Soldi in cambio di riforme, al via il (mini) bilancio dell'Eurozona. Che ci riguarda da vicino

Primo accordo tra i ministri dell'Eurogruppo, ma manca ancora l'intesa sull'entità dei fondi. Contrari al nuovo strumento falchi dell'austerity e sovranisti. Che non vogliono 'coprire' con risorse comuni il debito pubblico di Paesi come Italia e Grecia

Il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno e il commissario Ue Pierre Moscovici a margine dellla riunione in Lussemburgo dei ministri dell'area Euro

Fondi in cambio di riforme. E' questa, in estrema sintesi, la logica alla base del primo bilancio comune dell'Eurozona che dovrebbe entrare in vigore nel 2021. Dopo 12 ore di negoziati all'Eurogruppo del Lussemburgo, i ministri dei 19 Paesi dell'area Euro hanno raggiunto l'accordo su una delle modifiche più attese al funzionamento dell'Eurozona. Una riforma chiesta a gran voce anche dall'Italia, almeno dal governo precedente.

Il ruolo dell'Italia

Già, perché questo bilancio comune dovrebbe servire come primo passo (il secondo sono gli eurobond) per stabilizzare quei Paesi alle prese con alti debiti pubblici e, nel nostro caso, con una forte incidenza di crediti deteriorati nella pancia della banche nazionali. Sul debito pubblico, come è noto, l'Italia continua ad arrancare e la manovra dell'esecutivo gialloverde, secondo la Commissione e gli altri Stati membri, rischierebbe di peggiorare la situazione. Dove il nostro Paese ha invece fatto progressi notevoli è sui crediti deteriorati: proprio in questi giorni, Bruxelles ha fatto sapere che nell'ultimo triennio le banche tricolore hanno eliminato dai loro bilanci 82 miliardi di euro di prestiti difficili da recuperare (i cosiddetti Non-performing loans, o Npl).

Il fronte dei contrari

Sarà forse anche per questo che i veti incrociati nell'Eurogruppo, che hanno finora bloccato l'adozione di un bilancio comune dell'area Euro, sembrano finalmente superati. I contrari a questo bilancio, infatti, sono soprattutto i cosiddetti 'falchi dell'austerity' che, per dirla con le parole del governatore di Bankitalia Ignazio Visco, temono che esso "si trasformi in una fonte di trasferimenti permanenti a favore dei Paesi strutturalmente più indebitati" come il nostro. Nello stuolo dei contrari ci sono anche la Lega e il suo nuovo gruppo europeo di partiti sovranisti, Identità e democrazia, che vedono in questo bilancio un nuovo strumento in mano a Bruxelles per limitare la sovranità dei Paesi sulle politiche economiche.     

Il mini-budget

A ogni modo, i veti sembrano ormai superati. La riforma, promossa, tra gli altri, dal presidente francese Emmanuel Macron e dai socialdemocratici tedeschi, deve pero' ancora essere definita nel suo punto più delicato: i fondi messi a disposizione. Se Macron chiedeva un bilancio pluriennale di almeno 100 miliardi, la cifra emersa ufficiosamente dalle stanze di Lussemburgo si aggira tra i 17 e i 20 miliardi. Una parte di questi fondi, oltre ai contributi statali, dovrebbe arrivare dalle entrate proprie dell'Ue, ossia da tasse sovranazionali incassate direttamente da Bruxelles. Spetterà adesso ai capi di Stato e di governo decidere se e come aumentare il budget. 

Di certo, al momento, ci sono le linee guida sul funzionamento di quello che sarà il primo bilancio comune dell'Eurozona. Vediamo i dettagli.

La mission

Il bilancio servirà a finanziare riforme strutturali e progetti di investimenti pubblici. I Paesi sottoporranno i programmi prevedendo alcune parti di finanziamento nazionale. In sostanza viene applicato lo schema dei fondi strutturali europei che prevedono la ripartizione in quota del finanziamento dello Stato e della Ue. Sarà definito un tasso di cofinaziamento nazionale minimo che potrà variare a seconda delle condizioni del ciclo economico. In sostanza, quando l'economia va male si otterrà di più dal 'bilancio' Eurozona.

Le riforme strutturali e i progetti di investimento pubblico dovranno riflettere le linee guida strategiche sull'uso dello strumento fornito dagli Stati membri dell'area dell'euro, attraverso Eurosummit e l'Eurogruppo, e definite nel semestre europeo.

Soldi in cambio di riforme

L'accesso al finanziamento degli Stati membri dipenderà dall'attuazione delle riforme strutturali e degli investimenti, dal rispetto della condizionalità macroeconomica applicabile prevista dal regolamento sulle disposizioni comuni e dal rispetto delle norme orizzontali applicabili all'attuazione del bilancio dell'Ue. Gli Stati membri riceveranno il sostegno finanziario a rate, subordinatamente all'adempimento delle tappe concordate. 

La Commissione valuterà le proposte degli Stati membri sulla base di criteri trasparenti. Gli Stati membri riferiranno regolarmente sull'attuazione degli impegni di riforma e di investimento, nel contesto del semestre europeo. In sostanza, si rafforza il legame tra questo bilancio e le norme del Patto di stabilità e di crescita.

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