"Gli Stati ricchi paghino di più", l'Ue presenta il conto a Germania e Olanda

La proposta della Commissione per il prossimo bilancio settennale europeo mira a riequilibrare il peso dei contributi nazionali, oggi sbilanciato a sfavore dei Paesi più poveri. Tra cui l'Italia. Ma Berlino e Amsterdam non ci stanno

In generale, occorre uno sforzo collettivo per mantenere il bilancio se non proprio agli stessi livelli del passato, almeno vicino. Nello specifico, chi è più ricco dovrà aumentare i propri contributi alla cassa comune e rinunciare ai cosiddetti 'rebate', ossia le correzioni volute dal Regno Unito e di cui hanno usufruito anche altri, tra cui Germania e Olanda. Anche perché guardando agli ultimi 7 anni, i Paesi più 'poveri' dell'Ue sono quelli che, in percentuale alla propria ricchezza, hanno versato decisamente di più a Bruxelles. Italia compresa. 

La proposta di Bruxelles

E' questo, in estrema sintesi, il succo della comunicazione pubblicata oggi dalla Commissione europea in vista dei negoziati tra gli Stati membri, si spera gli ultimi, per definire l'ammontare del prossimo bilancio settennale dell'Ue, quello che coprirà il periodo 2021-2027. La proposta di Bruxelles è di far fronte all'uscita del Regno Unito mantenendo gli stessi livelli di spesa e investimenti del passato, anche se il Parlamento europeo vorrebbe che le risorse stanziate per il bilancio comune fossero più alte. A ogni modo, l'asticella posta dalla Commissione è di un contributo complessivo dei 27 Paesi membri pari a 1,11% del Reddito nazionale lordo, contro l'1,13% dell'esercizio precedente. Ma Germania e Olanda non ci stanno e vorrebbero che l'asticella fosse abbassata all'1%. O anche meno.

L'opposizione dei ricchi

Berlino e Amsterdam, cosi' come anche Austria e Danimarca, per citarne due, lamentano di aver già dato troppo al bilancio comune dell'Ue e di non volersi svenare ulteriormente. Una polemica cui la Commissione ha risposto con un grafico: se in termini assoluti la Germania e l'Olanda figurano tra i massimi contribuenti del bilancio Ue, lo stesso non avviene quando si relativizzano i singoli contributi parametrandoli alla ricchezza nazionale.

Ecco dunque che i Paesi che hanno un Reddito nazionale lordo superiore alla media Ue contribuiranno (allo scadere dell'esercizio in corso, ossia nel 2020) per lo 0,7%, mentre i Paesi al di sotto della media Ue, quindi i meno ricchi, versano contributi pari allo 0,85% dei loro redditi. In altre parole, i più poveri contribuiscono proporzionalmente di più al bilancio Ue. Per questa ragione, la Commissione propone di riequilibrare i conti e invertire la situazione: chi ha di più versi di più. Per la precisione, Bruxelles chiede un contributo complessivo di chi ha un Rnl sopra la media Ue pari allo 0,91%, mentre a chi sta sotto questa soglia viene chiesta una quota pari allo 0,90%.

Uno schema del genere comporterebbe una spesa maggiore per Germania e Olanda, tra gli altri. Mentre l'Italia, che è appena al di sotto della media Ue in quanto a Reddito nazionale lordo, ne potrebbe trarre dei vantaggi. Ma le richieste di Bruxelles nei confronti dei Paesi più ricchi non finisce qui. C'è anche la questione del cosiddetto "rebate", ossia delle correzioni ai contributi nazionali che sono state concesse negli anni ad alcuni Stati membri.

La questione del 'rebate'

Il rebate è nato soprattutto per accontentare il Regno Unito, che ha sempre lamentato di versare all'Ue più di quanto riceve. Per evitare tensioni e il rischio di una Brexit (che alla fine si è concretizzata lo stesso), Bruxelles e Londra hanno concordato una correzione al contributo britannico. Questo ha dato la sponda ad altri Stati membri, che hanno chiesto e ottenuto delle simili agevolazioni. Ecco spiegato perché a Germania, Olanda e Svezia è stata accordata una riduzione sull'Iva versata a Bruxelles. Sempre Olanda e Svezia, insieme a Danimarca e Austria, godono inoltre di un sconto annuale sui contributi all'Ue. Lo sconto maggiore va ad Amsterdam ed è pari a 695 milioni l'anno.

Adesso, Bruxelles chiede di eliminare queste agevolazioni, visto anche l'addio del Regno Unito. L'obiettivo dichiarato dalla Commissione europea è di avere le risorse necessarie per far sfronte alle principali sfide del futuro, in particolare quella del cambiamento climatico, a cui andrà, secondo la proposta di Bruxelles, il 25% delle risorse stanziate nel prossimo bilancio.

Il tempo stringe

Nella sua proposta, la Commissione prevede di aumentare gli investimenti nel programma di ricerca Horizon, nel nuovo fondo per la difesa comune, nel programma Erasmus e nei fondi per l'immigrazione. A venire tagliati, invece, sarebbero la Politica agricola comune e i programmi di coesione. 

"Il tempo stringe - scrive Bruxelles - L'avvio dei nuovi programmi scatterà fra 14 mesi". La palla è nelle mani degli Stati membri e l'augurio, non solo della Commissione, è che i leader Ue si mettano d'accordo una volta per tutte in occasione del prossimo vertice europeo del 17 e del 18 ottobre.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Tornano le miniere in Europa: "Aiutano l'ambiente e sono un tesoro da 100 miliardi"

  • I Paesi Ue più 'pericolosi' per gli atei? Italia e Spagna

  • "Non compreremo più titoli di Stato", le banche italiane contro la riforma del Mes

  • Le ‘Sardine’ arrivano anche in Belgio, mobilitazione anti-Salvini ad Anversa

  • Triste primato per il sud Italia: tra i neo laureati i tassi d'occupazione più bassi dell'Ue

  • I porti italiani non pagano la tassa sulle società, l'Ue apre indagine

Torna su
EuropaToday è in caricamento