Precari pubblici, la Corte Ue: “No obbligo di stabilizzazione, ma risarcimenti previsti da Italia non sono adeguati”

Il caso di una dipendente del Comune di Valderice, in provincia di Trapani, che ha fatto ricorso alla giustizia  dopo 6 anni di contratti a tempo determinato. Per l'avvocato generale di Lussemburgo, le leggi sul lavoro del nostro Paese non tengono conto della reale entità del “danno subito”

Una protesta dei precari della Regione Campania a Napoli / ANSA / CIRO FUSCO

Per far valere i suoi diritti e ottenere un posto fisso dopo 6 anni di contratti a tempo determinato, una precaria del Comune di Valderice, in provincia di Trapani, si è appellata giustizia. E il suo caso è arrivato fino alla Corte di giustiza dell'Ue. Ma la risposta dei giudici di Lussemburgo è stata agrodolce: l'amministrazione non è tenuta a stabilizzarla, ma deve versarle un risarcimento adeguato per il “danno subito”, superiore a quello previsto attualmente dalle leggi italiane.

E' quanto ha stabilito  l'avvocato generale della Corte di giustizia dell'Ue, Maciej Szpunar, nelle conclusioni relative a una causa che vede opposti una lavoratrice, G.S., e il comune del Trapanese. Una vicenda, quella di G.S., che accomuna tantissimi precari delle amministrazioni pubbliche italiane. Ed è per questo che sta già facendo discutere.

Il parere dell'avvocato generale 

Stando al giudice europeo, infatti, una sequela di contratti a scadenza non puo' costringere all'assunzione a tempo indeterminato. Ma puo' aprire la strada a risarcimenti non di poco conto: l'indennità forfettaria prevista in questi casi, scrive il giudice, "non può sostituirsi interamente al risarcimento completo del danno subito”

La donna era stata impiegata dal Comune di Valderice la prima volta nell'ottobre 2010 e il suo ultimo contratto prevedeva come scadenza il 31 dicembre 2016. Ritenendo illecita una simile concatenazione di contratti a termine, la donna si è rivolta al Tribunale di Trapani, che a sua volta ha chiesto un parere alla Corte Ue. 

Cosa prevede la legge italiana

La legge italiana prevede che la successione di contratti di lavoro a tempo determinato nel settore pubblico non puo' andare oltre i trentasei mesi. Se si supera tale limite, il precario puo' ottenere un risarcimento che va dalle 2,5 alle 12 mensilità sulla base dello stipendio ricevuto con l'ultimo contratto. 

Per la Corte Ue, tale risarcimento non è adeguato, vista la sproporzione con la portata potenziale dell'abuso, che può avere conseguenze per diversi anni. Inoltre, l'avvocato generale suggerisce sanzioni più dure nei confronti dei dirigenti che abusano di contratti a tempo determinato. 

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