L’Ue ha 267 miliardi di arretrati, l'allarme della Corte dei conti

In dieci anni, la distanza tra impegni e pagamenti è quasi raddoppiata. Pesano anche i ritardi degli Stati membri, Italia e Polonia in testa

Ci sono 267 miliardi di euro che l’Unione europea si è impegnata a pagare a Stati, Regioni, ma soprattutto a imprese, cittadini e università. E che ancora non sono stati saldati. Una differenza, quelle tra impegni e pagamenti, che fino a una certa soglia rientra nella normale gestione del bilancio.  Ma questa soglia, avverte la Corte dei conti, è stata ampiamente superata. E “potrebbe comportare notevoli rischi finanziari per il futuro”. 

E’ l’allarme lanciato dai giudici contabili dell’Ue nella loro ultima relazione sullo stato di salute delle casse della Commissione europea. I dati fanno riferimento alla fine del 2017: “Il valore dei pagamenti che la Commissione europea dovrà eseguire – si legge nel report - ammontava a 267 miliardi di euro e verosimilmente continuerà ad aumentare. La Corte avverte che ciò potrebbe limitare la capacità della Commissione di gestire future necessità o di evadere future domande di pagamento in tempo”.

I precedenti

Il rischio è più che concreto se combinato con i timori di una nuova crisi economica. Del resto, è quello che è già successo nel 2011 e nel 2014, ricorda la Corte, quando l’Ue e gli Stati membri si sono ritrovati a mettere mano ai rispettivi portafogli per affrontare “arretrati anomali”. Ma questi interventi di emergenza non sono bastati a fermare la lenta e inesorabile crescita della forbice tra impegni e pagamenti, chiamata in gerco RAL (dal francese reste à liquider).

Nell’ultimo decennio, il RAL è gonfiato anno dopo anno, fino a raggiungere il record di 267 miliardi di euro, ben il 90% in più rispetto al 2006. Il grosso di questo arretrato è legato ai fondi Sie, i fondi Ue più noti, da quelli per la coesione e lo sviluppo regionale (il Fesr) a quelli per il sociale (il Fse), per l’agricoltura (il Feasr) e la pesca (il Feamp): nel complesso, il ritardo dei pagamenti per questi fondi ha raggiunto i 189,9 miliardi. 

I ritardi dell'Italia

A incidere su questa forbice sono anche i ritardi nell’assorbimento dei fondi Ue da parte degli Stati membri. E in questo l’Italia si piazza ai primi posti nelle classifiche dei ritardatari. Essendo tali fondi in gestione concorrente (ossia gestiti al contempo da Ue e Stati nazionali), la Corte ha stilato una classifica dei RAL nazionali: in testa c’è la Polonia, con una differenza tra impegni e pagamenti pari a 34,6 miliardi di euro. Al secondo posto c’è l’Italia, con una forbice di 22,3 miliardi (pari al 46% dei fondi assegnati al nostro Paese). 

La Corte ha anche stilato una graduatoria degli Stati membri per capacità di assorbimento dei fondi assegnati nel periodo 2014-2029: al 2017, l’Italia era ultima. L’inciso di questa situazione è che i Paesi con i maggiori ritardi perdano una fetta consistente delle risorse assegnate: l’Italia, ricorda la Corte, ha già perso nello scorso bilancio pluriennale (2006-2013) ben 221,2 milioni di euro. Il cosiddetto “disimpegno”.

Fondi a rischio

Ebbene, i ritardi che si sono accumulati negli ultimi anni potrebbero portare a disimpegni ancora maggiori, non solo per l’Italia, e ritardi ulteriori nei pagamenti a imprese, agricoltori e ai tantissimo altri soggetti interessati dai fondi Ue. Come evitare tale rischio? La Corte sottolinea che se la distanza tra impegni e pagamenti è alta è in primo luogo perché mancano risorse fresche nelle casse dell’Unione. Risorse che devono mettere gli Stati membri. 

L’altra strada sarebbe quella di ridurre gli impegni, ossia l’entità degli investimenti programmati per lo sviluppo. O, peggio, aumentare i disimpegni, ossia i tagli ex post. 

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