Flat Tax, una cosa per paesi dell'Est, paradisi fiscali, ex Repubbliche sovietiche e Repubbliche bananiere

Berlusconi, Salvini e Meloni invocano il sistema forfettario come la "rivoluzione fiscale" che "da ottimi risultati". E' davvero così? Vediamo dove funziona e con che risultati. E se è applicabile nella zona euro

ANSA/ UFFICIO STAMPA

Berlusconi la vuole al 20%, Salvini e la Meloni al 15%, la cifra balla, ma comunque tutti sono d'accordo: il centro destra ha trovato la sua "rivoluzione fiscale": la flax tax. Un sistema forfettario, sostengono, buono per semplificare e rendere meno oneroso il fisco aumentado al contempo le entrate per l'erario pubblico.

"Quello che proponiamo è una rivoluzione del nostro sistema fiscale (..): è la Flat Tax, la tassazione piatta che avevo già proposto con il professor Martino nel 1994 ma che mai ci era stato permesso, dagli alleati e dall’opposizione, di realizzare. Da allora 38 paesi l’hanno adottata tutti con ottimi risultati. Il primo Hong-Kong e poi proprio nel 1994 Estonia, Lituania, Lettonia...".

Silvio Berlusconi

E' vero che tutti hanno avuto ottimi risultati? Ed è vero che la flat tax permette di ridurre la pressione fiscale su imprese e famiglie aumentando al tempo stesso il gettito grazie al recupero dell'evasione, scongiurata da un sistema più semplice e meno oneroso? 

Chi ce l'ha: Est Europa, paradisi fiscali, ex Repubbliche sovietiche e Repubbliche bananiere

In primis va detto che a parte le tre Repubbliche baltiche menzionate da Berlusconi, la flax tax è stata abbracciata in Europa anche da Ungheria, Bulgaria e Romania e da qualche paese dei Balcani Occidentali, come Bosnia Erzegovina, Albania e Macedonia.

La ratio della scelta era chiara: caduto il comunismo o l'esperimento yugoslavo, andavano attratti investimenti esteri, come? Abbassando e limitando al minimo le aliquote di imposizione fiscale, convinti che il sistema avrebbe permesso anche di combattere la galoppante evasione fiscale. 

Un discorso che vale anche per le ex Repubbliche sovietiche, dalla Russia a Georgia, Kazakistan e Kyrghizistan passando per i 'buchi neri' del diritto internazionale, Transnistria, Nagorno-Karabakh, Abkhazia e Ossezia del Sud. Ma non per i paradisi fiscali, Andorra, Isole Vergini, Jersey, ecc, che ce l'hanno ma non di certo per combattere l'evasione, e che vale in parte per, se permettete il termine, Repubbliche 'bananiere', come Grenada, Tuvalu, Belize (che sono anche mezzi paradisi fiscali)....La flat tax ce l'ha anche l'Arabia Saudita, che però deve le sue fortune più al petrolio che al sistema fiscale forfettario. 

Il caso russo: più facile con gli idrocarburi

Lo stesso discorso vale per la Russia, che ha sì fatto registrare un boom economico agli inizi del millennio, ma la spettacolare crescita era figlia dell'export di gas e petrolio piuttosto che della tassazione fissa al 13% approvata dopo la fine del comunismo. Tanto che quando è scoppiata la crisi ed il prezzo del greggio è sceso in picchiata (oltre all'effetto delle sanzioni post-Crimea), la Russia ha visto cadere anche le entrate fiscali, ed ora a stento l'erario pubblico è tornato ai valori di inizio 2000.

Come rileva l'economista Stefano Fugazzi su Il Sole 24Ore, "la Russia non è comunque un caso isolato di flop causato dalla flat tax in quanto anche altri Paesi dell’Est ce l’hanno messa tutta per raccogliere i frutti dell’imposta unica ma l’esito non è stato affatto positivo. Nella maggior parte dei casi, infatti, le entrate tributarie rimasero grosso modo stazionarie e degli spettacolari incrementi non s’intravedeva nemmeno l’ombra". E non finisce qui: "la maggior parte degli ex Paesi Sovietici che avevano introdotto l’imposta unica hanno accumulato un deficit ingente". 

Chi ce l'aveva, ed è scappato dalla Flax Tax

I leader del centro destra omettono anche di ricordare chi la flax tax l'ha provata e ne è scappato a gambe levate. L'Islanda è una di questi. Nel 2007 l'isola imponeva una tassa fissa del 22,75%, che con le imposte comunali arrivava al 36%. Dopo 3 anni di esperimento fallimentare, il governo di Reykjavik tornava ad un sistema progressivo variabile dal 24,1 al 33%, per una pressione massima, tra tasse statali e municipali, del 46.28%. 

Ma l'esempio di ripensamento che più ci riguarda da vicino è quello della Slovacchia, unico paese della zona euro ad aver visto la flat tax da vicino. Nel 2004 Bratislava abbracciava un sistema forfettario per persone ed imprese al 19% salvo fare, 9 anni più tardi con il nuovo governo di centro-sinistra, inversione a U per tornare ad un modello progressivo. Il cambio ha dato i suoi frutti: il gettito fiscale è aumentato dal 34% del Pil nel 2012, ultimo anno della flex tax, al 40% nel 2015. Parallelamente sono migliorati anche tutti gli altri indicatori economici

Euro e Flat Tax, due mondi incompatibili?

Il caso della Slovacchia ci porta in piena zona euro. E qui i problemi aumentano. Il Fiscal Compact, piaccia o non piaccia (lo votò anche Forza Italia, anche se ora rinnega quel voto) impone ai governi di mantenere in pareggio o avanzo la posizione di bilancio della pubblica amministrazione e al tempo stesso di ridurre il rapporto debito/Pil.

Come sottolinea ancora Fugazzi, "storicamente i paesi che hanno introdotto la flat tax hanno registrato un notevole incremento del deficit per lo meno a breve termine. Tra l’altro è molto improbabile che la Commissione Europea possa accettare l’attuazione della flat tax in Italia, un Paese che già porta con sé il fardello pesante del rapporto debito/Pil".

In sostanza la promessa elettorale di Berlusconi, Salvini e Meloni, oltre a non risolvere il problema del gettito fiscale, rischia di andare a cozzare contro gli impegni contratti dall'Italia a Bruxelles, in sostanza di diventare inapplicabile per un futuro governo di centro-destra. 

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