Il Parlamento Ue chiede 2 miliardi in più per il clima, gli Stati membri dicono "no"

Strasburgo ha approvato una proposta per il bilancio 2020 che porta gli impegni a 171 miliardi contro i 168,8 fissati dal Consiglio. Che si oppone agli aumenti: "Approccio prudente e realistico e nel miglior interesse dei contribuenti europei"

Una forbice di 4,2 miliardi, di cui la metà da destinare alla lotta ai cambiamenti climatici. E' questa in sostanza la distanza che separa il Parlamento europeo dai ministri delle Finanze degli Stati membri sugli impegni da prendere per il prossimo bilancio comunitario, quello per il 2020. Una distanza che ha di fatto aperto un nuovo scontro istituzionale tra Strasburgo e il Consiglio Ue, che riunisce per l'appunto i governi dei 28 Paesi dell'Unione.

Il botta e risposta tra le due istituzioni europee è scattato subito dopo l'appovazione da parte del Parlamento del progetto di bilancio per il 2020, che fissa il livello degli impegni a 171 miliardi e quello dei pagamenti a 159,1. La proposta dell'Eurocamera è più alta anche di quella della Commissione, che è una sorta di via di mezzo tra Strasburgo e Stati membri. A far salire la spesa sono soprattutto gli oltre 2 miliardi di euro chiesti per la tutela del clima. A cui si aggiunge un aumento dei fondi per l’Iniziativa per l’occupazione giovanile, Erasmus+, le piccole e medie imprese, la ricerca, la digitalizzazione, la migrazione, la politica estera e gli aiuti umanitari.

Temi prioritari che il Consiglio, in una nota ufficiale emessa a stretto giro di posta, dice di condividere in linea generale, ma non se si tratta di mettere mano ai portafogli nazionali: non siamo disposti ad "accogliere tutti gli emendamenti al bilancio dell'Ue" adottati dagli eurodeputati, affermano gli Stati membri. La loro proposta non va oltre i 166,8 miliardi di impegni e i 153,1 miliardi di pagamenti. Occorre "un bilancio con adeguati livelli di finanziamento per i differenti programmi e settori, sulla base di un approccio prudente e realistico e nel miglior interesse dei contribuenti europei", ha spiegato Kimmo Tiilikainen, capo negoziatore del Consiglio per il bilancio dell'Ue.

Lo scontro tra Parlamento e Stati membri non è solo sul livello di spesa, ma anche sulla distanza tra impegni e pagamenti: Strasburgo chiede da tempo di ridurre questa forbice, che ha provocato negli anni diversi problemi di liquidità ai beneficiari dei finanziamenti Ue, in particolare le piccole e medie imprese. Il Consiglio, su questo punto, ricorda come rispetto al 2019, i pagamenti proposti siano aumentati del 3,3%, a un ritmo decisamente più alto degli impegni. 

Le due istituzioni avranno adesso l'occasione di confrontarsi al comitato di conciliazione, che si riunirà il 4 e il 15 novembre. Se dal comitato non verrà fuori una posizione comune, la Commissione Ue dovrà presentare una nuova proposta. A quel punto, sarà corsa contro il tempo per avere un bilancio definitivo entro la fine dell'anno. 

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