Ristoranti aperti, la Calabria "copia" la Svezia. Che adesso è un esempio per l'Oms

Per l'Organizzazione mondiale della sanità, le regole in vigore nel Paese scandinavo, considerate troppo morbide durante il picco della pandemia, sono adesso indicate come un modello per la Fase 2. Su bar ed esercizi gastronomici il confronto con l'ordinanza della presidente Santelli

L'Organizzazione mondiale della sanità, dopo averla bacchettata indirettamente per l'eccessiva morbidezza delle precauzioni prese durante il picco della pandemia, ha adesso indicato la Svezia come modello da seguire per la Fase 2. Partendo da questo presupposto, ci siamo chiesti se la nuova ordinanza della Regione Calabria, che ha provocato polemiche e frizioni con il governo nazionale e alcuni sindaci locali, sia più o meno in linea con il  "modello" svedese, o vada al di là di quanto indicato dall'Oms. Di fatto, l'unico punto che si discosta dalle prime misure di deconfinamento varate da Palazzo Chigi, riguarda l'ok all'apertura di ristoranti, bar e agriturismi non solo per l'asporto, ma anche per il servizio ai tavoli (all'esterno dei locali). Ed è su questo che abbiamo incentrato il confronto.

Partiamo dall'ordinanza della Calabria. Nel testo dell'ordinanza, per la precisione nell'allegato di questo atto, si spiegano nel dettaglio me misure a cui deveono attenersi "gli esercizi quali bar, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, agriturismo" affinché possano "effettuare la preparazione e la somministrazione dei relativi prodotti esclusivamente attraverso il servizio con tavoli all’aperto". Le "misure minime" indicate sono:

  • sistemazione tavoli a distanza di almeno 1,5/2,00 metri di distanza l’uno dall’altro
  • sistemazione delle sedie al tavolo garantendo la distanza da 1,00 a 1,50 metri tra i visi degli occupanti
  • prenotazione obbligatoria con percorsi predefiniti al fine di garantire la distanza interpersonale di almeno 1 metro ed evitare le code
  • misurazione della temperatura corporea per i clienti
  • rispetto delle norme igienico-sanitarie nella preparazione, privilegiando l’uso di mascherine per il personale, di occhiali e garantendo il distanziamento minimo
  • obbligo di sanificazione dei servizi igienici dopo ogni utilizzo
  • disponibilità di prodotti igienizzanti per clienti e personale, in particolare per l’accesso ai servizi igienici. In caso di utilizzo dovrà essere obbligatorio l’uso di mascherine con igienizzazione delle mani, prima e dopo averle indossate.
  • privilegiare i pagamenti elettronici con contactless e barriere nella zona cassa
  • utilizzo mascherine per clienti e operatori in fase di ordinazione e servizio
  • sanificazione accurata nel riapparecchiare i tavoli
  • vietare l’attività self-service

Insomma, le misure da rispettare sono ben specificate e in linea con le norme su igiene e distanziamento sociale ormai adottate ovunque a livello internazionale. E il modello Svezia? Ebbene, andando sul sito dell'agenzia per la sanità pubblica, si scopre che la somministrazione di cibi e bevande è consentita non solo all'esterno, ma anche all'interno dei locali. 

Specificato questo, la autorità svedesi spiegano che "tutte le parti della società devono contribuire alla prevenzione del Covid-19, ad esempio rimanendo informati e adottando le precauzioni appropriate", si legge sul sito nella parte riservata alle Faq. "Il regolamento per ristoranti e bar - prosegue il testo - attribuisce una grande responsabilità a coloro che li frequentano. Come parte della loro autoregolamentazione, devono valutare attentamente i rischi, incluso il rischio di creare assembramenti di persone che possono contribuire alla trasmissione di malattie con gravi conseguenze per la società".

Per evitare gli assembramenti, la soluzione trovata dalle autorità svedesi è quella di limitare la clientela a un massimo di 50 persone e di consentire solo il servizio ai tavoli. I tavoli devono essere disposti in modo da consentire un'adeguata distanza tra i clienti. E i pagamenti alla cassa sono autorizzati purché si rispetti la distanza qualora vi sia una coda. Sulla distanza "adeguata", le autorità svedesi non danno un'indicazione precisa come fa, per esempio, la Regione Calabria: "È difficile specificare cosa significhi affollamento poiché tutti i luoghi sono diversi. La lunghezza di un braccio potrebbe essere utilizzata come punto di riferimento per la distanza sociale tra i clienti", è la spiegazione fornita dagli esperti sanitari.

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Per concludere: se per l'Oms la Svezia è un esempio di come gli Stati dovrebbero gestire la Fase 2 (mentre per la Fase 1, ricordiamo, i suoi esperti indicarono le misure dell'Italia come buone prassi), allora la Regione Calabria non c'è ancora. Non perché sia troppo permissiva, ma, al contrario, perché le misure precauzionali su bar e ristoranti sono ancora più stringenti. E' più corretto dire, dunque, che la presidente Santelli è sulla scia del modello svedese, restando ancora un passo indietro. 

 

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