Brexit, perché l'accordo tra Bruxelles e Londra rischia di saltare

Dimissioni nel governo a raffica, fronda interna ai Tories, lo scontento di laburisti, unionisti irlandesi e indipendentisti scozzesi. Dopo la bozza d'intesa, la premier May è sempre più isolata. E per ora l'unica a sostenerla sembra proprio l'Ue

Don’t count your chickens before they are hatched, ossia, letteralmente, non contare i tuoi polli prima che si siano schiuse le uova. Si puo' usare questo proverbio inglese per spiegare la situazione in cui si trova la premier britannica Theresa May dopo il sudato e, per molti suoi connazionali, controverso accordo raggiunto con l'Unione europea sulla Brexit. Nonostante l'ok del governo, la strada per arrivare a un'intesa definitiva con Bruxelles è quantomai in salita. 

(Quasi) tutti contro Theresa

Innanzitutto la bozza ha scatenato un putiferio in tutto lo scenario politico britannico. A partire dalla maggioranza che sostiene il governo: il fatto che nel testo si apra alla possibilità che la sola l'Irlanda del Nord resti all'interno dell'Unione doganale (per evitare di creare un confine interno all'isola irlandese che andrebbe a danno del commercio) ha provocato l'inevitabile rottura con gli unionisti nordirlandesi del Dup, vitali per la maggioranza, che hanno denunciato la bozza d'intesa sulla Brexit come una violazione delle promesse fatte in termini di garanzia del legame fra Londra e Belfast. Il capogruppo Nigel Dodds ha sostenuto che l'intesa farà del Regno Unito "uno Stato vassallo destinato alla fine a disgregarsi".

La prima conseguenza di questa rottura sono state le dimissioni del ministro per l'Irlanda del Nord, Shailesh Vara. A cui si sono aggiunti altri 3 colleghi di governo, tra cui il negoziatore per la Brexit, Dominic Raab, sulla carta il ministro che avrebbe dovuto mediare tra le due anime dei conservatori, il partito di cui fa parte May. E che a quanto pare è stato escluso dalla premier nel momento di chiudere la bozza di intesa con Bruxelles.

La spaccatura interna ai Tories è sempre più ampia e la fronda contro la premier continua a crescere: stando alle ultime notizie che circolano a Westminster, sarebbero 84 i deputati conservatori pronti a bloccare il testo di accordo. Un accordo che secondo il deputato conservatore Mark Francois, uno dei membri dell'European Research Group, il gruppo che racchiude molti degli esponenti euroscettici dei Tories, è "nato già morto".

May prende tempo

May sta provando a frenare le defezioni provando a prendere tempo: “Questa è solo una bozza, non è l'accordo finale”, ha detto alla Camera dei Comuni. In effetti, il testo andrà ora discusso e ratificato con i 27 capi di Stato e di governo dell'Ue che si riuniranno a Bruxelles il prossimo 25 novembre. Ma pare difficile che il testo possa essere cambiato nei prossimi giorni per venire incontro alle richieste dei brexiter. Cosi' come appare complicato che l'eventuale accordo definitivo sottoscritto con i Paesi Ue possa ricevere al Parlamento britannico l'appoggio “esterno” di altre forze, laburisti in testa, quando il testo arriverà in aula. 

"Il governo deve ritirare questo accordo pasticciato che non ha il sostegno del gabinetto dei ministri, del Parlamento o del Paese nel suo intero", ha detto il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn. Anche il partito indipendentista scozzese dell'Snp, al potere nel governo locale di Edimburgo, ha criticato duramente la bozza. 

Per il momento, a sostenere con convinzione la sempre più isolata May sembra essere proprio Bruxelles: "Non commentiamo gli sviluppi politici interni al Regno Unito. Il nostro partner nei negoziati è il primo ministro Theresa May", con il suo governo, "e continuiamo a lavorare in buona fede con loro", ha detto il portavoce capo della Commissione europea Margaritis Schinas.

I due scenari

A questo punto per la Brexit si aprono due scenari. Ipotizzando che il governo resista allo stillicidio di defezioni che ne sta minando le fondamenta, dopo l'approvazione di ieri sera della bozza d'accordo, le scadenze da tenere a mente nell'immediato futuro sono: il 25 novembre, dove nel corso di un vertice straordinario Ue la bozza verrà sottoposta all'approvazione dei 27 leader europei; il prossimo dicembre (la data esatta non è ancora stata fissata), quando il Parlamento britannico sarà chiamato ad esprimere il suo giudizio sull'accordo. In caso di un giudizio positivo da parte del Parlamento sui termini dell'accordo, all'inizio del 2019 il testo sarà nuovamente portato ai Comuni per essere convertito in legge. Se il testo verrà approvato, spetterà poi al Parlamento europeo esprimere un giudizio, a maggioranza semplice. Successivamente, il testo dovrà essere approvato dal Consiglio europeo, dove è necessario il voto positivo di 20 Paesi, in rappresentanza di almeno il 65% della popolazione Ue. 

Tappa successiva sarà quindi il 29 marzo 2019, data ufficiale della Brexit, nella quale inizierà anche il periodo di transizione di 21 mesi, che terminerà a fine dicembre del 2021. Nel corso del periodo di transizione, Regno Unito e Ue dovranno negoziare i termini di un accordo commerciale, nel cui ambito dovrebbe essere risolta anche la questione del confine tra le due Irlande, motivo di scontro all'interno del governo britannico in queste ore. Il periodo di transizione potrà anche essere esteso con un accordo tra le parti. 

Se invece a dicembre il Parlamento britannico respingerà la bozza di accordo provvisorio per la Brexit, il governo avrà altre tre settimane per presentare ai Comuni e ai Lord un nuovo accordo. In realtà, si apriranno una serie di scenari inediti che potrebbero avere i seguenti esiti: il Regno Unito lascerà l'Unione europea senza un accordo, la cosiddetta “hard Brexit”, oppure chiederà a Bruxelles di rinegoziare l'accordo. O ancora: il governo convocherà elezioni anticipate e, perché no, un nuovo referendum sulla Brexit. 

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