"Attacco alla sovranità, l'Ue cancella i parlamenti nazionali e approverà da sola i trattati di libero scambio". Ma è una bufala

La notizia si è diffusa rapidamente e ha portato il settore agroalimentare italiano a lanciare l'allarme. Ma in realtà si tratta di una interpretazione sbagliata delle conclusioni del Consiglio degli Stati membri

Colpo di mano di Bruxelles, gli accordi commerciali con Paesi terzi verranno ora approvati senza consultare i Parlamenti nazionali. La notizia si è diffusa velocemente sul web, tanto che anche Filiera Italia, associazione che riunisce il mondo dell’agricoltura e quello dell’industria alimentare, ha gridato allo scandalo.

L'allarme dell'industria italiana

“La scelta peggiore nel momento peggiore”, definito Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, la decisione con cui il Consiglio Ue avrebbe stabilito che gli accordi di libero scambio che rientrano nella competenza comunitaria debbano essere approvati esclusivamente a bruxelles e Strasburgo. Per l'associazione è “sbagliato nel merito, in quanto non è possibile sottrarre alla ratifica democratica di Parlamenti nazionali accordi di liberalizzazione del Commercio che incidono in maniera così significativa sulle vite dei cittadini”. Ma anche per il tempismo, perché: “In un momento in cui le Istituzioni dell’Unione europea vengono già accusate di eccesso di burocrazia e di lontananza dalle reali esigenze dei cittadini, bypassare i Parlamenti nazionali sembra una vera e propria beffa”.

Ma è una bufala, ecco perché

In realtà però la notizia non è vera, o meglio non è esattamente così e sopratutto non è affatto una novità. Gli accordi commerciali vengono negoziati dalla Commissione europea a nome di tutti i 28 (presto 27) Stati membri, che da soli non possono siglare trattati di libero scambio. Questi accordi poi, una volta terminati, devono passare al vaglio sia delle istituzioni Ue che, in parte, dei Parlamenti nazionali. Ma appunto in parte. Questo perché la gran parte delle competenze di questi accordi spetta esclusivamente all'Ue, e quindi per renderli effettivi basta il consenso di Consiglio e Parlamento europeo. Ci sono poi parti, come ad esempio eventuali tribunali per la risoluzione delle dispute tra investitori e Stato, che devono passare il vaglio di tutti i Parlamenti nazionali.

Il caso del Ceta

Questo è valido ad esempio per il Ceta, l'accordo di libero scambio con il Canada, che approvato da Consiglio e Parlamento è entrato in vigore in modalità provvisoria, ma è in attesa dell'approvazione definitiva di tutti i Parlamenti nazionali. Si tratta infatti di un accordo “misto”, che riguarda competenze sia di Bruxelles che delle capitali. Queste competenze 'complementari' sono state sancite anche da una sentenza della Corte di Giustiizia che nel maggio scorso si è espressa in questo senso riguardo al trattato di libero scambio con Singapore.

I negoziati separati

Questo non cambierà in futuro, ma il Consiglio dà semplicemente il via libera a alla possibilità di avviare negoziati in maniera separata, da una parte gli accordi che riguardino solo le competenze comunitarie (accordi che dovrebbero comunque poi essere approvati sia dai rappresentanti dei governi nel Consiglio, che da quelli eletti direttamente dai cittadini in Parlamento), dall'altra i misti.

“Il Consiglio rileva che in futuro la Commissione intende raccomandare progetti di direttive di negoziato per gli ALS (accordi di libero scambio, ndr) che includano la competenza esclusiva dell'Ue da una parte e gli accordi separati misti in materia di investimenti dall'altra, allo scopo di rafforzare la posizione dell'Ue come partner nei negoziati”, si legge nelle conclusioni dell'ultimo Consiglio Affari esteri dedicato al Commercio.

“Il Consiglio dovrebbe ricevere dalla Commissione informazioni complete ed essere debitamente consultato nel corso di tutte le fasi del processo negoziale per gli ALS, in particolare a partire dall'esercizio esplorativo fino al raggiungimento di un accordo di massima, anche quando l'accordo rientra completamente nell'ambito di competenza dell'Ue”, in un processo che consenta “ai governi degli Stati membri di consultare i propri parlamenti nazionali e altri soggetti interessati”, si legge ancora nel testo che sottolinea che “gli accordi di investimento che includono settori di competenza concorrente continueranno a richiedere un'approvazione a livello dell'Ue e una ratifica a livello nazionale”.

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