L'Ilva e l'acquisto di ArcelorMittal: cosa dice la Commissione Ue e perché lo stabilimento di Piombino è in vendita

Tutto quello che c'è da sapere sull'operazione del colosso dell'acciaio e sull'ok di Bruxelles: le condizioni, il piano di dismissioni, la questione ambientale e gli aiuti di Stato

Dopo una lunga indagine, che ha richiesto la consultazione di circa 800mila documenti, la Commissione europea ha approvato, ai sensi del regolamento Ue sulle concentrazioni, l'acquisizione di Ilva da parte di ArcelorMittal. Ma tale acquisizione dovrà comportare una serie di cessioni di aziende che fanno parte della rete europea del colosso dell'acciaio e che si preannunciano di non facile conclusione. Inoltre, Bruxelles ha tenuto a ricordare all'Italia, a mo' di monito, come la questione della cessione non sia in alcun modo legata alle altre azioni Ue riguardanti Ilva: quella sugli aiuti di Stato, che si è conclusa con la richiesta al nostro paese di recuperare 84 milioni di prestito concessi illegalmente, e quella sulla procedura di infrazione per il mancato risanamento ambientale di Taranto. 

L'annuncio della Commissione Ue

Ma vediamo nel dettaglio cosa ha stabilito l'Antitrust europea, guidata dalla commissaria Margarethe Vestager.

Le misure correttive 

L'ok alla vendita di Ilva ad ArcelorMittal è “subordinata alla realizzazione di un ampio pacchetto di misure correttive, sotto forma di cessioni, che permetterà di mantenere una concorrenza effettiva sui mercati siderurgici europei, a vantaggio dei consumatori e delle imprese”, scrive Bruxelles.

ArcelorMittal, multinazionale con sede in Lussemburgo e controllata dalla famiglia indiana Mittal,  è infatti il maggior produttore di prodotti piani in acciaio al carbonio del mondo e possiede diversi impianti siderurgici in tutto il Vecchio Continente. Con l'acquisto di Ilva, che rappresenta il più grande impianto integrato di fabbricazione di questo tipo di prodotti in Europa, il rischio, secondo Bruxelles, è che si venga a determinare “un aumento dei prezzi dell'acciaio, a danno delle industrie europee, dei milioni di persone che vi lavorano e dei consumatori”. 

Per scongiurare questo rischio, la stessa ArcelorMittal ha proposto di vendere una serie di stabilimenti europei “a uno o più acquirenti che li gestiranno su base duratura in regime di concorrenza” con il colosso indiano. “Ciò garantirà il mantenimento di una concorrenza effettiva sui mercati siderurgici europei – dice Vestager - Tale decisione è in sintonia con l'azione risoluta dell'Ue volta a proteggere la nostra industria siderurgica dalle sleali distorsioni commerciali operate dai paesi terzi”.

Le dismissioni

Per eliminare i dubbi della Commissione in materia di concorrenza, “spetta alle parti proporre opportune misure correttive”, tiene a precisare Bruxelles, che ha voluto cosi' smentire le voci circolate negli scorsi mesi di “richieste specifiche” da parte dell'Ue nei confronti di ArcelorMittal.

La precisazione ha un valore anche politico, dal momento che le cessioni di ArcelorMittal stanno già provocando levate di scudi da parte dei governi dei paesi interessati, dal Lussemburgo al Belgio, passando per la Repubblica Ceca e la stessa Italia. 

Gli impianti in vendita si trovano in Belgio (Liegi), nella Repubblica ceca (Ostrava), in Lussemburgo (Dudelange), in Italia (Piombino), in Romania (Galati) e nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia (Skopje). Inoltre, ArcelorMittal ha proposto di cedere un certo numero di attività di distribuzione localizzate in Francia e in Italia.

Un pacchetto di dismissioni cosi' corposo non puo' che suscitare preoccupazioni, perché in molti temono che le vendite possano comportare in realtà la chiusura o il ridimensionamento degli impianti interessati. Su questo, la Commissione Ue ha tenuto a precisare che “secondo gli impegni, gli impianti siderurgici saranno venduti ad uno o più acquirenti che continueranno a gestirli e a svilupparli, in modo che possano effettivamente competere con ArcelorMittal. In altri termini, la vendita di impianti ad acquirenti che progettino di chiuderli in futuro non sarebbe una soluzione accettabile”. 

Marcegaglia fuori dal consorzio, dentro Cdp?

Altro aspetto delicato dell'operazione Ilva riguarda la composizione di AmInvestco, ossia la cordata guidata da ArcelorMittal che ha di fatto vinto il bando del governo per l'acquisto di Ilva. ArcelorMittal, fa sapere l'Ue, “ha proposto di eliminare il gruppo Marcecaglia (un significativo concorrente italiano nel settore dei prodotti piani in acciaio al carbonio zincato) dal consorzio di acquisto di Ilva, impegnandosi anche a non acquistare quote del gruppo Marcecaglia nel quadro dell'operazione. Ciò consente di evitare che la concorrenza possa risultare ulteriormente indebolita a causa del rafforzamento dei legami strutturali tra le tre imprese”. 

Al posto del Gruppo Marcegaglia, potrebbe entrare Cassa depositi e prestiti. “L'ingresso di Cdp dovrebbe compensare l'impegno assunto da Arcelor Mittal di escludere dal consorzio il gruppo Marcecaglia”, scrive l'Agi, che aggiunge: “A quanto si apprende a Bruxelles, le autorità antitrust della Commissione non avrebbero espresso riserve sull'ingresso di Cdp nel consorzio”.

La questione ambientale e gli aiuti di Stato

Nel suo comunicato, l'Ue dichiara che “la vendita ad ArcelorMittal delle attività di Ilva dovrebbe anche contribuire ad imprimere un'accelerazione agli urgenti interventi di risanamento ambientale della zona di Taranto. Per proteggere la salute degli abitanti di Taranto, è opportuno che tali essenziali interventi di bonifica proseguano senza indugi”.

Al di là dell'augurio che il futuro acquirente rispetti i patti, la Commissione tiene a ricordare che “la decisione odierna in materia di concentrazioni non pregiudica l'esito del distinto procedimento di infrazione avviato dalla Commissione contro l'Italia per non avere garantito che Ilva rispettasse la normativa dell'Ue sulle norme ambientali”. In altre parole, a prescindete dlle vicende legate alla vendita di Ilva, l'Italia deve garantire “che i lavori di risanamento necessari per proteggere la salute degli abitanti della zona limitrofa e l'ambiente circostante, così come concordato con le autorità italiane nel 2016-2017”, non subiranno “alcun ritardo”.

Inoltre, anche gli 84 milioni di euro concessi dall'Italia come prestito ponte a Ilva nel 2015 dovranno essere recuperati dallo Stato a prescindere dalla vendita dell'impianto: la stessa Antitrust Ue, infatti, ha stabilito che tale prestito viola le norme europee sugli aiuti di Stato.

Le prossime tappe

Come dicevamo, adesso il nodo da sciogliere è quello relativo alle vendite. “ArcelorMittal si è impegnata a organizzare una procedura di vendita aperta, non discriminatoria e trasparente relativa al pacchetto di cessioni, cui potranno partecipare tutti gli operatori potenzialmente interessati”, scrive la Commissione. ArcelorMittal comunicherà quindi all'Ue l'acquirente o gli acquirenti delle attività che avrà scelto. La Commissione valuterà se l'acquirente o gli acquirenti dispongono della capacità (competenze, risorse finanziarie, ecc.) e degli incentivi necessari per continuare a gestire e a sviluppare le attività di produzione “al fine di sostituirsi a Ilva in modo duraturo come concorrenti attivi dell'entità risultante dalla concentrazione. In altri termini, la vendita di impianti ad acquirenti che progettino di chiuderli in futuro non sarebbe una soluzione accettabile”. 

Del resto, Bruxelles lo dice chiaramente: “La decisione” sull'ok alla vendita di Ilva “è subordinata al pieno rispetto degli impegni”. Senza pieno rispetto, salta la cessione. 

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