Cos'è il Fondo salva-Stati che preoccupa Salvini (e non solo)

In gergo, si chiama Meccanismo di stabilità europeo e serve per far fronte a eventuali crisi. Sul tavolo dei leader c'è adesso un testo di riforma. Tra le ipotesi, l'introduzione di una clausola sulla ristrutturazione del debito che allarma Bankitalia

In gergo si chiama 'Meccanismo europeo di stabilità', Mes, ed è stato istituito nel 2012 dai Paesi dell'Eurozona per far fronte ad eventuali crisi di instabilità macroeconomica. Per questo, è stato ribattezzato Fondo salva-Stati e finora è servito a dare assistenza finanziaria a Grecia, Cipro, Portogallo, Spagna e Irlanda. Il suo nome è tornato in auge nelle cronache italiane dopo che il capo della Lega Matteo Salvini e la leader di Fdi Giorgia Meloni hanno accusato il premier Giuseppe Conte di aver dato il suo ok a una riforma del Mes che metterebbe a rischio l'Italia. Conte ha replicato assicurando di non aver firmato alcun testo e ricordando che il testo di riforma ha ricevuto un primo ok a giugno dai ministri delle Finanze dell'Eurogruppo quando al governo c'era ancora lo stesso Salvini. Ma al di là delle polemiche politiche, cosa c'è di vero dietro le accuse dell'opposizione?

L'allarme di Visco

Va detto subito che a lanciare l'allarme sui rischi connessi alla riforma è stato per primo il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco. A preoccupare Visco è il riferimento indiretto allo strumento della ristrutturazione del debito pubblico come condizione per accedere al sostegno del Mes in caso di crisi. Questa possibilità, che a oggi non è prevista dal Mes, sarebbe inserita nella bozza che circola da mesi sui tavoli delle cancellerie europee.

A spingere sull'introduzione di questo strumento sono Paesi come Germania e Olanda, che da sempre vedono nel debito pubblico italiano uno dei rischi più grandi per la stabilità dell'Eurozona. In cambio di questo strumento, Berlino e Amsterdam sono pronte a fare concessioni su altri aspetti importanti della riforma, come la creazione di un backstop comune per far fronte ad eventuali crisi bancarie. 

Che i temi dei negoziati siano questi, almeno l'ex ministro degli Interni Salvini lo dovrebbe sapere bene, visto che se ne parla da tempo e una prima intesa (tra i ministri dell'Eurozona) risale al giugno del 2019, con il governo gialloverde ancora in carica. Basta del resto fare una rapida ricerca su Google per trovare articoli in cui si affronta nei dettagli questa proposta di riforma, compresa la questione della ristrutturazione del debito

Il difficile negoziato

Se il testo di riforma non è stato ancora approvato è proprio per l'opposizione dell'Italia a misure che potrebbero essere dannose per la nostra economia. Gli esperti concordano che, anche se introdotto, uno strumento del genere non potrà essere applicato al Belpaese: sebbene il debito pubblico italiano continui a crescere e rappresenti una "questione seria", come detto di recente dal presidente del Mes, Klaus Regling, gli esperti concordano che la nostra economia è forta abbastanza da reggere a eventuali turbolenze senza bisogno di dover mettere mano a una ristrutturazione. 

Ma Visco fa notare che il problema non è il suo eventuale uso, ma il fatto che solo "il mero annuncio di una sua introduzione" potrebbe "innescare una spirale perversa di aspettative di default” nei mercati che andrebbe a colpire l'Italia. “Dovremmo tutti tenere a mente le terribili conseguenze dell’annuncio del coinvolgimento del settore privato nella risoluzione della crisi greca dopo il vertice di Deauville a fine 2010", spiega il governatore. Il rischio, dunque, è di mettere in moto una profezia che si autoadempie. 

Via libera a dicembre?

Il governo sembra avere chiaro questo rischio, tanto da avere presentato una serie di emendamenti alla bozza di riforma in vista del vertice Ue del prossimo dicembre, quando i leader dei Paesi dell'Eurozona tenteranno di trovare una quadra. Non è detto che ce la faranno e non per forza sarà una buona notizia per l'Italia. Quello che infatti spesso sfugge quando si parla di riforma del Mes è il ruolo che questo fondo, unito al sopra citato 'paracadute' per le banche, puo' avere nel bloccare le speculazioni finanziare ai danni dei Paesi ad alto debito pubblico, come il nostro. Gli italiani hanno imparato a conoscere bene, e a loro spese, i danni causati dall'impennata dello spread. Il Fondo salva-Stati dovrebbe servire proprio da deterrente, bloccando sul nascere attacchi speculativi. Un ruolo che, secondo gli analisti, per il momento puo' svolgere solo per le economie più piccole, ma non per quella italiana. Serve aumentare la sua 'forza di fuoco', ma perché questo accada bisogna vincere le resistenze di Germania e Olanda senza dare in cambio la moneta (anche solo simbolica) della ristrutturazione del debito.    

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