"L'Ue abolisca il saldo strutturale", la mossa di Lega e M5s per evitare le sanzioni

Cos'è il parametro usato dalla Commissione per stabilire quanto può spendere un determinato Stato membro. E perché la maggioranza gialloverde chiede di eliminarlo

Foto Ansa Riccardo Antimani

Se l'Italia non riesce a rispettare gli impegni del Patto di stabilità, la colpa non è del governo, ma di come la Commissione Ue guarda ai nostri conti economici. E li valuta. Per la precisione, il problema è il parametro del "saldo strutturale", usato per misurare la 'distanza' dei nostri bilanci dai limiti pattuiti da tempo dai Paesi Ue. E' quanto sembra sostenere la mossa di Lega e Movimento 5 Stelle, che nel pieno del braccio di ferro con Bruxelles sulla revisione della manovra, hanno chiesto ufficialmente di abolire questo parametro. O almeno di riformularlo.

Il governo si impegna ad "avviare un dibattito nelle istituzioni europee al fine di riformare i parametri di stabilità”, e tra le varie cose chiede “l'abolizione del riferimento al saldo strutturale, indicatore la cui natura pro-ciclica è riconosciuta a livello internazionale, al fine di sostenere crescita, lavoro e inclusione sociale", si legge in una mozione di maggioranza firmata dai capogruppo di 5 stelle e Carroccio, Molinari e D'Uva, a poche ore dall'invio della lettera del governo con cui il premier Giuseppe Conte ha risposto, o almeno ha provato a rispondere, alle richieste della Commissione europea di aggiustare il bilancio in corso. Bilancio che cosi' com'è, dice Bruxelles, porterebbe a una violazione delle regole Ue e all'avvio di una procedura d'infrazione.  

Il saldo strutturale

Ma che cos'è il saldo strutturale e perché il governo vuole eliminarlo? Come spiega il Sole 24 Ore si tratta del “saldo del conto economico delle amministrazioni pubbliche che misura l’eccedenza della spesa rispetto alle risorse a disposizione, ma corretto per gli effetti del ciclo economico sulle componenti di bilancio e per gli effetti delle misure una tantum, che influiscono solo temporaneamente sull’andamento del disavanzo”, cioè sulla differenza tra uscite ed entrate dello Stato. Il saldo strutturale cerca cioè di misurare il benessere dei conti pubblici di un Paese affidandosi a valori piuttosto stabili e non legati a circostanze favorevoli o sfavorevoli che possono accadere in un determinato anno.

La disoccupazione strutturale

Tra i fattori per calcolarlo c'è anche la disoccupazione “strutturale”, che la Commissione calcola con un complicato, e da molti criticato, tasso chiamato NAWRU (non accelerating wage rate of unemployment). Questo tasso prende in considerazione non solo le cifre nette del momento ma anche altri fattori come la legislazione del mercato del lavoro e l'andamento demografico. Per farlo cambiare insomma servono riforme del mercato del lavoro e non basta un bollettino positivo da parte dell'Istat per un determinato periodo. Occorre tempo, che il governo non ha.

Secondo il punto di vista di alcuni esponenti politici, tra cui lo stesso Salvini, il saldo e la disoccupazione strutturali, per come sono calcolati, vanno a svantaggio dell'Italia quando si tratta di negoziare con Bruxelles sul deficit annuale, ossia sul livello di spesa di una determinata manovra. Il motivo è il legame tra il nostro alto debito pubblico e la carenza di lavoro. 

Essendo il nostro tasso di disoccupazione piuttosto alto, per la Commissione significa che ci sono meno cittadini che possono contribuire alle casse dello Stato con i loro soldi e soprattutto ripagare gli interessi del nostro debito pubblico. In altre parole, in caso di crisi del debito, l'Italia avrebbe meno cittadini a garantire la copertura di un aumento di questi interessi (il famoso spread). Ed ecco perché Bruxelles chiede a Roma sforzi maggiori di riduzione della spesa di quelli che chiederebbe a un altro Paese con disoccupazione e/o debito pubblico più bassi. Per esempio, la Francia. La flessibilità sulla nostra spesa pubblica è quindi minore, così come la libertà di investire da parte dello Stato.

Questioni di interpretazione (e politiche)

Per questa ragione, Salvini vorrebbe invertire il ragionamento: "Prendiamo come parametro non più il 3 per cento ma il tasso di disoccupazione", ha detto di recente a Porta a Porta, spiegando di voler aumentare il deficit per creare nuovo lavoro. In sostanza, per il leader della Lega, l'alta disoccupazione, anziché una zavorra, dovrebbe spingere la Commissione a concedere più flessibilità all'Italia, e non il contrario. Flessibilità che servirebbe, è la tesi di Salvini, per ridurre proprio il numero di disoccupati. 

Da qui la richiesta dei due partiti di governo di abolire il parametro del saldo strutturale (e quindi anche il fattore della dissocupazione strutturale). Una richiesta che, in un mondo ipotetico, potrebbe anche essere accolta subito, dal momento che, spiegano fonti Ue, "per abolirlo o cambiarlo non serve una modifica dei Trattati europei, che richiederebbe tempi molto lunghi, ma semplicemente una modifica interpretativa da parte dei tecnici della Commissione". Detto altrimenti, servirebbe un cambio di impostazione economica, ma anche e soprattutto politico.

Difficile immaginare, tornando nel mondo reale, che questo possa avvenire oggi o con la prossima Commissione. Tanto più che il nuovo assetto politico nell'Ue, determinato dalle elezioni dello scorso maggio, vede Lega e M5s all'opposizione. La mossa di Salvini e Di Maio sembra più una provocazione che potrebbe irritare ancora di più Bruxelles. Non a caso, Conte ha provato a smorzare la tesi della maggioranza. Proponendo una più moderata "revisione" del saldo strutturale. 

   

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