Le mamme 'No Pfas' chiedono all'Ue misure contro la contaminazione delle falde acquifere venete

La sostanza chimica, che si teme abbia effetti sul sistema endocrino e sia cancerogena, è stata trovata in percentuali oltre la norme nelle provincie di Verona, Padova e Vicenza. Il Movimento 5 Stelle: “Cambiare l'approccio al problema mettendo al centro il principio di precauzione”

La questione della contaminazione da Pfas delle falde acquifere del Veneto arriva a Bruxelles. Un gruppo di madri è venuta nella capitale europea per incontrare i deputati e sensibilizzarli sul problema delle province di Verona, Padova e Vicenza, nelle cui acque sono state trovate concentrazioni al disopra dei livelli consentiti di queste sostanze chimiche conosciute anche come acidi perfluoroacrilici. I Pfas vengono usati prevalentemente dall'industria, ad esempio nella filiera di concia delle pelli, nel trattamento dei tappeti, nella produzione di carta e cartone per uso alimentare. Gli effetti sulla salute di queste sostanze sono sotto indagine e si pensa che intervengano sul sistema endocrino, compromettendo crescita e fertilità, e che siano cancerogene.

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La contaminazione delle acque nel veneto non sarebbe quindi solo una questione ambientale ma anche sanitaria. A Bruxelles il gruppo di mamme 'No Pfas', donne che hanno scoperto nei loro bambini valori ematici alterati, sono venute a chiedere che venga riveduta la direttiva comunitaria sulle acque potabili che è in corso di discussione. Hanno incontrato diversi eurodeputati del Movimento 5 Stelle: Marco Zullo, Eleonora Evi, che segue il report in commissione Ambiente e Dario Tamburrano. A loro hanno consegnato un decalogo vero e proprio che parte dalla richiesta di un forte intervento da parte dell’Unione Europea per l’uso del principio di precauzione e il divieto di produzione di tali sostanze, assieme alla tolleranza zero per i trasgressori, l’uso di impianti a circuito chiuso in industria e divieto di autocertificazione per le aziende a rischio. “La Commissione Europea ha introdotto per la prima volta le Pfas, componenti usate per impermeabilizzare, tra i parametri di contaminazione chimica da monitorare per la salubrità dell’acqua potabile”, ha spiegato Zullo, secondo cui ora si deve “normare l’eventuale presenza di tali sostanze chimiche” nelle falde acquifere. “Ma, mentre la Commissione propone valori di 100 nanogrammi ogni singolo Pfas e 500 nanogrammi in cumulo, e la Regione Veneto ha imposto i limiti di 30 in parametro individuale e 90 per cumulo, il Movimento 5 Stelle chiede ben di più, puntando in futuro alla presenza zero, per avere 10 soli nanogrammi di valore individuale e 50 per cumulo di Pfas”, ha dichiarato il deputato europeo rivendicando di aver deciso di proporre valori ancora più stringenti rispetto a quelli proposti dal Veneto. Questo perché, per l'eurodeputato, “chi legifera deve cambiare l’approccio a questo genere di problema, mettendo al centro delle soluzioni da trovare, il principio di precauzione, blindando i principi a prova di futuro: oggi infatti, si parla di Pfas, domani può essere individuata qualche altra molecola pericolosa per la nostra salute”. “Il nostro dovere – ha concluso - è di essere preparati e non dover rimettere costantemente mano a nuovi provvedimenti su principi di salvaguardia della salute, già ampiamente acquisiti”.

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