Copyright, adesso è corsa contro il tempo: ecco i nodi della battaglia

Il Parlamento europeo ha bloccato il cammino della riforma proposta dalla Commissione che vede schierarsi da una parte Movimento 5 Stelle e Wikipedia e dall'altra Pd, Forza Italia e i musicisti europei

© European Union 2018 - Source : EP

La riforma delle regole sul Copyright che sta facendo tanto discutere in Italia e non solo ha subito un primo colpo. Il Parlamento di Strasburgo, con un voto molto serrato, ha respinto con 318 voti contrari, 278 voti favorevoli e 31 astensioni, il mandato negoziale proposto dalla commissione giuridica il 20 giugno scorso. E così ora la posizione del Parlamento sarà discussa, emendata e votata nel corso della prossima sessione plenaria di settembre, sempre a Strasburgo. Ma in cosa consiste la riforma e quali sono gli “schieramenti” in campo, tra favorevoli e contrari?

La riforma

I punti più delicati del testo sono gli articoli 11 e il 13 che riguardano il primo la cosiddetta 'link tax', il secondo più in generale la condivisione in rete di contenuti soggetti a copyright. L'articolo 11 stabilisce che le piattaforme come Facebook, Twitter o Google News, dovranno pagare una tassa quando condividono dei link o degli snippet, le anteprime con foto, titolo e sommario che vediamo solitamente nel wall dei social media, fissando un limite agli elementi di un articolo che gli aggregatori di notizie possono condividere senza dover pagare il diritto al titolare della licenza. L'idea alla basa di questa tassa è che i soldi raccolti dovrebbero poi essere utilizzati per pagare i giornalisti, gli artisti o tutti i produttori di contenuti in generale. L'articolo 13, quello più controverso, richiede che tutte le piattaforme come Google debbano installare filtri che blocchino automaticamente la condivisione di ogni contenuto coperto da Copyright, come accade già su YouTube, per proteggere il diritto d'autore. Da questa richiesta sono però esclusi quei siti, come la stessa Wikipedia che pure si sta battendo contro la riforma, che sono no profit e basati su software open source.

5 Stelle e Wikipedia contrari

In Italia i principali oppositori della riforma del Copyright sono i 5 Stelle. Il leader e vicepremier Di Maio l'ha definita “un grave pericolo” che “potrebbe mettere il bavaglio alla rete” e ha minacciato di non recepirla nell'ordinamento italiano. A suo avviso la link tax darebbe diritto agli editori, ch epotrebbero non pagare appositamente la tariffa, la possibilità di “autorizzare o bloccare l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni” a loro piacimento. L'articoo 13 a uso avviso poi impedirebbe la libertà di espressione in rete, rischiando di bloccare addirittura i meme, essendo questi delle fotografie, di solito soggette a Copyright, modificate con frasi divertenti. Wikipedia si è apertamente schierata contro la direttiva oscurando la sua pagina italiana e si è detto contrario alla riforma anche il Garante europeo per la Privacy, Giovanni Buttarelli, che ha spiegato all'Agi che "più che l'accesso al diritto all'informazione qui c'è un problema di possibile impatto sulla completezza dell'informazione e delle fonti di informazione". Questo perché, ha continuato “è possibile che i grandi distributori di informazioni non ritengano di fare accordi con le piattaforme e quindi non ci sia la impossibilità per il grande pubblico di accedere a importanti pezzi dell'informazione”.

Pd, Forza italia e musicisti favorevoli

A favore della riforma si sono schierati invece, nel campo politico, sia il Partito Democratico che Forza Italia. Il Pd ha assicurato che il testo mira “semplicemente a rendere più difficile la illegittima diffusione sulle piattaforme online di materiale protetto dal diritto d’autore”, assicurando che “la libertà della rete non sarà in alcun modo messa a repentaglio”, e che non ci sarà “nessuna censura indiscriminata”. Il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani, ha accusato direttamente Di Maio di voler a sua volta “conculcare la libertà di stampa”, impedendo alle testate di guadagnare soldi per pagare i suoi giornalisti. “Vorrei chiedere al vicepremier come intende garantire gli stipendi dei giornalisti, di tutti coloro che lavorano nell'industria che produce film, che produce opere, se tutti questi prodotti vengono diffusi gratuitamente”. A favore dell'intervento comunitario anche l'associazione europea che raccoglie i musicisti indipendenti, Impala, che ha parlato di una “massiccia campagna di disinformazione" dove "abbiamo visto anche tentativi di manipolare la stampa così come di influenzare gli accademici". I musicisti di Impala chiedono "libertà ed equità" perché gli artisti possano continuare a creare accusando che "non tutti nel mondo digitale giocano rispettando le regole". Il punto a loro avviso è uno solo: "Se sei nel business del fornire accesso alla musica, hai bisogno di una licenza da parte delle persone che la hanno creata, e devi condividere i ricavi in modo corretto".

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Commenti (1)

  • così si potranno condividere solo fake news

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