Etichette d'origine: adesso è la volta dell'Unione europea

Come funziona e cosa prevede la nuova normativa sulle etichette alimentari che muove i primi passi nella Ue. Italia e Francia dietro l'iniziativa che promette di portare trasparenza in mercati e supermercati

ANSA CARLO FERRARO

Mercati e supermercati europei più trasparenti cone le etichette d'origine, che stanno muovendo i loro primi passi anche nella Ue. E' partita infatti oggi la consultazione pubblica sulla modifica del regolamento sull'etichettatura dei prodotti alimentari, un testo che prende ad esempio quanto già fatto dall'Italia con latte, pasta, riso e pomodoro trasformato. La fine del processo è atteso per il primo aprile 2019, quando entrerà in vigore l'atto di implementazione con cui verrà cambiata la normativa Ue. Una data non a caso: il 31 marzo scadeno per i decreti italiani sulle etichette di origine. 

Obbligo di indicare l'origine del prodotto principale

L'obiettivo dell'iniziativa, lancita da Italia, Francia, Spagna, Grecia, Portogallo, Polonia e da due Repubbliche baltiche, è quello di aumentare la trasparenza nei mercati e supermercati con l'obbligo di indicare l'origine del prodotto principale. In sostanza se un produttore nostrano mette sul suo pacco di tagliatelle la scritta 'Pasta Italiana' non potrà usare grano canadese. Questo varrà già in Italia da febbraio, con l'entrata in vigore del decreto sull'etichette di pasta e riso (quello del latte è già attivo mentre più avanti sarà il turno del pomodoro trasformato), e lo sarà anche in Europa, una volta concluso l'iter di modifica del regolamento Ue. 

Le nuove tutele

Su alcuni media è apparsa la notizia che la norma comunitaria avrebbe indebolito la difesa del Made in Italy e diminuito le garanzie offerto dai decreti italiani ai consumatori. In realtà i decreti nazionali nascono proprio nel quadro della normativa Ue e verranno da questa, una volta approvata, superati con un impatto che non si limiterà all'Italia ma che riguarderà tutta la Ue, quindi un mercato molto più amplio. Per esempio un produttore tedesco non potrà mettere il tricolore su prodotti dal nome italiano, sfruttando il l'appeal del Made in Italy a tavola, se dentro la materia prima non viene dal Belpaese. Inoltre la normativa Ue non avrà quei limiti di tempo inclusi nelle norme italiane, in scadenza il 31 marzo 2017.

Rimangono chiaramente fuori dal campo di attuazione della modifica i prodotti DOP e IGP, che già per loro natura sono legati ad un territorio e devono seguire uno stretto protocollo di identificazione di origine.

De Castro, più trasparenza per i consumatori

"L’atto di implementazione della modifica al regolamento presentato dalla Commissione europea rappresenta un importante segnale verso un nuovo regolamento europeo sull’etichettatura obbligatoria dell’origine, che auspichiamo possa arrivare al più presto come più volte richiesto dalla Plenaria del Parlamento europeo", commenta per Europa.Today l'eurodeputato PD Paolo Di Castro. "Nonostante ci si trovi ancora alle primissime battute della consultazione che, se approvato dagli Stati membri, porterà ad un’entrata in vigore della misura non prima dell’aprile 2019, il passo in avanti in termini di trasparenza verso i consumatori promesso dal Commissario alla sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis è finalmente arrivato, estendendo l’obbligo di indicazione di origine in etichetta a livello europeo e soprattutto dando un orizzonte temporale ben più ampio dei soli due anni possibili con i decreti nazionali".

Vigilare sul processo normativo

Dopo la consultazione popolare, il testo di modifica verrà discusso dagli esperti nazionali all'interno del Comitato fitosanitario salute e alimentazione della Ue. In questa sede spetterà a Italia e Francia, i due paesi più attivi sul fronte delle etichette alimentari, e agli altri sei promotori dell'iniziativa, vegliare perché la norma vada effettivamente incontro alle richieste di una maggiore trasparenza da parte dei consumatori. Infine, una volta approvato, entrerà in vigore il primo aprile 2019, il tutto in attesa di un nuovo regolamento che introduca ancora maggior trasparenza sulle etichette alimentari. 

"Noi come Parlamento europeo auspichiamo un nuovo regolamento", insiste De Castro, "ma per farlo ci vogliono anni, mentre con questa modifica possiamo rispondere più velocemente alle richieste di trasparenza dei consumatori". 

I prodotti già trasparenti nella Ue

Con questa iniziativa si arricchisce il novere di etichette trasparenti nella Ue, un percorso iniziato con la carne bovina nel 2002, sulla scia della crisi della mucca pazza, e seguito ne 2003 con l’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 è invece in vigore il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto.

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