Mandato d'arresto europeo: cos'è e cosa prevede

Istituito dal Consiglio Ue nel 2002 è stato creato per migliorare e semplificare le procedure giudiziarie

L'estradizione dalla Grecia di un uomo ricercato dalla giustizia italiana / ANSA

Il mandato d'arresto europeo è stato istituito con una decisione del Consiglio europeo del 13 giugno 2002. Esso prevede che una persona che ha commesso un reato grave in un paese dell’Unione europea ma che vive in un altro Stato membro può essere rinviata al primo paese per essere sottoposta a giudizio rapidamente e con pochi oneri amministrativi.

Questo strumento è stato creato per migliorare e semplificare le procedure giudiziarie per accelerare il rinvio di persone provenienti da un altro paese dell’Ue che hanno commesso un reato grave.

Il mandato di arresto europeo sostituisce il sistema dell’estradizione. Esso impone che ciascuna autorità giudiziaria nazionale riconosca ed esegua, dopo controlli minimi ed entro rigide tempistiche, la domanda di consegna di una persona formulata dall’autorità giudiziaria di un altro paese dell’UE. Un mandato chiede che una persona sia consegnata in modo che possa essere eseguita un’azione penale, ossia che
la persona possa essere messa in stato di fermo o di arresto.

Quali sono le differenze rispetto alle procedure di estradizione tradizionali?

Il paese in cui la persona è arrestata deve consegnarla al paese in cui il mandato è stato emesso entro un termine massimo di 60 giorni dall'arresto. Se la persona arrestata acconsente alla consegna la decisione è presa entro 10 giorni. Per 32 categorie di reati gravi (tra cui terrorismo, trata di esseri umani, corruzione) non sussiste il requisito in base al quale il comportamento per il quale è richiesta la consegna debba costituire reato in entrambi i paesi (“doppia incriminazione”). L'unico requisito è che sia punibile con una pena privativa della libertà di almeno tre anni nel paese che ha emesso il mandato.

Le decisioni vengono prese unicamente dalle autorità giudiziarie, senza alcun tipo di considerazioni politiche. In linea di principio gli Stati membri dell'Ue non possono più rifiutare la consegna dei propri cittadini, a meno che assumano la competenza per l'azione penale o l'esecuzione della pena privativa della libertà nei confronti del ricercato.

Il mandato si applica nei seguenti casi:
reati puniti con una pena detentiva o con una misura di sicurezza privativa della libertà di durata massima non inferiore a un anno;
condanna con sentenza definitiva ad una pena detentiva o ad una misura di sicurezza privativa della libertà di durata non inferiore a quattro mesi.

Uso proporzionato del mandato

I paesi dell’Ue devono prendere in considerazione le circostanze e la gravità del reato, la probabile sentenza, misure alternative meno coercitive. Quando una persona viene arrestata, deve essere informata sul contenuto del mandato d’arresto.

In quali casi i paesi dell’Ue devono o possono rifiutare di adempiere ad un mandato?

Un paese può rifiutare la consegna della persona oggetto del mandato nel caso in cui si applichi uno dei seguenti motivi: 

- la persona è stata già giudicata per lo stesso reato (principio del ne bis in idem)
- minori (il soggetto non ha compiuto l'età prevista per la responsabilità penale nel paese in cui è stato arrestato)
- amnistia (il soggetto poteva essere perseguito nel paese in cui è stato arrestato e il reato è stato amnistiato in tale paese).

Ci sono anche dei casi facoltativi:
– mancanza di doppia incriminazione per 32 tipologie di reati (tra cui tratta di esseri umani, terrorismo, corruzione, etc)
– giurisdizione territoriale
– procedura penale nel corso del paese dell'esecuzione 
– prescrizione.

I casi

Nel 2014, su 14.700 mandati di arresto, sono state rintracciate o arrestate 9.660 persone. Di queste, solo 5.480 sono state consegnate al paese richiedente. 
 

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