Biologico, gli agricoltori italiani contro le nuove norme Ue

La Cia: “Danneggiano il nostro paese”. Tra i punti critici, le misure per contrastare i rischi di contaminazione da pesticidi delle colture

Una fiera dell'agricoltura biologica a Bologna / ANSA

L'introduzione di standard comuni per tutti i prodotti con il marchio bio dell'Ue che sono realizzati o sono stati importati nel mercato europeo. Il 95% degli ingredienti degli alimenti processati dovrà essere bio o niente etichetta. Misure contro i rischi di contaminazione da pesticidi delle colture bio. E ancora la possibilità di rilasciare certificazioni di gruppo per i piccoli agricoltori. Sono queste alcune delle novità contenute nel pacchetto di misure varato dalla Commissione e dal Consiglio Ue per riformare il settore dell'agricoltura biologica in Europa. Domani, il testo dovrà ricevere un primo ok del Parlamento europeo, a cui spetta il via libera definitivo. Ma le norme non piacciono alla Cia, la confederazione degli agricoltori italiani.  

La protesta italiana

“Chiediamo ai deputati della commissione parlamentare Agricoltura di votare no – si legge in una nota – Questo testo non riforma nulla, soprattutto non apporta alcun miglioramento per i consumatori nel momento in cui non mette mano alle regole sulla contaminazione dei prodotti. Per la parte produttiva è addirittura peggiorativo, penalizzando il nostro Paese che è tra i più virtuosi nel rispetto dei disciplinari di coltivazione e, quindi, ci pone in una condizione di svantaggio competitivo”.

Nel suo appello,la Cia chiede “a tutti i parlamentari europei un atto di responsabilità per un comparto che in Italia è in costante crescita, con oltre 60 mila aziende impegnare e una superficie coltivata a biologico che sfiora il 15% del totale”.

Un settore da 27 miliardi

Il settore dell'agricoltura biologica, nell'Unione europea, vale 27 miliardi di euro e si presenta come uno dei più dinamici in assoluto, con una crescita del 125% in 10 anni. Alcune delle regole che lo normano, però, sono vecchie di due decenni. Ecco perché Bruxelles ha presentato il testo di riforma che, se passasse indenne dalle forche caudine del Parlamento, entrerebbe in vigore nel 2021. "Le nuove regole – dice la Commissione Ue - definiscono un equilibrio tra la necessità di effettuare controlli per dare fiducia ai consumatori e il carico che questo processo comporta per gli agricoltori e le autorità competenti".

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