Diritto d'autore: ecco cosa cambia con la riforma Ue

Sulla rete non sarà più possibile guardare video né informarsi come fatto finora? Chi dovrà pagare per l'uso dei contenuti altrui?

Cambia il modo di vivere internet in Europa. Sulla rete non sarà più possibile guardare video né informarsi come fatto finora. Almeno se gli Stati membri confermeranno il voto dell'Aula del Parlamento europeo, che ha approvato la proposta di modifica della direttiva sul copyright. La riforma impone alle grandi piattaforme e agli aggregatori di notizie di pagare i diritti d’autore dei contenuti pubblicati e diffusi su web. Ma vediamo i punti nel dettaglio.

I diritti connessi

In base alle nuove disposizioni i fornitori di servizi di condivisione dei contenuti on-line dovranno stipulare “accordi di licenza equi e appropriati con i titolari dei diritti”. Vuol dire che bisognerà pagare realizzatori di opere creative e detentori di loro di diritti. In tal senso gli Stati membri dell’Ue dovranno riconoscere agli editori dei giornali i diritti di proprietà intellettuale degli articoli, così da fare in modo che gli editori “possano ottenere una remunerazione equa e proporzionata” per l’uso su internet del loro prodotto giornalistico da parte dei prestatori di servizi della società dell'informazione.

Senza un accordo aggregatori e piattaforme non potranno riprodurre neppure i titoli delle notizie, né potranno avere snippet, le visualizzazioni parziali di un contenuto a titolo informativo. Si potrà avere un hyperlink di una sola parola. Con i giganti del web obbligati a pagare per i contenuti prodotti da artisti e giornalisti, i giornalisti si vedranno ricevere una quota della remunerazione ottenuta dalla loro casa editrice. Viene comunque prevista la possibilità di utilizzo dei contenuti on-line ai singoli, purché se l’uso sia “privato e non commerciale”. 

Chi è escluso 

Servizi per l’archiviazione di dati sul web (cloud), portali di commercio elettronico per vendita di dettaglio di beni fisici, micro e piccole imprese con una massino di 250 dipendenti restano esclusi dalla direttiva. Dovranno comunque essere pronti a rimuovere o modificare i contenuti in caso di reclami. Viene inoltre precisato che non verranno toccati dalle modifiche le enciclopedie on-line, repertori didattici o scientifici, incluse quelli delle università.

Le nuove disposizione saranno adesso oggetto di negoziato inter-istituzionale tra Parlamento e Consiglio prima dell'approvazione definitiva.

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