Benzina più cara e 1,5 miliardi di export a rischio: ecco i possibili effetti per l'Italia della decisione di Trump sull'Iran

Dopo l'annuncio della Casa bianca, il prezzo del petrolio è già schizzato ai livelli del 2014 e gli analisti temono rincari pesanti nei prossimi mesi. Mentre le sanzioni Usa potrebbero avere conseguenza anche sui rapporti commerciali tra Roma e Teheran

Il terminal petrolifero di Kharg nel sud dell'Iran. Secondo le stime, gestisce il 98% delle esportazioni di greggio del paese

Per Donald Trump si tratta di un “accordo orribile, unilaterale” e per questo ha annunciato che lo straccerà. Ma l'intesa sul nucleare iraniano, oltre agli importanti equilibri geopolitici che comporta, ha anche un effetto non di poco conto sull'economia mondiale. E su quella italiana. Le borse di mezzo globo hanno già subito perdite a seguito dell'annuncio della Casa bianca, ma quello che preoccupa di più sul fronte dei mercati è l'aumento del prezzo petrolio, che già a poche ore dalla conferenza stampa di Trump è schizzato in alto, tornando ai livelli del 2014.

Il rincaro del petrolio

L'Iran è il terzo esportatore di greggio tra i paesi Opec e i suoi rifornimenti sono fondamentali per Asia ed Europa. Stracciando l'accordo, Trump intende ripristinare le sanzioni proprio su questo settore. “Le esportazioni iraniane di petrolio verso l'Asia e l'Europa quasi certamente diminuiranno entro la fine dell'anno e nel 2019, quando alcune nazioni cercheranno alternative per evitare guai con Washington e le sanzioni inizieranno ad avere effetto”, ha detto Sukrit Vijayakar, direttore della società di consulenza energetica Trifecta.

Di fatti, il mercato è già in subbuglio: il prezzo del greggio ha già superato i 77 dollari al barile, cosa che non accadeva da quasi 4 anni. Ossia da prima dell'accordo sul nucleare. E il prezzo rischia di schizzare alle stelle da qui a fine anno, qualora Trump decidesse di forzare la mano sulle sanzioni. Gli analisti dicono che sono in gioco fino a 1 milione di barili al giorno di greggio iraniano. “L'impatto finale – scrive la Cnn - sarà determinato dal modo in cui i principali clienti dell'Iran, ossia Cina, Unione europea, India e Corea del Sud, risponderanno alle sanzioni di Trump”.

Il presidente Usa ha già avvertito: "Qualsiasi nazione che aiuti l'Iran nella sua ricerca di armi nucleari potrebbe anche essere fortemente sanzionata dagli Stati Uniti”. Tradotto: chiunque aiuti economicamente Teheran, acquistando per esempio petrolio, verrà colpito dagli Stati uniti. L'Ue è avvertita, tanto più che il capo della Casa bianca ha ancora il dito sul grilletto dei dazi su acciaio e alluminio (sospesi solo temporaneamente per l'Europa).

I rischi per l'export europeo e italiano

L'Ue ha anche stretti rapporti di interscambio commerciale con l'Iran: l'export europeo verso Teheran è aumentato significativamente negli ultimi anni proprio grazie all'accoro sul nucleare. E lo stesso vale per l'Italia.

La leader degli industriali europei, Emma Marcegaglia, dice che "al momento non è facile quantificare il possibile impatto economico sulle imprese europee. Abbiamo bisogno di chiarezza giuridica. Contiamo sul sostegno delle istituzioni dell'Ue e dei governi degli Stati membri alle imprese per aiutarle ad affrontare l'attuale incertezza e le sue conseguenze negative”. Tra i primi a lanciare l'allarme c'è Airbus, il produttore europeo di aerei civili, che ha da poco firmato importanti commesse con Teheran. 

Per quanto riguarda l'Italia, gli ultimi dati sull'export del nostro paese verso l'Iran ammontano a un fatturato complessivo di 1,5 miliardi, il secondo in Europa dopo la Germania. Un giro d'affari che era tre volte superiore nel 2011, ossia prima delle sanzioni Usa e Ue all'Iran che avevano preceduto l'accordo di Vienna. Dopo l'intesa sul nucleare, l'export del nostro paese era ricominciato a salire e l'obiettivo di Roma era di riportare il livello degli affari ai fasti di un tempo. Obiettivo adesso messo a rischio dalla furia di Trump. 
 

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