 'spillover'". "Gli effetti della politica di coesione non sono limitati al Paese dove i finanziamenti sono spesi", quindi, "nel dibattito sul bilancio europeo 2021-2027 dovrebbero essere considerati", scrivono i ricercatori, che chiedono di "promuovere e gestire l'utilizzo di questi effetti transnazionali". 

Inoltre, lo studio propone anche di pubblicare i nomi e la nazionalità delle aziende che si aggiudicano gli appalti legati ai finanziamenti europei, in modo da facilitare il monitoraggio degli effetti di 'spillover'. 

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