L'Ucraina smentisce Salvini e Di Maio: "Basta falsi miti sulle sanzioni alla Russia"

Ma la Coldiretti insiste: “Tre miliardi di perdite, la ripresa del dialogo con Mosca è importante”

Manifesto anti-Putin in Ucraina

L'eliminazione delle sanzioni alla Russia dovrebbe essere una della battaglie che il prossimo esecutivo porterà a Bruxelles. Sul punto sono d'accordo sia Lega che Movimento 5 Stelle, che lo hanno inserito nel loro contratto di governo. Ma a qualcuno la cosa non piace affatto, e quel qualcuno è il Paese per difendere la cui integrità territoriale le sanzioni sono state decise: l'Ucraina.

L'origine delle sanzioni

Le misure restrittive contro uomini e aziende vicine a Vladimir Putin sono una decisione che l'Unione europea prese nel marzo 2014 per fare pressione su Mosca dopo l'annessione della Crimea, decisione a cui il Cremlino ha risposto imponendo un embargo sulle importazioni dall'Europa, soprattutto nel settore agroalimentare, e che hanno colpito fortemente l'economia. Almeno così affermano studi e ricerche delle associazioni di categoria. Ma per l'Ucraina tutta questa sarebbe solo propaganda basata su “miti”. E per spiegarlo l'ambasciata ucraina in Italia ha pubblicato una lista delle 8 affermazioni che sostiene siano false.

I falsi miti sulle sanzioni secondo l'Ucraina

Oltre a rivendicare che le sanzioni europee “non hanno un diretto impatto sull’economia italiana” e che una loro eventuale eliminazione “non ripristinerà automaticamente le esportazioni di questi beni verso la Russia, come lasciano credere alcune dichiarazioni di politici russi”, e che senza sanzioni “le forze armate russe avrebbero avuto una più elevata aggressività nei confronti dell’Ucraina e, per tale ragione, non possono essere eliminate senza passi concreti da parte della Russia verso normalizzazione della situazione” in Crimea, il comunicato dell'ambasciata entra anche nello specifico delle affermazioni sul loro impatto economico in Italia, negandole.

Il calo dell'export

“Negli ultimi anni si è registrato un forte calo delle esportazioni italiane in Russia: si è passati dai 10,7 miliardi di euro del 2013 (prima dell’introduzione delle sanzioni) ai 6,7 miliardi del 2016 (dati Istat)”, riconosce l'ambasciata che però afferma che questo calo non è stato causato dalle sanzioni ma bensì dal fatto che c'è stato un “crollo del prezzo mondiale del petrolio che ha causato una significativa riduzione delle entrate valutarie nella Federazione Russa, abbassando la capacità d’acquisto in Russia e svalutando anche il rublo”, a cui si è aggiunto “nello stesso periodo, anche la contrazione dell’import russo da tutto il resto del mondo, non solo dall’Italia”. E a riprova di questo aggiunge: “A partire dal 2017, quando i prezzi del petrolio sono tornati a crescere e la situazione economica in Russia si è stabilizzata, anche le importazioni dall’Italia sono cresciute del 19,3%”. L'embargo russo, ricorda poi l'Ucraina, “riguarda solamente i 55 tipi di prodotti dell’agroalimentare”, e tra questo “non ci sono vino, pasta e caffè” mentre “ci sono più di 2mila tipi di merci che vengono commercializzate tra Italia e Russia”.

Italia la più colpita?

Un altro 'mito' sarebbe il fatto che l'Italia è il Paese più colpito dalle sanzioni. “Se l’embargo russo è costato al comparto agroalimentare italiano secondo vari valutazioni da 150 a 200 milioni di euro, la flessione delle forniture di questi prodotti in Russia ha costituito per la Germania 518,5 milioni di euro e 260,5 milioni per la Francia”, sottolinea l'ambasciata.

La Coldiretti: danni per 3 miliardi

Ma di tutt'altro parere è la Coldiretti, che da sempre si batte perché le sanzioni vengano sollevate con la speranza che Mosca ponga fine al blocco che ha imposto alle importazioni agroalimentari. “Le esportazioni Made in Italy in Russia sono state di poco inferiori a 8 miliardi nel 2017, circa 3 miliardi in meno del 2013, l’anno precedente all’introduzione delle sanzioni”, denuncia l'associazione che elenca cifre molto più elevate e che sottolinea come il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, abbia avuto come conseguenza il fatto che le spedizioni italiane di questi prodotti in Russia “sono state completamente azzerate”, aggiungendo che il blocco è “dannoso per l’Italia anche perché al divieto di accesso a questi prodotti si sono aggiunte le tensioni commerciali che hanno ostacolato di fatto le esportazioni anche per i prodotti non colpiti direttamente, dalla moda alle automobili fino all’arredamento”. Per questo, conclude la Coldiretti, “la ripresa del dialogo è importante per sostenere l’inversione di tendenza negli scambi commerciali che ha portato nel primo bimestre del 2018 ad un aumento del 6,6% delle esportazioni italiane nel Paese di Putin”.

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