Cresce la bio-industria europea, Italia secondo Paese Ue per fatturato

Il settore crea guadagni per oltre 100 miliardi di euro e impiega circa 500mila persone. Nell'intera Unione meglio del nostro Paese fa solo la Germania

PA/DANIEL KARMANN

Quello della bio industria è un settore in espansione che potrebbe contribuire notevolmente alla crescita economica dell'Europa, una opportunità che l'Italia sta cogliendo ma le cui potenzialità sono molto superiori a quelle che vengono sfruttate. Secondo le valutazioni della "joint venture" fra le bio-industrie europee e la Commissione europea Bio-based industries joint undertaking (Bbi-Ju) l'Italia è il secondo Paese europeo per fatturato e occupazione nel settore dello sviluppo dei prodotti basati su processi biologici ('bio-based'), come bioplastiche o tessuti realizzati a partire da residui, materie prime considerate di scarso valore o sottoprodotti di altre lavorazioni.

Secondo i dati di questa partnership pubblico-privato da 3,7 miliardi di euro (di cui 975 milioni da Bruxelles e 2,7 miliardi di privati) nata nel 2014 per ridurre la dipendenza dell'economia europea dal petrolio, almeno per quanto riguarda fibre e materiali, il settore in Italia fattura oltre 100 miliardi di euro e impiega circa 500mila persone. Nella intera Unione fa meglio solo la Germania. "Ma se consideriamo la popolazione, allora l'Italia è il primo Paese europeo per fatturato", ha spiegato il direttore esecutivo della joint venture Philippe Mengal, in concomitanza con l'apertura a Rimini della fiera dell'economia verde, Ecomondo.

Ogni anno in Europa milioni di tonnellate di polpa di barbabietola da zucchero vengono utilizzate per produrre alimenti per animali, fertilizzanti o vengono trasformate in energia. La stessa materia prima potrebbe essere trasformata in scarpe, biciclette, racchette da tennis, pneumatici e, secondo le valutazioni della Bbi-Ju, il valore di questa preziosa materia prima potrebbe così aumentare fino a 50 volte l'attuale. La tecnologia utilizzata da queste industrie permette che dalla barbabietola, così come da altre materie "povere" naturali, come le biomasse, il legno, ma anche rifiuti e materiali riciclati e persino CO2, si possano ottenere componenti per l'industria tessile, automobilistica, delle attrezzature sportive, e anche dell'aviazione.

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"Il settore vale 6,74 miliardi a livello europeo e la crescita annuale è a due cifre. Gli addetti sono già 3,3 milioni e nonostante l'elevato livello di automazione aumenteranno di 400mila entro il 2020", ha spiegato Mengal. "L'Italia è il secondo paese per partecipazione alla joint venture pubblico-privata con un totale di 75 società che beneficiano del suo sostegno in 36 progetti. Di queste, 7 sono coordinatori di progetto", ha sottolineato il direttore esecutivo.  

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