Portaborse al Parlamento Ue: "Qui non è come in Italia, da noi c'è lo Statuto che ci protegge"

Un regolamento che fissa salari e pensioni, due comitati che intervengono in caso di licenziamento ingiustificato e molestie, vista da Roma Bruxelles sembra un Paradiso. Ne parliamo con Carmen Scire, presidente degli assistenti del Parlamento Ue.

Carmen Scire al lavoro con Giovanni La Via. EP

Stipendi da 1.800 a 7.200 euro al mese, la pensione che viene maturata, per quanto solo al 30% ed al compimento dell’età pensionabile, dopo 10 anni di lavoro, uno statuto che ne indica onori, oneri e inabilitazioni (escluso il nepotismo) e un paio di comitati a cui rivolgersi in caso di licenziamenti ingiustificati e molestie. Vista da Montecitorio o da Palazzo Madama, la vita dell’assistente al Parlamento Ue può sembrare qualcosa di simile al Paradiso, ma non lo è e comunque le tutele sono il frutto di una lunga lotta portata avanti per anni – e che continua ancora - dal personale che coadiuva gli eurodeputati a Bruxelles e Strasburgo e nei loro collegi elettorali. Prima dello Statuto vigeva la giungla contrattuale e non solo quella, assistenti ben pagati ed altri sfruttati, mogli, figli e amanti a volte contrattati, un caos aumentato dal fatto che in Europa si intrecciano paesi, partiti e culture e quindi anche situazioni salariali e lavorative molto dispari. Con lo statuto, in vigore dal 2009, le cose sono cambiate assai e in meglio. Ne parliamo con Carmen Scire, 33 anni siracusana dal 2009 trapiantata tra Bruxelles e Strasburgo al seguito di Giovanni La Via, europduptato di Alternativa Popolare, e dal 2016 Presidente degli Assistenti del Parlamento Ue.

Quanti sono gli assistenti al Parlamento Ue?

Siamo un totale di circa 2000 assistenti, di cui circa 180 italiani.

Quanto guadagnano in media?

Esistono 19 gradi di stipendio suddivisi in due gruppi di funzioni, a partire da 1800 euro al mese, in base all’inquadramento, ai titoli e all’esperienza professionale di ciascuno. Non dispongo di dati ufficiali ma possiamo dire che la media è inferiore ai 3.500 euro al mese.

Come vengono contrattualizzati? Quali sono le principali differenze con gli assistenti parlamentari in Italia?

Gil assistenti parlamentari vengono “accreditati”- da qui l’acronimo APA, assistente parlamentare accreditato, che ci contraddistingue- con contratti di lavoro subordinato da parte del Parlamento Ue, su indicazione fiduciaria del deputato, e una scadenza a termie, normalmente legata alla fine del mandato del parlamentare. Questa è la differenza di maggior rilievo rispetto ai nostri colleghi nazionali, dovuta alla presenza dello Statuto degli APA, che disciplina e riconosce la nostra figura, insieme alle mansioni svolte da noi assistenti in Europa, che comprendono oltre alla figura di consigliere politico anche l'attività legislativa vera e propria, in Italia demandata invece ai funzionari dell’Aula.

Quali battaglie avete condotto e quali state conducendo al Parlamento Ue per il riconoscimento dei vostri diritti?

La battaglia più grossa è stata proprio quella che ci ha condotti all’entrata in vigore dello Statuto degli assistenti parlamentari accreditati, il 14 luglio 2009, data di inizio della settima legislatura del Parlamento europeo. Lo Statuto ha introdotto la categoria professionale degli Assistenti Parlamentari Accreditati, disponendo regole comuni per il nostro trattamento economico, la previdenza sociale, i diritti ed i doveri. Prima dello Statuto, gli assistenti parlamentari erano retribuiti sulla base di contratti di diritto nazionale, con differenze significative fra i livelli di retribuzione e trattamento, affidate sostanzialmente ai deputati, come avviene oggi in Italia. Lo Statuto prevede inoltre l'elezione di un Comitato di Rappresentanza, che tutela i nostri interessi.

Oggi stiamo conducendo altre battaglie, spesso insieme ai Deputati, volte sempre al raggiungimento di una maggiore tutela e un maggiore rispetto della nostra figura come la possibilità di interrompere il rapporto lavorativo in via consensuale, il rafforzamento dei diritti pensionistici, la parità di trattamento con i normali funzionari del Parlamento per quanto attiene alle regole di rimborso delle spese in missione.

Ma certamente la nostra situazione è incomparabile con quella dei colleghi “romani”, stando anche a quello che ho tristemente letto in questi giorni. Esprimo pertanto la mia massima solidarietà e sono disponibile a collaborare qualora si volesse lavorare nella direzione “europea” del riconoscimento della figura anche in Italia.

Rispetto a un assistente parlamentare in Italia, anche da un punto di vista della conciliazione tempi di vita e di lavoro, quali sono le differenze con i colleghi a Montecitorio e Palazzo Madama?

Sicuramente il nostro lavoro è molto vario e dinamico, a seconda del deputato per cui si lavora e delle mansioni che ci vengono affidate. L’impegno in termini di ore e disponibilità è spesso molto flessibile ma consistente. Conduciamo una vita talvolta complicata dal punto di vista della gestione dei tempi e della conciliazione con le nostre vite, sia in termini di orari che di missioni fuori sede - per esempio ogni mese lavoriamo per 4 giorni a Strasburgo - ma abbiamo anche la possibilità di vivere un’esperienza straordinariamente formativa, e per quanto mi riguarda, molto gratificante e interessante. Purtroppo, è anche capitato di dover assistere colleghi in situazioni di difficoltà.

Avete mai avuto segnalazioni o lamentele per scorrettezze sul luogo di lavoro?

Ci sono stati dei problemi, come capita in ogni ambiente di lavoro, e a maggior ragione ciò avviene in un lavoro in cui la fiducia tra le due parti è requisito essenziale. Proprio per questo sono stati istituiti due organi interni al Parlamento, un Comitato di Conciliazione e un Comitato per i casi eventuali di Harassment, di molestie, in cui rappresentiamo i nostri colleghi protagonisti purtroppo di casi di licenziamento, al fine di appurarne le cause e addivenire se possibile ad un accordo in luogo della fine del rapporto lavorativo, o di difficolta in caso di comportamenti censurabili o poco trasparenti, che sono comunque assai rari.

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