Il piano di Conte “copia” quello di Juncker. E rischia di rafforzare il “fattore attrazione” per i migranti irregolari

Il premier a Bruxelles ha presentato la sua “European Multi-level Strategy” come una proposta “completamente nuova”. Ma i punti chiave esistono già. E sulle critiche alle ong...

© European Union , 2018 / Source: EC - Audiovisual Service

Forse Giuseppe Conte non lo sa, ma nella sua “European Multi-level Strategy”, presentata come una proposta “completamente nuova”, in realtà si ritrovano alcuni dei punti centrali del piano presentato dalla Commissione Ue già tre anni fa. E soprattutto, si chiede un rafforzamento di  EUNAVFOR Med, ossia la missione di ricerca e soccorso dell'Ue che, secondo Frontex, ha avuto finora lo stesso effetto delle navi delle Ong: quello di “influenzare” i trafficanti di esseri umani e costituite un fattore di attrazione per i migranti che partono dal Nord Africa.

Le proposte di Conte e quelle di Juncker

Ma vediamo per punti. Innanzitutto, l'“European Multi-level Strategy” chiede l'istituzione di centri di protezione nei paesi di transito fuori dall'Ue, come la Libia e il Niger, per esempio. Centri che, sotto altro nome, esistono già. La stessa cosa vale per la proposta chiave: il ricollocamento automatico dei migranti che sbarcano in Italia.  Come fa notare il giornalista David Carretta su Twitter, “la Commissione proponeva un tetto alle richieste di asilo” per singolo paese. “Oltre il 150% della quota di riferimento”, scattava “il ricollocamento automatico negli altri paesi”. Chi non accetta la sua quota riceve una sanzione: “250.000 euro a richiedente asilo rifiutato”.  Il ricollocamento automatico è presente anche nella proposta votata a maggioranza al Parlamento europeo (con il voto contrario del M5s e l'astensione della Lega).

"Rafforzare EUNAVFOR Med"

C'è poi il nodo soccorsi: chi se ne occupa? Sappiamo bene come il governo Conte, sotto la spinta del ministro dell'Interno Matteo Salvini, abbia puntato il dito contro le navi delle ong che aiutano le imbarcazioni ufficiali nella ricerca e nel salvataggio dei barconi alla deriva al largo della Libia. Un attacco legato all'ormai famoso slogan del contrasto al “business dei migranti” (che pero', ricordiamo, riguarda in realtà solo alcuni casi specifici legati all'accoglienza in terra e non certo il salvataggio in mare, su cui nessuna inchiesta della magistratura ha portato a formalizzare accuse). 

Ecco, proprio la polemica su questo presunto business nasce da un'analisi del 2017 di Frontex, l'agenzia Ue per le frontiere esterne, secondo cui “la sorveglianza della frontiera e le missioni SAR vicino o all'interno delle 12 miglia dalle acque della Libia generano conseguenze non volute. Vale a dire, influenzano la pianificazione dei trafficanti e agiscono come fattore di traino che aggrava le difficoltà inerenti al controllo delle frontiere e al salvataggio di vite umane. I trasferimenti su navi pericolose e sovraccariche (da parte dei trafficanti, ndr) sono stati organizzati con lo scopo principale di essere rilevati dalle navi di EUNAVFOR Med / Frontex e delle ong”. 

E' quanto scrive Frontex, ma finora chi critica le ong ha solo sottolineato il ruolo di queste. Ed EUNAVFOR Med? Che cos'è? Si tratta dell'operazione, chiamata anche Sophia, coordinata con la stessa Frontex per le attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale, ossia nel tratto di mare che interessa la rotta che dalla Libia e dalla Tunisia porta i migranti in Italia. Al comando di EUNAVFOR Med c'è il comandante italiano Enrico Credendino.

Oggi, il governo gialloverde chiede a Bruxelles di rafforzare il lavoro di Credendino e del suo staff. Un lavoro che, secondo Frontex, ha lo stesso effetto traino per i migranti di quello delle navi delle ong. Se non è un paradosso, poco ci manca.

Il Pd polemico

“Ecco le grandi novità di Conte: superamento del regolamento di Dublino, che abbiamo già votato al Parlamento europeo, campi di smistamento in Africa, che la Commissione sta già avviando, frontiere europee gestite dall'Europa, già proposte dalla Commissione e votate dal Parlamento europeo, e politica di asilo comune, sui cui lavoriamo da anni", dice la capodelegazione del Pd al Parlamento europeo, Patrizia Toia. "Al suo primo appuntamento a Bruxelles - continua - il governo populista italiano ha gettato la maschera: dopo aver urlato per mesi di avere la soluzione in tasca, dopo una campagna di promesse impossibili sull'immigrazione e dopo le decisioni ciniche del ministro Salvini, ora il premier Conte si presenta ai partner europei con un piano che di fondo chiede più Europa e che ricalca alla lettera quella che è la politica europea sull'immigrazione che abbiamo costruito in questi anni insieme alla Commissione e nonostante il voto contrario o l'astensione di Matteo Salvini al Parlamento europeo su ogni riforma favorevole all'Italia, dalla guardia costiera europea alla riforma di Dublino. L'unica cosa che è cambiata è che ora l'Italia ha perso credibilità e per gli amici populisti di Salvini sarà più facile rifiutare i ricollocamenti e chiudere i confini per trasformarci nel campo profughi d'Europa”.

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