Nave Diciotti, perché le istituzioni Ue non c'entrano nulla

Dal premier Conte ai ministri Salvini e Di Maio, Bruxelles è stata accusata di non aver rispettato i patti e di immobilismo dinanzi alla questione della redistribuzione dei migranti. Ma il destinatario è sbagliato

Un'immagine postata dal deputato di Più Europa Riccardo Magi sulla sua pagina Facebook al termine della sua visita a bordo della nave Diciotti ormeggiata al porto di Catania con ancora 150 migranti a bordo

Prima le accuse del ministro degli Interni, Matteo Salvini. Poi, il post su Facebook del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in cui si chiede alle istituzioni europee “di battere un colpo” e “intervenire per operare la redistribuzione dei migranti che sono a bordo della nave italiana Diciotti, ancorata nel porto di Catania". Infine, la nota del ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, che ha annunciato di bloccare i contributi dell'Italia al bilancio dell'Ue in caso di mancata redistribuzione delle 150 persone a bordo della Diciotti. Tutti con il dito puntato verso Bruxelles. Ma l'indirizzo è sbagliato. 

L'Ue chi?

Lo spiega l'Agi in un dettagliato fact checking. Nel ricordare il ruolo e la composizione delle tre principali istituzioni Ue (Parlamento, Commissione e Consiglio), l'Agi menziona l'articolo 5 del Trattato sull'Unione europea, il quale stabilisce che "la delimitazione delle competenze dell'Unione si fonda sul principio di attribuzione": cioè, come spiega il secondo comma, "l'Unione agisce esclusivamente nei limiti delle competenze che le sono attribuite dagli Stati membri nei trattati per realizzare gli obiettivi da questi stabiliti". La competenza in materia migratoria è stata attribuita dagli Stati membri all'Unione europea e rientra nel capitolo su sicurezza e giustizia dell'Ue, dove gli Stati e la Ue hanno una competenza concorrente: ossia, tradotto in parole povere, la Commissione e il Parlamento propongono, ma sono gli Stati membri a dire l'ultima parola sulle leggi che entrano in vigore a livello comunitario. 

Cosa ha fatto l'Ue?

Commissione e Parlamento Ue hanno proposto da tempo una soluzione condivisa da tutti i paesi europei alla gestione dell'immigrazione, quello che in sostanza chieda il governo Conte-Salvini-Di Maio.  Nel 2015, l'anno in cui l'Europa è stata investita dal flusso migratorio più consistente degli anni recenti, la Commissione ha proposto una revisione dei regolamenti di Dublino che istituisse un meccanismo permanente di redistribuzione dei richiedenti asilo tra i vari Stati membri dell'Unione, fondato su criteri oggettivi (come ad esempio popolazione e Pil). Nel frattempo, per risolvere la crisi imminente, ha ottenuto l'ok alla redistribuzione da Italia e Grecia di 35mila richiedenti asilo verso altri paesi Ue: cosa che è stata fatta. 

Migranti, davvero l'Ue ha lasciato sola l'Italia?

Anche il Parlamento europeo ha presentato una sua proposta di riforma del regolamento di Dublino, sulla scorta del testo elaborato dall'esecutivo comunitario, in cui si prevede un meccanismo automatico di redistribuzione dei richiedenti asilo. Il testo è stato approvato nel 2017 con la maggioranza dei voti dell'Eurocamera, nonostante l'astensione della Lega (tra cui lo stesso Salvini) e persino il voto contrario del Movimento 5 stelle (che pero' è ritornato sui suoi passi in seguito). 

Lo stallo 

Fatto sta che la riforma di Dublino è ancora sulla carta. Perché? Il problema è che gli Stati membri non trovano un accordo sulle nuove norme. A partire proprio dalla redistribuzione dei migranti. I più duri nella loro opposizione, a meno a mezzo stampa, sono i paesi di Visegrad: Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria, paese quest'ultimo guidato da quel Viktor Orban a cui Salvini guarda per possibili future alleanze. 

La Commissione europea ha provato a far mettere d'accordo i paesi membri più volte, come lo scorso giugno, quando ha convocato una sorta di pre-vertice in vista del summit dei capi di Stato e di governo proprio sulla questione migratoria. Un summit a cui Conte era arrivato promettendo "compromessi al ribasso non li accetteremo" e al termine del quale aveva dichiarato: "Da questo Consiglio esce una Europa più responsabile e solidale, l'Italia non è più sola". Ma sembra evidente che, per quanto riguarda la redistribuzione dei migranti, non sia andata proprio cosi', scrive l'Agi. 

Conte e l'accordo Ue pieno di insidie

E' vero, infatti, che nelle conclusioni del Vertice europeo è stato messo nero su bianco che i migranti che arrivano in Europa "dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria". Ma in nessuna parte si parla di riforma di Dublino e di meccanismi automatici e obbligatori di redistribuzione. Anzi, si dice espressamente su “base volontaria”. E al netto di tutto, le conclusioni di un Vertice Ue non sono leggi, ma semplici impegni politici. Sono i ministri dei paesi membri a dare il via libera alle norme e il ministro Salvini, in quanto titolare degli Interni, ha molto da lavorare per convincere gli altri 26 colleghi (ecludiamo quello britannico) a riformare Dublino. 

Conclusioni

Per tutto quello che abbiamo detto finora, è chiaro che non sono le istituzioni europee a doversi occupare della Diciotti. Sono gli Stati membri, in assenza di nuove leggi, a dover trovare un'intesa (su base volontaria, ricordiamo) per farlo. A partire da quei 12 paesi che proprio la Commissione Ue ha convocato per venerdi' 24 agosto a Bruxelles e che avevano raggiunto un'intesa (politica, lo ribadiamo) quando si è trattato di ripartire i 447 migranti sbarcati a Pozzallo a metà luglio.

A quanto pare, solo la Francia avrebbe onorato gli impegni assunti allora. Se il governo Conte deve prendersela con qualcuno, anche in vista della risoluzione del caso Diciotti, dovrà farlo con 10 capitali. E non certo con l'Ue.   

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