Natale Extra Brut per lo Champagne: bocciato il ricorso del Consorzio francese contro il sorbetto di un discount tedesco

Superato dal prosecco come bollicina più amata dagli europei, ora il vino francese perde il ricorso alla Corte di Giustizia Ue. Se il Champagner Sorbet dell'Aldi sa di Champagne può fregiarsi del nobile nome. Ai giudici tedeschi provare se effettivamente il sorbetto sa di Champagne.

Natale amaro, per non dire Extra Brut, per lo Champagne: superato dal prosecco come la bollicina preferita dagli europei ed ora anche bocciato dai giudici della Corte di Giustizia dell'Unione europea. Pollice verso, infatti, in Lussemburgo per il ricorso presentato dal CIVC, il Comitato interprofessionale Vino Champagne, l'associazione dei produttori, contro il 'Champagner Sorbet' venduto in Germania dalla catena di supermercati discount Aldi Süd. Se sa di Champagne, si può chiamare Champagne, il senso, stringi stringi, della sentenza dei giudici Ue. 

La battaglia del consorzio Champagne contro il discount tedesco

La diatriba nasce nel 2013. Allora i produttori francesi avevano chiesto ai giudici tedeschi di lanciare un provvedimento inibitorio alla vendita del sorbetto, sugli scaffali dell'Aldi dalla fine del 2012 e dal contenuto, assicura la catena tedesca, al 12% di Champagne. Secondo la CIVC la distribuzione del dessert con tale nome violerebbe la denominazione di origine protetta DOP "Champagne".

Il caso scala vari gradi di competenza, passa per la Corte federale di giustizia tedesca e, infine, arriva ai giudici del Lussemburgo, incaricati proprio di analizzare e interpretare la normativa Ue sulla tutela delle DOP. E la Corte da ragione al discount tedesco, contro il più nobile consorzio delle bollicine francesi più pregiate. 

La sentenza dei giudici del Lussemburgo

I giudici, pur ammettendo che la denominazione 'Champagner Sorbet' ripercuote su tale prodotto la notorietà della DOP 'Champagne', trasmettendogli un'immagini di qualità e prestigio, e quindi un vantaggio commerciale, affermano che tutto ciò non costituisce "un vantaggio indebito" e quindi nemmeno "uno sfruttamento illecito della notorietà della DOP 'Champagne'. Il tutto perché il prodotto in esame ha, "quale caratteristica essenziale", un gusto conferito "principalmente dallo Champagne". In sostanza, se sa di Champagne perché contiene Champagne, il prodotto si può fregiare del nobile nome. 

"L’utilizzo diretto della DOP 'Champagne' - si legge nella sentenza - mediante la sua incorporazione nella denominazione del prodotto in esame, al fine di rivendicare apertamente una qualità gustativa ad essa connessa, non costituisce né un’usurpazione, né un’imitazione, né un’evocazione illecite ai sensi della normativa dell’Unione sulla protezione delle DOP". 

Rimane da provare se sa di Champagne

Partita finita? Sì per il principio, che viene chiarito a svantaggio dei produttori francesi, ma non per il Sorbetto, che viene rimandato ai giudici tedeschi dai loro colleghi comunitari. Spetterà infatti al giudice nazionale verificare, alla luce degli elementi di prova prodotti dall'Aldi, se il Sorbetto abbia effettivamente come "caratteristica essenziale" il gusto conferito dallo Champagne. La Corte precisa al riguardo che la quantità di champagne contenuta "costituisce un criterio importante, ma non sufficiente".

E qui la Corte avverte la catena tedesca: se il sorbetto in esame non avesse, quale caratteristica essenziale, quel gusto a Champagne, a quel punto la denominazione 'Champagner Sorbet' apposta sulla confezione o sull’imballaggio costituirebbe un’indicazione falsa o ingannevole, e quindi illecita. Per lo DOP Champagne in quel caso sarebbe una vittoria, ma molto magra.  

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