Bruxelles 'copia' l'Italia: stop alle monete da 1 e 2 centesimi in tutta l'Ue

Secondo la Commissione, eliminando i tagli più piccoli dell'Euro si risparmierebbero 1,4 miliardi all'anno in costi di fabbricazione e trasporto. Il 64% ddei cittadini europei è d'accordo

Le monete da 1 e 2 centesimi di euro potrebbero essere presto un ricordo. La Commissione europea, infatti, ha rilanciato una proposta già vagliata in passato che mira a ridurre i costi di fabbricazione e trasporto delle monete. Con risparmi per le zecche pari a 1,4 miliardi all'anno. E' quanto prevede il documento di lavoro che la neo presidente Ursula von der Leyen presenterà nei prossimi giorni per indicare le linee guida in materia economica del suo esecutivo per il 2020. 

Nel pacchetto di misure, dove trova spazio anche la questione delle criptomonete, von der Leyen ha inserito l'eliminazione dei pezzi da 1 e 2 centesimi, facendo leva anche su un sondaggio Eurobarometro secondo cui il 64% dei cittadini europei sarebbe d'accordo con il mandare in cantina la loro produzione.  

I vantaggi di una misura del genere, secondo uno studio della Commissione, sono diversi. Dei risparmi in termini di produzione abbiamo già detto. Ma ci sarebbero anche dei miglioramenti in campo commerciale, perché senza le poco agevoli monetine i pagamenti cash sarebbero più rapidi. 

L'aspetto più delicato di questa proposta riguarda l'effetto sui prezzi: Bruxelles sa bene che nell'eliminare i piccoli tagli, i commercianti potrebbero essere indotti ad arrotondare al rialzo i prezzi delle merci in modo eccessivo, con effetti negativi sull'inflazione. In Belgio, per esempio, molti consumatori hanno protestato per l'aumento dei prezzi dei beni di largo consumo in seguito alla decisione del governo di limitare l'uso di monetine da 1 e 2 centesimi.

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Ma la Commissione, sulla scorta di quanto verificato in un periodo più largo di tempo in Finlandia o nella stessa Italia, che ha fermato la produzione dei piccoli tagli nel 2018, sostiene che gli effetti sull'inflazione sono minimi. 

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