"Copyright, perché Wikipedia sbaglia e non ci sarà nessun bavaglio della rete"

L'eurodeputato del Pd Danti: "La libertà di internet non sarà messa assolutamente a repentaglio, vogliamo solo impedire alle grandi piattaforme di fare profitti su materiali altrui"

Anche Wikipedia è entrata nella polemica contro la direttiva europea. L'enciclopedia online ha oscurato le sue pagine italiane in segno di protesta contro un provvedimento che, accusa, mette la “libertà di internet a rischio”. Ma il Partito democratico difende il provvedimento affermando che servirà “semplicemente a rendere più difficile la illegittima diffusione sulle piattaforme online di materiale protetto dal diritto d’autore”, e assicurando che “la libertà della rete non sarà in alcun modo messa a repentaglio”, e non ci sarà “nessuna censura indiscriminata”.

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In un nota il coordinatore S&D in commissione Mercato interno e protezione dei consumatori, Nicola Danti, ha spiegato perché a suo avviso la direttiva sul Copyright va sostenuta e non osteggiata. Innanzitutto “non riguarderà affatto Wikipedia”, in quanto il testo che domani (giovedì) sarà votata in Plenaria a Strasburgo “esclude esplicitamente i servizi che non agiscono per scopi commerciali come le enciclopedie online, i depositi scientifici e culturali, i fornitori di servizi di cloud storing (Dropbox) e tutti gli altri servizi dove i contenuti sono caricati con l’autorizzazione dei titolari di diritti interessati”. Insomma, “nessuno vuole mettere il bavaglio a Wikipedia”. Per Danti “non si può spacciare per libertà la facoltà delle grandi piattaforme di fare enormi profitti sui materiali altrui”, e il testo mira a garantire “i diritti degli utenti e dei proprietari di diritti”.

Per quanto riguarda poi “i sacrosanti diritti dei cittadini di fare ascoltare la propria voce”, il Parlamento europeo “per la prima volta chiede alle grandi piattaforme del web di assumersi non solo i profitti ma anche le responsabilità per ciò che pubblicano sui propri spazi online”, rivendica l'eurodeputato democratico, secondo cui l'unico vero obiettivo della direttiva non è il bavaglio della rete ma “garantire una giusta remunerazione ad autori e produttori, tutelandoli i diritti di chi crea i contenuti diffusi online”.

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