#BACKTOSCHOOL: riportare i minori rifugiati a scuola per la loro formazione e per combattere abusi e radicalizzazione

Dal 2015 1,5 milioni di bambini rifugiati è approdato nella Ue. Oggi gruppo S&D presenta uno studio sulla loro situazione: per guerra e burocrazia perdono importanti anni di scuola, recuperarli all'insegnamento per formarli e proteggerli

ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Riportare i bambini rifugiati a scuola per evitare di perdere una generazione e di esporli ad abusi, violenze e radicalizzazione. E' questo l'appello lanciato al Parlamento Ue dal gruppo S&D sulla base dello studio #BACKTOSCHOOL realizzato dal Global Progressive Forum (GPF), in vista del dibattito nell'Eurocamera con la Commissione e il Consiglio Ue sulla protezione dei bambini rifugiati, previsto per maggio.

Il diritto dell'Ue prevede che ogni paese europeo debba offrire accesso all'istruzione a ciascun minore rifugiato entro 3 mesi dalla domanda di asilo. La ricerca promossa dal Global Progressive Forum, in collaborazione con il Migration Policy Group e la rete Sirius su migrazione e istruzione, evidenzia invece ritardi e mancanze di risorse per raggiungere questo obiettivo. Nei casi migliori, l'istruzione fornita si traduce spesso in attività educative-ricreative, non in una vera e propria scuola. Inoltre, ci sono differenze significative tra i paesi Ue e anche all'interno dello stesso paese.

Dal 2015 1,5 milioni di bambini in fuga è approdato nella Ue

“Dall'inizio del 2015, sono arrivati nei campi profughi di Europa e Turchia almeno 1,5 milioni di bambini in fuga da conflitti e la maggior parte di loro ha già perso in media due anni e mezzo di scuola nel proprio paese a causa dell'impatto di conflitti e violenze", ha affermato, presentando lo studio, l'eurodeputato S&D e presidente del GPF, Enrique Guerrero. Una volta in Europa, continua Guerrero, "i trasferimenti tra i centri per i rifugiati e altri ritardi nella valutazione delle loro richieste di asilo possono far trascorrere fino a tre anni e mezzo in più durante i quali vengono privati delle opportunità di apprendimento. Per i minori non accompagnati, i ritardi possono essere anche maggiori, data la necessità di assegnare loro un tutore".

La scuola il modo migliore per proteggerli dagli abusi 

“Pragmaticamente parlando, mandare i bambini rifugiati a scuola è anche il modo migliore per proteggerli dagli abusi, dallo sfruttamento e dalla radicalizzazione". Sfortunatamente, uno dei risultati più drammatici del nostro studio è che la maggior parte di questi bambini è scomparsa drammaticamente dai radar delle autorità pubbliche. Ci sono pochissimi dati ufficiali e informazioni su di loro e sulla loro integrazione nelle scuole”.

Thomas Huddleston, direttore della ricerca presso il Migration Policy Group e presidente della rete Sirius su migrazione e istruzione, ha sottolineato "il sostegno ancora insufficiente" previsto dagli Stati membri "per i rifugiati in età scolastica e per le loro famiglie, con grandi differenze e lacune tra i paesi europei: anche l'Europa sta dimenticando i bambini rifugiati non controllando i percorsi scolastici e di integrazione di questi minori. L'Europa non può chiudere un occhio sui bisogni di questi bambini e sul loro forte desiderio di imparare”.

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