Quanto versa davvero l'Italia all'Ue? E quanto ci guadagna con l'Europa unita?

Salvini e Di Maio sottolineano che il nostro Paese dà al bilancio dell'Unione più di quanto riceva attraverso i fondi comunitari. Ma i vantaggi dell'appartenenza al Mercato Unico non si calcolano solo con meri conti matematici di bilancio

Il ministro Luigi Di Maio incontra Marianne Thysse, commissaria Ue al Lavoro

La questione dei contributi italiano al bilancio dell'Unione europea è tornata centrale nel dibattito pubblico. Il vicepremier Matteo Salvini ha minacciato di tagliarli se gli altri Paesi membri non ascolteranno le richieste dell'Italia che chiede una strategia comune per ridurre il numero degli sbarchi nel nostro Paese. Oggi è stata la volta dell'altro vicepremier, Luigi di Maio, che dal Lussemburgo, dove si trova per partecipare al Consiglio occupazione in qualità di ministro del Lavoro, ha lanciato a sua volta un avvertimento a Bruxelles.

“Sono qui per chiarire che l'Italia dà circa 20 miliardi di euro al bilancio europeo e si aspetta un grande sostegno”, ha affermato il leader del Movimento 5 Stelle che ha raccontato di aver incontrato la commissaria europea al Lavoro, Marianne Thyssen. Alla commissaria avrebbe spiegato “che il nostro governo ha un obiettivo", che è quello di "rimettere in piedi i centri impiego e fare il reddito di cittadinanza”. In questo l'Europa “deve essere un'Europa che si occupa di povertà e occupazione”, ha chiesto Di Maio riconoscendo di “aver trovato un interlocutore molto disponibile e valido" per poter "arrivare ad avere il reddito di cittadinanza l'anno prossimo".

Il "reale" contributo dell'Italia

L'Italia è uno dei cosiddetti contributori netti del bilancio europeo, questo significa che versa alle casse di Bruxelles più di quanto poi riceve indietro attraverso i vari fondi comunitari per le regioni, la ricerca, lo sviluppo, i migranti e tutte le altre politiche Ue. Nel 2016, ultimo anno per cui si hanno i dati, l'Italia secondo i calcoli dell'Agi ha versato nelle casse di Bruxelles 13.393 miliardi di euro. Nel 2015 erano stati 14.691 miliardi, nel 2014 14.594 e nel 2013 la cifra record di 15.748 miliardi. Per quanto riguarda i miliardi che l'Italia riceve a sua volta dall'Europa, la media si aggira sugli 11,5 miliardi. Nel 2016 sono stati 11.592, nel 2015 12.338 miliardi, nel 2014 10.695 miliardi e nel 2013, di nuovo anno record, erano stati 12.554 miliardi di euro. Il 'saldo' è stato insomma effettivamente negativo in questi anni rispettivamente di 1,8, 2,35, 3,9 e 3,2 miliardi, per una media di 2,8 miliardi. Ma non certo i 20 miliardi di cui parla Di Maio.

I vantaggi per il nostro Paese

La questione dei contributi all'Unione europea però non deve essere analizzata solo guardando alle cifre nette, come se i soldi “in più” che versiamo servissero solo ad andare nelle tasche dei beneficiari netti, cioè quei Paesi che ricevono più di quanto versano. Un primo vantaggio è la partecipazione al Mercato unico che, rivendica la Commissione, “ha un impatto positivo significativo e diretto sull'occupazione e la crescita. Permette alle aziende di operare in modo più efficiente, crea lavoro e offre prezzi più bassi per i consumatori. Dà alle persone la libertà di vivere, studiare e lavorare dove vogliono”.

In più i fondi europei che riceviamo hanno spesso un valore aggiunto perché finanziano programmi che sostengono ad esempio la ricerca, l'innovazione, lo sviluppo regionale e tanti altri campi il cui sviluppo crea poi ulteriore ricchezza. Ci sarebbero insomma dei guadagni che vanno oltre i meri calcoli matematici di bilancio. I ricercatori dell'Ifo Institute hanno dato un 'valore' a questi benefici in uno studio in cui affermano che più si investe nell'Ue, più si guadagna. Vale per la Germania, che a fronte del saldo negativo netto di 13,6 miliardi (una cifra molto superiore a quella del nostro Paese) ne incassa 118 dai vantaggi legati all'appartenenza al mercato unico e all'utilizzo dei fondi comunitari. La Francia ne spende 7,4 e ne incassa 62. Il Regno Unito 7,6 e ne incassa 55. Meglio ancora l'Olanda: saldo negativo di 2,8 e benefici pari a circa 45 miliardi grazie al mercato unico. L'Italia si piazza al quinto posto per benefici: 40 miliardi di guadagni circa all'anno.

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