Lavoro e sociale, la burocrazia affossa i benefici dei fondi Ue

Uno studio certifica il fallimento della semplificazione avviata nel 2013. Il sondaggio rivela che le procedure sono ancora un problema per l’80% dei beneficiari

ANSA/LUCA ZENNARO

Troppe procedure e difficoltà di gestione frenano i benefici dei fondi europei per il mercato del lavoro e per la lotta alle disuguaglianze. I risultati di uno studio richiesto dalla commissione Occupazione e Affari sociali del Parlamento europeo evidenziano che la burocrazia è ancora percepita come il principale ostacolo dai beneficiari del Fondo sociale europeo (Fse). Il lavoro, condotto dagli esperti dell’Istituto per la ricerca sociale, è finalizzato a tirare le somme sulla semplificazione del sistema di gestione del Fondo approvata nel 2013 per l’erogazione delle risorse nel periodo 2014-2020, durante il quale saranno a disposizione in totale 121 miliardi di euro per facilitare l'inserimento e il reinserimento nel mercato del lavoro.

Il peso dell’eccessiva burocrazia sarebbe rimasto sostanzialmente invariato, come emerso dal sondaggio tra i beneficiari di risorse Fse e dalle analisi dei tentativi di semplificazione negli Stati membri. Circa l’80% dei rappresentanti di Ong, operatori privati e piccole amministrazioni locali che accedono ai finanziamenti per progetti di inclusione sociale e contrasto alla disoccupazione dichiarano che la nuova disciplina in vigore, seppure ben orientata a raggiungere gli obiettivi, non avrebbe ridotto le procedure amministrative e solo il 22,5% dei 71 partecipanti al sondaggio online ha percepito un miglioramento dell'attrattività del Fse per i nuovi beneficiari. Cambiare le procedure già rodate nel tempo ha innalzato ulteriori ostacoli per i beneficiari, che devono fare i conti anche con ulteriori regole sia a livello nazionale che regionale. Gli autori individuano le cause dell'impatto "relativamente modesto" della tentata riforma nella "probabile difficoltà" incontrata nel cambiare procedure amministrative già sperimentate, nel "carico di lavoro extra" dovuto alla messa in pratica delle nuove misure, e nella "esistenza di ulteriori regole" a livello regionale e nazionale che si sovrappongono a quelle Ue.

Le Ong italiane che hanno partecipato allo studio lamentano infine le difficoltà nella creazione di progetti di lungo periodo che coinvolgano le amministrazioni pubbliche e soprattutto la mancanza di personale specializzato in progettazione europea.

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