Non solo quote latte: +110% di export di formaggi italiani grazie alla norma Ue sulla sicurezza alimentare

Nel 15esimo anniversario della Food Law europea, Assolatte celebra a Bruxelles i successi del formaggio Made in Italy. Attenzione però ai semafori alimentari.

ANSA / CIRO FUSCO / SIM

300 mila tonnellate di formaggi italiani venduti in Europa, per un 110% in più di esportazioni da quando, 15 anni fa, è entrata in vigore la Food Law della Ue. E' questo il dato migliore con cui Assolatte festeggia l'anniversario della legislazione comunitaria sulla sicurezza alimentare, la base normativa entrata in vigore nel 2002 per assicurare un elevato standard qualitativo dei prodotti comunitari in commercio e, quindi, per potenziare il commercio interno ed esterno nel settore agroalimentare.

Una normativa figlia delle del pollo alla diossina e della mucca pazza, due crisi che a fine anni 90 hanno profondamente cambiato la percezione di governi e consumatori europei sulla necessità di difendere la qualità e la salubrità di ciò che finisce sul loro piatto. Sempre alla Food Law va ascritta la nascita dell’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare di Parma, e del Sistema di Allerta Rapido RASFF, che permette di richiamare in tempo reale qualunque prodotto difettoso o potenzialmente pericoloso.

Boom di export fin da subito

Il boom dell'export di formaggi, con un +17% già nel 2003, solo ad un anno dall'applicazione della Food Law, ridisegna in parte anche il rapporto tra il mondo del latte e Bruxelles, un rapporto duro, segnato dal conflitto delle quote latte, ma che, evidentemente non ha significato solo limiti ed ostacoli per gli operatori lattierocaseari italiani. 

Le nuove sfide

Se i primi 15 anni della normativa hanno assicurato la tutela di prodotti e il crescere del mercato, Assolatte, presente oggi a Bruxelles ad un evento di commemorazione della Food Law, ricorda anche i rischi che si presentano oggi. "Le stesse ragioni che ci portano ad applaudire la Food Law e le altre norme comunitarie sul settore, come la normativa sui prodotti DOP", ha affermato nel suo intervento Attilio Zanetti, delegato dell’associazione per le politiche europee, "ci fanno essere critici nei confronti delle troppe fughe in avanti di alcuni Paesi su temi chiave" come "sulla proliferazione delle iniziative in tema di origine o di etichettatura a semafori, che confondono i consumatori, ostacolano la libera circolazione, provocano disuguaglianze e indeboliscono la competitività delle aziende».

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