Banche in crisi, la Germania apre a un fondo Ue di salvataggio

Il ministro delle Finanze Scholz: "Occorre completare l'Unione bancaria". Ecco perché sarebbe una buona notizia per l'Italia

Il ministro tedesco delle Finaze Olaf Scholz

Per anni, le discussioni si sono concentrate sulla montagna di crediti deteriorati, ossia prestiti concessi e mai recuperati, detenuti nella pancia di diversi istitui europei: nel 2015, ammontavano a 1.000 miliardi di euro in tutta l'Ue, di cui ben un terzo solo in Italia. Una situazione che ha di fatto bloccato il progetto di una Unione bancaria, ossia di una maggiore integrazione europea nella gestione del settore. E a chi chiedeva l'istituzione di un fondo comune Ue per la gestione delle crisi bancarie, in modo da alleviare i contraccolpi di queste crisi sui Paese, in particolare quelli ad alto debito come il nostro, i soliti falchi (tedeschi e olandesi in primis) replicavano che bisognava prima smaltire i rischi, ossia i crediti deteriorati. L'Italia lo ha fatto, quasi dimezzando la montagna accumulata appena 4 anni fa. E questo sembra aver ridotto gli alibi, come conferma l'apertura arrivata in queste ore proprio dalla Germania per la creazione di un meccanismo unico europeo di assicurazione sui depositi bancari.

La proposta di Scholz

Con un articolo sul Financial Times, il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz ha spiegato che, anche a causa della Brexit, e del venir meno dall'Ue del centro finanziario britannico, si impone il completamento dell'Unione bancaria. E che questo, oltre a già citati progressi sulla riduzione dei crediti deteriorati, deve passare anche dall'assicurazione comune sui depositi, ossia da un fondo comune per far fronte a eventuali crisi di una banca Ue.

L'apertura non è da poco, visto che proprio la Germania dovrebbe essere il Paese che più di tutti dovrà contribuire a questo fondo. Scholz lo ammette: sarebbe un passo "non irrilevante per la Germania", ha premesso al Financial Times, la "dopo anni di discussioni, lo stallo" sul completamento dell'Unione bancaria "deve finire".

"La necessità di approfondire e completare l'Unione bancaria è innegabile", afferma il ministro tedesco. In un contesto di crescente competizione globale, con i mercati finanziari della Gran Bretagna coinvolti in un processo di uscita dall'Unione europea (la Brexit) "dobbiamo fare veri progressi. Chiedo quindi all'Unione di agire adesso per salvaguardare la sovranità europea". Perché secondo Scholz "né essere dipendenti dai servizi finanziari statunitensi, né esserlo da quelli della Cina può rappresentare una opzione". "Quindi se l'Europa non vuole vedersi sballottare di qua e di là nel campo internazionale, deve andare avanti con i progetti chiave dell'Unione bancaria, così come sul progetto complementare dell'Unione dei mercati dei capitali".

La questione dei crediti deteriorati (italiani)

Il problema sono le precondizioni di fatto che, sempre il ministro tedesco, ritiene necessarie per andare avanti anche sullo schema dei depositi. Secondo Scholz, infatti, il completamento dell'Unione bancaria richiede come "primo punto" uno "schema comune di risoluzione e insolvenza" delle banche, simile a quello utilizzato negli Usa. "Significa fare sì che gli strumenti che si sono rivelati efficaci sulle grandi banche dovrebbero poter essere utilizzati anche sulle piccole", dice. E che nella sua attuazione pratica il nuovo meccanismo Ue si risoluzione delle crisi bancarie (Brrd) si possa considerare "efficace" è questione quantomeno controversa. Ma ancora più problematico potrebbe risultare il secondo punto elencato da Scholz: ridurre ulteriormente i crediti deteriorati delle banche e "affrontare i rischi associati con i debiti pubblici. I titolo di Stato non sono un asset privo di rischio - sostiene il ministro delle Finanze tedesco - e non andrebbero trattati come tali".

E questa idea è oggetto di acceso diverbio tra la Germania e altri Paesi europei e non solo, come l'Italia, scrive l'agenzia Askanews: Berlino ha ripetutamente effettuato tentativi di far passare regole stringenti sui titoli pubblici anche in sede di banca dei regolamenti internazionali, senza mai riuscirsi data la netta contrarietà di paesi come gli Usa. Non essendo riuscita a far passare la stretta a quel livello ha iniziato a riprovare su scala europea. Ma se l'Ue si muovesse da sola nell'ambito internazionale su regole simili rischierebbe di infliggere una misura che minerebbe la competitività delle sue banche.

Con queste due difficili premesse Scholz arriva al terzo punto: "uno schema di Unione bancaria rafforzato dovrebbe includere quale forma di meccanismo comune europea di assicurazione sui depositi", ammette. Per la Germania "non sarebbe un piccolo passo - dice - ma migliorerebbe in maniera significativa la tenuta internazionale dei depositi finanziari europei". Infine, dopo questa apertura condizionata il ministro tedesco mette subito le mani avanti precisando che "questo schema dovrebbe essere soggetto a determinate condizioni, una delle quali sarebbe che la responsabilità nazionale deve continuare ad essere un elemento centrale".

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