“La Sicilia restituisca 380 milioni”, il Tribunale Ue dà ragione alla Commissione

Spese di personale gonfiate, consulenti esterni privi di qualifiche, violazioni delle norme sugli appalti: sono solo alcune delle cause che hanno portato alla sentenza con cui i giudici di Lussemburgo hanno condannato la regione (e l'Italia) a ridare indietro quasi un terzo delle risorse spese per il Fondo sociale europeo 2000-2007. “Mancano controlli affidabili”

Foto: Regione Sicilia

Spese di personale gonfiate, consulenti esterni privi di qualifiche, violazioni delle norme sugli appalti. E poi ancora spese sostenute per progetti che erano stati presentati dopo la scadenza dei bandi, mancanza di giustificativi, attività non attinenti ai progetti. Sono alcune delle irregolarità, se non proprie e vere frodi, che hanno portato il Tribunale dell'Ue a condannare l'Italia alla restituzione di 380milioni di fondi europei.

Le risorse fanno parte del Fondo sociale 2000-2007 della Regione Sicilia, a cui di fatto sono imputate le contestazioni mosse dalla Commissione europea e confermate dai giudici di Lussemburgo. Una sonora (e costosa) bocciatura della gestione di un fondo che nel complesso valeva 1,2 miliardi: in sostanza, più di un quarto delle risorse destinate all'Isola dovranno tornare a Bruxelles. 

Le irregolarità

“A partire dal 2005 – scrive la Corte Ue - la Commissione ha effettuato vari audit dei sistemi di gestione e controllo predisposti dalle autorità responsabili, all'esito dei quali essa ha riscontrato gravi carenze nella gestione e nei controlli dell'intervento finanziario nonché varie irregolarità in diverse operazioni (alcune accertate dall’Olaf, l'organismo anti frode)”. Tra le irregolarità: “operazioni relative a progetti presentati dopo la scadenza del termine di presentazione delle domande di partecipazione; spese di personale non correlate al tempo effettivamente impiegato per i progetti; consulenti esterni privi delle qualifiche richieste; giustificativi di spesa insufficienti; spese non attinenti ai progetti; esecuzione delle attività non conforme alla descrizione dei progetti; violazione delle procedure di appalto e di selezione di docenti, esperti e fornitori”.

Controlli inaffidabili

L'Italia aveva tentato di opporsi alle contestazioni della Commissione, ma il Tribunale ha dato ragione per intero all'Esecutivo comunitario, osservando come “sia innegabile l’esistenza di errori sistemici, imputabili a insufficienze nei sistemi di gestione e di controllo che si sono manifestati nel corso di diversi esercizi finanziari e ai quali non è stato posto del tutto rimedio fino alla fine della programmazione”. In particolare, i giudici europei contestano all'Italia la mancanzz “di un sistema di controlli affidabile e operativo”. 

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