Il M5s: "Il Ceta è una beffa per il vino Ue". Ma i produttori europei: "Noi lo sosteniamo"

Il mondo agricolo diviso sull'accordo. La Coldiretti continua ad affermare che è una danno per il Made in Italy, ma Agrinsieme chiede al governo di ratificarlo: "Aumentate le esportazioni"

L'accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada continua a fare discutere. A puntare il dito contro l'accordo commerciale è ancora una volta il Movimento 5 Stelle che afferma che “i produttori italiani ed europei sono sul piede di guerra perché a nove mesi dall'entrata in vigore del Ceta ci sono troppe protezioni e barriere che di fatto impediscono la vendita del vino europeo oltreoceano”. Un'accusa arrivata alla vigilia del primo incontro del comitato Vini e alcolici Ue-Canada, istituito nell'ambito del Ceta, che avrà luogo domani. Un'accusa che in Italia è sostenuta da Coldiretti, ma non da altre organizzazioni del settore. Compreso il Comitato europeo imprese del vino

La protesta M5s

L'eurodeputata Tiziana Beghin lamenta che nonostante i dazi doganali siano stati rimossi “vendere vino in Canada non è diventato più facile”, perché il Paese nordamericano pur avendo eliminato le barriere esterne ne avrebbe messe in atto alcune interne. “In alcune regioni del Paese solo i vini canadesi possono essere venduti al supermercato, in altre le licenze per vendere spumante italiano, champagne francese o vino spagnolo sono difficili da ottenere e richiedono moltissimo tempo”, ha denunciato Beghin sottolineando che inoltre “le tasse sono più alte sui vini stranieri proprio per penalizzarne la vendita”. Insomma, per la 5 Stelle, “il Ceta si è rivelato una beffa come noi avevamo denunciato”.

Mondo agricolo diviso

Ma sul tema il mondo agricolo è diviso. Da una parte la Coldiretti continua a criticare il libero scambio con il Canada affermando, tra le altre cose, che non tutela abbastanza i nostri vini, non avendo un elenco aggiornato delle denominazioni di origine controllata, e così non sono protetti dalle imitazioni marchi importanti come l’Amarone, la Falanghina del Sannio o il Gutturnio.

Tesse le lodi del trattato invece Comitato europeo imprese del vino (Ceev, che conta Federvini tra i membri italiani): il "settore vitivinicolo europeo sostiene il Ceta", ha detto il suo segretario generale, Ignacio Sànchez Recarte,. In agenda c'è la discussione su alcuni ostacoli nei canali di vendita di vini europei oltreoceano. Proprio "le disposizioni incluse nel Ceta - aggiunge Recarte - serviranno a rimediare al trattamento discriminatorio che i vini dell'Ue subiscono nel mercato canadese". Per ottenere questo risultato, però, l'accordo va "attuato pienamente e il prima possibile", conclude Recarte. Una linea condivisa in Italia anche da AngrInsieme.

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