"I fondi di Cina e Usa trattati come aiuti di Stato", Bruxelles pronta a stretta sugli investimenti esteri

Secondo Politico, Bruxelles presenterà nei prossimi giorni una proposta legislativa volta ad aumentare la trasparenza sui finanziamenti esteri alle imprese europee. Una misura che tocca da vicino l'Italia, soprattutto per quel che riguarda gli investimenti cinesi

Nel pieno della pandemia, una notizia ha rinnovato il crescente entusiasmo di un pezzo dell'Italia verso la Cina (e in particolare verso le sue riserve economiche): Faw, il più grande produttore di auto cinese, ha deciso di investire oltre un miliardo di euro per la progettazione, ingegnerizzazione e produzione di vetture di alta gamma full electric e plug-in in quel dell'Emilia-Romagna. Un maxi-investimento che arriva dopo la firma del protocollo d'intesa tra Pechino e il nostro governo sulla cosiddetta Nuova Via della Seta. E dopo che solo nel 2019, il nostro Paese ha visto arrivare capitali cinesi pari a 15,9 miliardi, secondi in Ue solo a quelli arrivati in Germania (mentre siamo settimi per quelli Usa). Un flusso che potrebbe venire arrestato dalla decisione della Commissione europea di imporre una stretta sui finanziamenti esteri, non solo quelli cinesi. 

Secondo quanto rivela Politico, infatti, Bruxelles sarebbe pronta a presentare un pacchetto di misure volte ad aumentare la trasparenza sugli investimenti che arrivano dai Paesi extra-Ue, in particolare quelli di Cina, Stati Uniti e Regno Unito. E a trattarli come aiuti di Stato. Non si tratta di una notizia a sopresa: già da tempo, la responsabile dell'Antitrust europeo, la danese Margarethe Vestager, ha parlato pubblicamente della necessità di far fronte alle potenziali storture che gli investimenti esteri potrebbero avere sulla concorrenza nel mercato unico europeo. Un fenomeno che, è il ragionamento di Bruxelles, potrebbe aggravarsi con la crisi del coronavirus. Provocando problemi anche (se non soprattutto) a livello geopolitico.

Sempre secondo Politico, la scure di Bruxelles dovrebbe abbattersi sugli investimenti che superano i 200mila euro in 3 anni: una volta superata questa soglia, l'Antitrust Ue potrà aprire un'indagine per verificare il rispetto delle regole europee sugli aiuti di Stato in regime de minimis (ocsa che già avviene quando un governo di un Paese membro destina una cifra superiore a questa soglia a qualsiasi impresa sul suo territorio). In caso di violazioni, Bruxelles potrebbe così imporre sanzioni o misure di riparazione.

Un'altra proposta prevede la possibilità per la Commissione di richiedere agli investitori stranieri di notificare le acquisizioni che vanno oltre il 35 per cento del capitale di una società Ue, in modo da verificare se la transazione è a condizioni di mercato. "Se, al termine dell'indagine approfondita, l'autorità di controllo competente rileva che un'acquisizione è facilitata da sussidi stranieri e distorce il mercato interno", si legge nel documento ottenuto da Politico, i regolatori potrebbero imporre "impegni" o, come ultima risorsa, vietare l'acquisizione.

Un altro capitolo del pacchetto antitrust riguarda l'accesso ai fondi pubblici: Bruxelles propone di escludere dagli appalti pubblici quei soggetti che beneficiano di sovvenzioni estere oltre una certa soglia. Inoltre, la Commissione suggerisce di rafforzare le regole per l'accesso ai fondi dell'Ue nel caso in cui un richiedente riceva sussidi esteri. 

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