Il bilancio dell'Eurozona è realtà, ma mancano i fondi

I ministri delle Finanze hanno trovato l'accordo sulle regole che dovranno governare funzionamento e allocazione delle risorse. Ma per ora non ci saranno contributi nazionali aggiuntivi rispetto a quelli già esistenti

Il meccanismo è quello già concordato nei mesi scorsi: fondi in cambio di riforme. Il problema è che quello che manca al primo bilancio dell'Eurozona, una sorta di fondo di investimento parallelo ai programmi Ue e che dovrebbe aiutare i Paesi dell'Euro più in difficoltà, sono proprio i fondi. I ministri delle Finanze riuniti a Lussemburgo hanno infatti dato l'ok definitivo alle regole che dovranno governare funzionamento e allocazione delle risorse per quello che è stato ribattezzato "Stumento di bilancio per la competitività e la concorrenza". Ma sull'entità dei contributi nazionali non ci sono segnali di svolta.

Il topolino in gabbia

La cifra che circola per ora a Lussemburgo ammonta a 17,5 miliardi, che tra l'altro dovrebbero venire deviati dal bilancio ordinario dell'Ue. Niente risorse fresche, insomma, come si augurava l'Italia e come richiesto dalla stessa Francia. Parigi, infatti, aveva immaginato uno strumento di stabilizzazione delle economie dell'area euro nei momenti di recessione, cosa che presupponeva una potenza di fuoco ben superiore rispetto all'attuale dotazione.

Il bilancio era previsto nella dichiarazione di Meseberg del giugno 2018: avrebbe dovuto mirare alla "competitività e alla convergenza, attraverso investimenti in innovazione e capitale umano. Potrebbe finanziare nuovi investimenti, in sostituzione della spesa nazionale". A 'cannoneggiare' il progetto, scrive l'AdnKronos, non è stata la Germania, firmataria della dichiarazione di Meseberg: hanno provveduto gli altri Paesi nordici della cosiddetta Nuova Lega Anseatica, capitanati dall'Olanda, in nome del rischio di "azzardo morale", in pratica il timore che gli Stati meridionali, con un bilancio dell'Eurozona, avessero incentivi a rilassarsi nel campo della finanza pubblica. Il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra ha dichiarato qualche tempo fa, come riporta il Financial Times, che il progetto è partito "come un elefante", è diventato "un topolino" e ora "il topolino è in gabbia".  

La questione del finanziamento del bilancio dell'Eurozona si lega a doppio filo con le trattative tra gli Stati membri e la Commissione europea sulla risorsa da destinare all'altro bilancio, quello generale dell'Ue per il periodo 2021-2027. L'Esecutivo di Jean-Claude Juncker ha proposto di aumentare i contributi nazionali, ma anche di riequilibrare il peso tra i vari Stati, chiedendo uno sforzo maggiore alle economie più ricche. Ma proprio l'Olanda, stavolta con l'appoggio della Germania, si stanno opponendo alle richieste di Bruxelles.

Come funzionerà il nuovo bilancio

Il presidente dell'Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno, tende pero' a sottolineare la portata storica dell'accordo raggiunto a Lussemburgo sul bilancio dell'Eurozona, il cui acronimo in inglese è Bicc. "Solo due anni fa", ha detto Centeno, uno strumento come il Bicc "era un mero argomento accademico. Adesso abbiamo un nuovo pilastro nelle fondamenta che sostengono l'euro".

Ma come funzionerà questo strumento? Innanzitutto, c'è la governance: i Paesi dell'Eurozona presenteranno in primavera i loro piani di riforme e investimenti, sotto la supervisione dell'Eurogruppo, e questi verranno valutati e in caso approvati dalla Commissione. 

I fondi Bicc verranno distribuiti, per almeno l'80%, sulla base della popolazione e dell'inverso del Pil pro capite, quindi con una "propensione" per i Paesi in cui le "necessità di convergenza sono maggiori". Tutti gli Stati, ha spiegato Centeno, "riceveranno fondi: anche i più ricchi riceveranno almeno il 70% di quello che versano".

Il Bicc, rispetto ad altri strumenti di bilancio Ue, sarà più flessibile, assicura il presidente dell'Eurogruppo: "Possiamo utilizzare fino al 20% dei fondi in modo più libero, per reagire alle sfide specifiche attraverso ambiziosi pacchetti di riforme e investimenti. I Paesi dovranno cofinanziare il 25% dei progetti selezionati", con la possibilità di tagliare della metà il tasso di cofinanziamento "in circostanze economiche gravi". Quanto all'entità delle risorse, Centeno apre alla possibilità di stanziamenti aggiuntivi da parte degli Stati membri, ma per farlo occorrerà un accordo intergovernativo.

In sostanza, ci vorranno dei negoziati ulteriori. E il sospetto è che sia proprio questa la "gabbia" a cui si riferiva il ministro olandese: se i Paesi con maggiore bisogno di risorse fresche (come l'Italia), vorranno ottenere di più dal bilancio (e quindi dai contributi degli Stati con più disponibilità di cassa), dovranno di volta in volta fornire delle contropartite in termini di riforme e progetti di investimento. 

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