Ong, 5 stelle accusano: “Manca trasparenza nell'uso dei fondi”. Cosa dice il report della Corte dei conti

Gli eurodeputati M5s sollevano il caso della gestione delle risorse europee per progetti di cooperazione internazionale. Secondo i giudici contabili, carenze nei controlli da parte dell'Ue e delle Nazioni Unite

La sede della Corte dei conti europea

“La relazione speciale della Corte dei conti europea conferma quanto noi del Movimento 5 stelle sosteniamo da sempre: manca trasparenza nell’esecuzione dei fondi Ue da parte delle ong”. Il nuovo atto di accusa M5s nei confronti della gestione delle risorse per il terzo settore arriva in una giornata di polemiche tra il governo e le ong che si occupano di soccorso e assistenza ai migranti. Il riferimento è a un report del 18 dicembre scorso della Corte dei conti. Ecco cosa dicono i 5 stelle e cosa dice il report.

Di chi parla il report?

"Controlli inaccurati e superficiali e informazioni incomplete rappresentano il pane quotidiano di questi enti che agiscono usufruendo di fondi europei erogati in modo poco trasparente e senza che la Commissione valuti correttamente i progetti finanziati", scrive il Movimento 5 stelle in un post. In realtà, le critiche della Corte dei conti non sono rivolte "direttamente" alle ong, ma ai controllori, ossia alle strutture dell'Ue e delle Nazioni Unite. 

I giudici contabili, in altre parole, mettono sotto accusa le procedure di “verifica dell'attuazione” di alcuni dei finanziamenti erogati. In sostanza, i controlli dell'Unione europea su come sono stati utilizzati questi fondi non sono stati ottimali. E questo riguarda soprattutto i progetti in cui i destinatari dei fondi Ue sono stati non le ong, ma gli organismi delle Nazioni Unite: “Le procedure di selezione degli organismi delle Nazioni Unite sottoposte a audit – si legge chiaramente nella sintesi del report - non sono sempre state trasparenti”. Insomma, se c'è da prendersela con qualcuno, quel qualcuno è all'Onu. 

Per fare chiarezza, la Corte dei conti non scrive mai nel suo report che le ong utilizzino le risorse assegnate in maniera poco trasparente. Il problema è che, in alcuni casi (5 su 20 progetti analizzati), manca un adeguato audit da parte dell'ente assegnatario, ossia organismi delle Nazioni Unite. Mentre sui restanti progetti, sono carenti i controlli sui sub-appalti. Ma in generale, le verifiche, seppur non capillari, ci sono state.

Il report dell'organo Ue prende in analisi 20 progetti: 14 svolti “sul campo” da ong internazionali in Libano, Siria e Etiopia e 6, sempre negli stessi Paesi, svolti da organismi Onu. Quindi, parliamo di quei progetti che potremmo far rientrare nella categoria del “aiutiamoli a casa loro”. O più semplicemente, degli aiuti umanitari e degli aiuti allo sviluppo che servono proprio a ridurre i flussi di migranti migliorando le condizioni nei Paesi di provenienza o di transito “esterni” all'Ue. 

Nessuna frode

In aggiunta a questo, va sgombrato il campo da possibili sospetti di uso distorto dei fondi: in nessuno dei progetti selezionati dalla Corte, si parla di potenziali frodi. Né di carenze di rendicontazione da parte delle ong. Le carenze riscontrate, ribadiamo, sono nei controlli da parte degli uffici dell'Ue e in particolare da parte dell'Onu. Un problema che riguarda anche l'assegnazione dei fondi europei alle regioni, tanto per citare un esempio.

I 5 stelle, poi, scrivono: “L'assegnazione dello status di ong nel sistema contabile della Commissione è basata su autodichiarazioni e le verifiche della Commissione in merito sono limitate”. E' quello che si evince in effeti dal report, ma bisogna conoscere a fondo il sistema per capire meglio il senso di questo passaggio.

Questione di definizioni

Innanzitutto, chi conosce i finanziamenti Ue per i progetti di cooperazione internazionale sa bene che per accedere ai bandi bisogna prima registrarsi, come accade per il portale PADOR gestito dalla direzione generale della Commissione Ue DEVCO, quella che si occupa per l'appunto di fondi per la cooperazione allo sviluppo. 

Le ong che si registrano, caricando documenti ufficiali come lo statuto, possono “chiedere” di ottenere dei finanziamenti. Parliamo di migliaia di organizzazioni. Ma solo pochissime di loro ottengono i fondi. E' chiaro che gli uffici della commissione si concentrano sulla veridicità dei documenti presentati dai vincitori, con controlli sullo stato finanziario che la stessa Corte nel suo report valuta più che positivamente. Chi non riceve un soldo viene per lo più ignorato. Ecco perché nel reporti si legge chiaramente: "La Corte ha constatato che, nel settore delle azioni esterne, la selezione, operata dalla Commissione, dei progetti diretti da ong è in genere trasparente".  Quindi di che stiamo parlando?

Si tratta di un problema di mera "classificazione" dei soggetti destinatari dei fondi Ue. I giudici, infatti, allargano lo sguardo a tutti quei settori in cui una ong puo' presentare domanda di finanziamento. In quelli della scienza e della cultura, per esempio, le università e gli istituti di ricerca sono classificati come ong, perché senza fini di lucro. Ma questo non significa che un ente di ricerca, per fare un esempio, puo' prendere fondi Ue per assistere i bambini in un campo profughi in Libano. 

“Il fatto che lo status di ong non sia verificato – scrive la Corte - rende inattendibili le informazioni della Commissione sui finanziamenti forniti alle ong. Ad esempio, nel caso della rubrica 1a (Competitività per la crescita e l’occupazione)” del bilancio Ue pluriennale,  i maggiori beneficiari registrati come ong (...) sono per lo più istituti di ricerca e università, ma vi è anche una società cooperativa”.

La sovrastima

In sostanza, la Corte dice che bisognerebbe chiamare ong solo quelle che prendono fondi per progetti di cooperazione, sviluppo e sociale. E non anche quei soggetti senza scopo di lucro che partecipano ad altri tipi di bandi non legati a migranti e lotta a povertà, per esempio. Questa mancata distinzione, nei fatti, produce una “sovrastima” dei fondi assegnati a quelle che, per l'opinione pubblica, sono effettivamente delle ong. 

Una sovrastima che qualcuno, vedi chi parla di “mangiatoia”, potrebbe usare per rilanciare le accuse al cosiddetto “business dell'immigrazione”. I 5 stelle sgombrano il campo da questo rischio: "Il nostro obiettivo non è mai stato quello di bloccare i finanziamenti alle organizzazioni che lavorano nella legalità - scrivono - Al contrario ci battiamo e ci batteremo affinché i fondi siano assegnati a enti meritevoli di rispetto e sostegno. Ecco perché accogliamo con soddisfazione la relazione della Corte dei Conti. Adesso ci aspettiamo spiegazioni da parte della Commissione e un cambio totale di approccio in questo sistema. La trasparenza è un dovere nei confronti dei cittadini europei". 

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