Da Macerata a Varsavia, quel razzismo strisciante che dilaga in Europa

Per un cittadino Ue su due, i migranti sono un peso per la società. Per il 46% degli italiani sono più propensi alla delinquenza dei “nazionali”. E poco importa che i dati dicano il contrario. Da Est a Ovest, da Sud a Nord, crescono rabbia e crimini contro lo straniero (tanto più se musulmano e di colore)

ANSA/CLAUDIO PERI /GID

L'attacco di oggi a Macerata, dove un uomo ha cercato di uccidere le persone di origine africana che incontrava per strada, ha riacceso i riflettori sul crescente clima di odio e razzismo nei confronti dei migranti cui si sta assistendo non solo in Italia, ma in tutta Europa. Lo dimostrano i dati sui crimini motivati da odio razziale: oltre 60mila nel 2015 in 14 paesi Ue. E lo hanno mostrato le immagini della marcia dello scorso novembre a Varsavia dei gruppi di estrema destra di tutto il Vecchio Continente: migliaia di persone che, in nome del nazionalismo più oscurantista, hanno lanciato slogan xenofobi, antisemiti e inneggianti alla supremazia bianca.

Sullo sfondo, la crisi economica e quella dei migranti. Due fattori che hanno senza dubbio alimentato il disagio sociale. E che, come, scrive l'Enar, european network against racism, hano trovato cassa di risonanza nella parole dei leader politici: “Diversi Stati membri Ue hanno chiarito che gli immigrati irregolari e musulmani non erano i benvenuti – si legge nel “Rapporto sul razzismo e la discriminazione nel contesto della migrazione in Europa” - I migranti africani, molti bisognosi di protezione umanitaria, sono stati inquadrati da politici e altri commentatori come migranti 'economici' o 'illegali'. Al di là della discriminazione, tali misure rafforzano la criminalizzazione nel percorso di integrazione dei migranti”. 

Cresce la paura del migrante

Un sondaggio promosso nel 2016 dal Pew research center in 10 paesi Ue, tra cui l'Italia, ha messo in luce la paura degli europei verso i flussi di migranti: per il 60% degli intervistati i rifugiati aumentano il rischio terrorismo, per il 50% rubano il lavoro e i contributi sociali, per il 30% sono più “portati” al crimine di altri gruppi sociali. Le paure si concentrano soprattutto sulle minoranze musulmane e rom: il 69% degli italiani esprime un giudizio negativo verso i fedeli all'Islam, quota che sale all'82% quando si parla di rom. Guardando agli altri paesi dello studio (tra cui figurano Germania, Francia e Spagna), l'Italia è quella che mostra una maggiore preoccupazione e diffidenza verso i migranti. Per il 47% degli intervistati, i rifugiati sono dei potenziali criminali. 

Crimini a sfondo razziale

Ma, almeno fino a oggi, a dispetto dei fatti di Macerata, le paure degli italiani non sono sfociate in violenza diffusa: i 369 crimini xenofobi e a sfondo razziale registrati nel 2015 dall'Osce sono un fenomeno da non sottovalutare. Ma le situazioni più critiche in tal senso di registrano nell'Europa del Nord: in Germania sono stati 2.447, in Svezia 3.119, nel Regno Unito oltre i 49mila. 

Migranti e criminalità

Paura, rabbia e violenza nei confronti di migranti e minoranze sono spesso giustificate con l'aumento dei crimini da parte di questi gruppi sociali. E' successo di recente in Germania, dove alcuni media hanno riportato stralci di uno studio che metterebbe in correlazione l'aumento dei crimini con quello dei rifugiati. Ma sociologi ed esperti hanno smentito questa correlazione. 

Allargando lo sguardo al resto dell'Europa, mancano studi comparabili e approfonditi per capire se vi sia in qualche modo un'emergenza criminalità legata all'immigrazione. L'Eurostat segnala che nel 2015 le persone condannate in Italia sono state circa 210 mila, ma solo un terzo erano di nazionalità straniera (intra ed extra Ue). In Germania, la quota “straniera” si aggirava intorno al 25%, mentre in Francia scende al 15%. In altre parole, la maggior parte dei crimini è commessa da “autoctoni”. 

Qualcuno potrebbe obiettare che i dati vanno letti in un altro modo: ossia che se si guarda alle singole categorie, stranieri e residenti, la percentuale di condannati tra i primi è decisamente più alta che tra i secondi. In altre parole, gli immigrati sarebbero più propensi al crimine. Ma la verità è che, come qualsiasi libro di sociologia della devianza puo' spiegare, la correlazione va cercata altrove. E non c'entrano la nazionalità o il colore della pelle. Ma la povertà, il disagio sociale, l'emarginazione. Tutti fenomeni che colpiscono in misura maggiore i migranti. In Italia come nel resto d'Europa. 

Come ha dimostrato una ricerca di Luca Nunziata, tra il 2000 e il 2015 in Europa, l'aumento degli stranieri non ha portato a un aumento della criminalità. Ma alla crescita della paura. E delle guerre tra poveri, aggiungiamo noi. 

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