L'agenzia Ue per l'uguaglianza predica bene e razzola male

Una sentenza della Corte della Lituania, dove ha sede l'istituto per la parità di genere, ha stabilito che i dipendenti a tempo determinato venivano pagati meno di quelli permanenti, nonostante le regole comunitarie lo vietino

Foto da Fb

“Fai quello che dico ma non fare quello che faccio”, dice il prete in un vecchio adagio napoletano. E il detto sembra calzare a pennello per l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (Eige). La Corte della Lituana si è pronunciata a favore di cinque ex dipendenti dell'Agenzia comunitaria che hanno affermato che l'istituto con sede a Vilnius ha sfruttato per anni lo status di "impiegati temporanei" per pagarli meno del normale personale dell'Unione europea, violando così le regole sull'uguaglianza, se no di genere, di certo nei diritti dei lavoratori.

Sì perché le norme comunitarie sui compensi dei lavoratori temporanei, che sono spesso assunti per progetti a breve termine o per sostituzioni durante congedi parentali, stabiliscono che questi debbano essere pagati come gli impiegati a tempo pieno se svolgono le stesse mansioni. Come racconta Politico, i 5 lavoratori che hanno fatto causa in quanto nonostante abbiano lavorato fino a tre anni nell'istituto, avrebbero guadagnato molto meno dei colleghi a tempo indeterminato e addirittura meno dei tirocinanti dell'agenzia.

Secondo i loro calcoli, lo stipendio mensile medio degli impiegati intermedi era di circa 650 euro al netto delle imposte, mentre i dipendenti a tempo pieno dell'agenzia partono da 1.100 netti. Gli impiegati temporanei erano stati assunti attraverso un appalto ad un'agenzia del lavoro, Manpower. Quando il caso scoppiò, nell'aprile del 2017, i ricorrenti erano in 7 ma due hanno poi trovato un accordo e si sono ritirati dalla causa, gli altri 5 hanno deciso di andare avanti. La causa non è quindi direttamente contro l'Eige, ma sarà l'istituto a dover pagare se l'agenzia interinale non lo farà, essendo considerato “parte terza” nel procedimento.

Nel giugno 2018, la commissione lituana del lavoro, un organo che si occupa della risoluzione delle controversie, si è schierata con i lavoratori chiedendo il pagamento retroattivo delle differenze di stipendio di quell'anno, circa 4mila euro a testa, stabilendo anche che in futuro i lavoratori a termine dovranno ricevere lo stesso salario dei permanenti. Questa decisione è stata confermata dalla Corte e ora, secondo l'avvocato dei cinque, questa sentenza potrebbe aprire la strada al altre cause simili in altre agenzie comunitarie.

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